Tutti gli allenatori del Napoli di De Laurentiis: chi ha vinto, chi ha fallito, chi è stato esonerato

Tutti i 13 allenatori del Napoli nell'era De Laurentiis: da Ventura in Serie C a Conte campione d'Italia. Chi ha vinto, chi è stato esonerato.

Tutti gli allenatori del Napoli di De Laurentiis: chi ha vinto, chi ha fallito, chi è stato esonerato

Mg Verona 28/02/2026 - campionato di calcio serie A / Hellas Verona-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Antonio Conte

Da quando Aurelio De Laurentiis ha rifondato il Napoli nel 2004, sulla panchina azzurra si sono seduti tredici allenatori. Due hanno vinto lo scudetto, due la Coppa Italia, quattro sono stati esonerati, tre se ne sono andati per scelta. Uno è tornato due volte. Ecco la storia completa.

Gian Piero Ventura (2004 – gennaio 2005)

Il primo allenatore dell’era De Laurentiis. Il Napoli ripartiva dalla Serie C dopo il fallimento. Ventura rinunciò alla Serie A per accettare la sfida — una scelta che nessun altro avrebbe fatto, come ha raccontato lui stesso — ma i risultati non arrivarono. La prima partita fu un Napoli-Cittadella 3-3, il programma di una stagione che non decollò mai. Esonerato dopo pochi mesi, la promozione sfumò ai playoff contro l’Avellino per un rigore sbagliato da Calaiò. Nessuno lo ricorda come allenatore del Napoli, ed è probabilmente meglio così.

reja

Edy Reja (gennaio 2005 – marzo 2009)

Il costruttore. Reja ha preso il Napoli in Serie C e lo ha riportato in Serie A. Quattro anni e un mese di lavoro: è il tecnico più longevo dell’era De Laurentiis (1.514 giorni). Ha fatto la risalita dalle categorie inferiori alla massima serie, costruendo le fondamenta su cui tutti gli altri hanno poi costruito. Da Vinicio a Sarri, la storia degli allenatori del Napoli è fatta di cicli, e quello di Reja fu il ciclo della rinascita. Esonerato dopo una serie negativa in Serie A (2 punti in 9 partite), ma il suo lavoro resta il più sottovalutato della storia recente del club.

Roberto Donadoni (marzo 2009 – ottobre 2009)

L’uomo giusto che arrivò nel momento sbagliato. Sette mesi e via. Arrivò per sostituire Reja, fu esonerato dopo una sconfitta con la Roma — sette punti in sette partite, una media da retrocessione. Non ha lasciato traccia, ma va detto che il Napoli che gli fu affidato non era ancora una squadra da parte alta della classifica. Un Napoli così confuso non si è rivisto fino ai tempi di Garcia

Mazzarri Napoli -Hellas Verona Champions Milan-Napoli

Walter Mazzarri (ottobre 2009 – maggio 2013)

Il primo Mazzarri è stato fondamentale. Ha portato il Napoli in Champions League per la prima volta dopo 21 anni (2010-11, terzo posto) — e in quella stagione, a sei giornate dalla fine, era a tre punti dallo scudetto. Ha vinto la Coppa Italia nel 2012 battendo la Juventus 2-0 in finale — gol di Cavani e Hamšík — il primo trofeo dopo ventidue anni. Come ha detto lo stesso Mazzarri, la grande era del Napoli è iniziata quella sera. Ha chiuso secondo nel 2012-13, il miglior Napoli nella storia dei tornei a 20 squadre fino a quel momento. Tre anni e sette mesi di lavoro serio, solido, che ha trasformato il Napoli da squadra di metà classifica a realtà competitiva. Se ne è andato di sua volontà, con il rimpianto di non aver avuto il tempo di vincere lo scudetto.

Rafa Benitez Napoli

Rafael Benítez (maggio 2013 – giugno 2015)

Il nome internazionale. Benítez ha portato al Napoli la dimensione europea: ha vinto la Coppa Italia nel 2014, battendo la Fiorentina 3-1 in finale con doppietta di Insigne e gol di Mertens, la Supercoppa Italiana a Doha rimontando due gol alla Juventus e vincendo 6-5 ai rigori, e ha qualificato il club per la Champions League per due stagioni consecutive. Con lui giocare la Champions è diventato naturale, ha dato al Napoli una credibilità internazionale che prima non aveva. Non ha mai lottato per lo scudetto, ma ha lasciato un’ossatura di rosa che ha servito il club per anni. Se ne è andato per il Real Madrid — e con un curriculum così, non si poteva dire di no.

De Laurentiis ha chiamato Sarri Moggi

Maurizio Sarri (giugno 2015 – estate 2018)

Il più amato e il più rimpianto. Sarri ha fatto il Napoli più bello della storia recente — forse di sempre, dopo quello di Maradona. Tre secondi posti consecutivi: 82 punti nel 2015-16, 86 nel 2016-17, 91 nel 2017-18. Novantuno punti e secondo: non era mai successo in Serie A che una squadra con quel punteggio non vincesse il campionato. Il «sarrismo» è diventato un termine calcistico — anche se Sarri stesso non ha mai saputo bene cosa significasse. La sconfitta con la Fiorentina e il crollo finale del 2018 — lo scudetto perso in albergo — restano una delle ferite più profonde nella memoria dei tifosi. Se ne è andato per il Chelsea, e De Laurentiis liquidò i 91 punti come «un traguardo personale, non del Napoli». Una frase che ha fatto più male della sconfitta con la Fiorentina.

