Pagelle – Sarri per Conte ricorderebbe Gattuso per Ancelotti. McTominay hombre vertical

De Laurentiis ricordi che la storia, quando si ripete, spesso finisce in farsa. Hojlund da sette. Buongiorno purtroppo sempre male

Pagelle – Sarri per Conte ricorderebbe Gattuso per Ancelotti. McTominay hombre vertical

Db Milano 06/10/2019 - campionato di calcio serie A / Inter-Juventus / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Antonio Conte-Maurizio Sarri

Le pagelle di Pisa-Napoli 0.2, a cura di Fabrizio d’Esposito

MERET. E fu alla penultima azzurra (?) di Antonio Conte, sia sempre lode a lui, che si rivide finanche il giovane Meret, portiere di due scudetti ma sempre rimasto in bilico tra l’elogio e la stroncatura. In questo grottesco mezzogiorno della Waterloo del calcio italiano, la sua porta non pende come la torre autoctona e resta vergine. Di suo ci mette un’uscita efficace su Stojilkovic alla fine del primo tempo e una paratona su Moreo al 49’, non senza un semi-pasticcio pedestre al 73’. Come che sia, è stato bello rivederlo – 6,5

BEUKEMA. Sam l’Olandese è titolare nella partita decisiva per la Champions: per fortuna dopo appena 25’ il Napule la chiude già, senza che il Pisa si danni poi più di tanto. Così la meravigliosa gestione soporifera degli azzurri disinnesca pure il controverso Beukema, che si limita a sbagliare solo vari passaggi, nulla però di decisivo – 6

RRAHMANI. Il piglio difensivo di Amir garantisce ancora di più la salvifica noia post-vantaggio e la puntella subito con la cabeza vincente dello zero a due – 7

BUONGIORNO. Il peggiore degli azzurri, ancora una volta. E dispiace notarlo. Il Corazziere Sabaudo è un ragazzo bravo e forte ma oggi ha allungato la sua nerissima stagione con un liscio incredibile sul predetto Stojilkovic cui rimedia Meret, appunto. Poi altri svarioni e passaggi sbagliati – 5

OLIVERA dal 59’. Mati l’Uruguagio può fare a meno della garra, una volta tanto – 6

Il talento di De Bruyne si appalesa due volte

DI LORENZO. L’Eurocapitano principia come sostituto dell’inseparabile compagno Na-Politano, squalificato. Ma a destra si gioca poco e di suo il Caro DiLo fa un assist di testa per il Macedone del Nord – 6

MAZZOCCHI dall’87’. Era un cross o un tiro sbagliato il servizio vincente per il principe Rasmus? – 6

LOBOTKA. Il Napule domina e palleggia e Lobo ritorna dictator degli spazi vitali. Sua l’invenzione fatidica dello zero a uno lì nel centro a ridosso dell’area avversaria. Anziché giocarla a destra, infila una pelota per il danesino biondo che poi instrada McDomini – 7

McTOMINAY. Segna con una carambola di precisione, mirata e non veloce. Palo e rete. Un paio di numeri da giocoliere e una spinta decisa da hombre vertical – 7

SPINAZZOLA. Lì a sinistra, Zio Spina non riesce a convivere con Santos Subito. Talvolta svicola e va al cross – 5,5

GUTIERREZ dal 79’. Senza voto

ELMAS. Anche il ritornante Macedone del Nord si limita all’essenziale. Batte l’angolo dello zero a due di Amir, indi al 38’ fa una cagliosa al voto sventata dal portiere indigeno. Quando si tratta di lucrare sulla mera gestione della pelota, Elmas riserva sempre dei colpi – 6,5

DE BRUYNE dal 59’. Il talento di King Kevin si appalesa un paio di