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Carlo Ancelotti (maggio 2018 – dicembre 2019)

Un anno e cinque mesi. Ancelotti arrivò come il più titolato allenatore della storia del Napoli — e fu esonerato la sera stessa in cui il Napoli si qualificò agli ottavi di Champions League battendo il Genk 4-0. Il rapporto con De Laurentiis si era deteriorato dopo l’ammutinamento della squadra — novembre 2019, i giocatori rifiutarono il ritiro e tornarono a casa, solo Ancelotti restò in albergo. Ancelotti era antropologicamente estraneo a Napoli e a De Laurentiis: non ha vinto nulla, ma ha gestito una crisi che altri non avrebbero saputo affrontare. De Laurentiis è nella storia del calcio per aver esonerato Ancelotti per Gattuso — una scelta che all’epoca sembrò folle e che col senno di poi lo fu un po’ meno.

Gattuso Olympique Lione Nazionale

Gennaro Gattuso (dicembre 2019 – maggio 2021)

Ha vinto la Coppa Italia nel 2020, il suo primo trofeo da allenatore, battendo la Juventus ai rigori in finale: 0-0 nei regolamentari, poi 4-2 dal dischetto con le parate di Meret. Un anno e mezzo fatto di alti e bassi, con un Napoli che arrivò quinto e mancò la Champions League. Il rapporto con De Laurentiis non decollò mai del tutto. Gattuso se ne andò a fine contratto — il mistero Gattuso resta quello di un allenatore che più fallisce, più fa carriera.

 

Spalletti

Luciano Spalletti (luglio 2021 – giugno 2023)

Lo scudetto. Il terzo della storia del Napoli, il primo dopo 33 anni. Spalletti ha preso una squadra buona e l’ha resa devastante: 2022-23, titolo vinto con cinque giornate d’anticipo, il 4 maggio 2023 a Udine. Osimhen capocannoniere con 26 gol, Kvaratskhelia rivelazione assoluta, Kim muro difensivo, Lobotka metronomo. A 64 anni, Spalletti è diventato il tecnico più anziano a vincere il campionato italiano. Poi ha chiesto un anno sabbatico e De Laurentiis glielo ha concesso. Decisione rispettabile, conseguenze disastrose. De Laurentiis ha ripetuto lo stesso errore commesso dopo i 91 punti con Sarri: lasciar andare l’allenatore che aveva dato un’identità alla squadra.

Rudi Garcia Napoli

Rudi Garcia (giugno 2023 – novembre 2023)

Cinque mesi. Garcia arrivò per difendere lo scudetto e non difese nemmeno il quarto posto. Otto vittorie, quattro pareggi, quattro sconfitte in sedici partite. Nessuno gli ha creduto quando diceva che il Napoli dello scudetto non c’era più — ma aveva ragione. Garcia era il dito, la luna era De Laurentiis. Esonerato a novembre, il Napoli campione d’Italia stava già crollando.

Walter Mazzarri – il ritorno (novembre 2023 – febbraio 2024)

Novantasette giorni. Mazzarri tornò per la seconda volta, chiamato a salvare la stagione dopo Garcia. Non ci riuscì. I numeri furono deprimenti: otto gol fatti e diciannove subiti, sette punti in meno di Garcia nello stesso numero di partite. Esonerato a febbraio, sostituito da Calzona. Il secondo Mazzarri non ha avuto nulla del primo.

Calzona Napoli serie a

Francesco Calzona (febbraio 2024 – giugno 2024)

Il traghettatore. Arrivò 48 ore prima della Champions League contro il Barcellona, gestì un finale di stagione già compromesso. Tre vittorie, nove pareggi, quattro sconfitte in sedici partite. Ha allenato un Napoli senza allegria, con Zielinski e Osimhen come se non li avesse mai avuti. Contratto ad interim, scaduto a giugno. Nessuno si aspettava miracoli e nessun miracolo arrivò.

Antonio Conte (luglio 2024 – oggi)

Conte è arrivato dopo la stagione peggiore dell’era De Laurentiis — decimo posto, nessuna qualificazione europea, tre allenatori in un anno. Ha rifatto la squadra: dentro McTominay, Buongiorno, Neres, Lukaku. Fuori Kvaratskhelia, venduto al PSG per 70 milioni.

Ha vinto il quarto scudetto al primo anno, lo scudetto dei soldati di Conte. Lukaku è stato il fattore decisivo: 12 gol e 12 vittorie del Napoli. È il quinto scudetto della sua carriera da allenatore — tre alla Juventus, uno all’Inter, uno al Napoli — e l’unico nella storia del calcio italiano ad aver vinto la Serie A con tre club diversi. Nessuno come Conte: alla prima stagione a Napoli ha fatto meglio di Sarri, Ancelotti e Spalletti. Il Napoli del quarto scudetto ha fatto a pezzi i luoghi comuni.

Il futuro è ancora da scrivere — De Laurentiis lavora al rinnovo fino al 2029 — ma quello che Conte ha fatto nel primo anno è già storia.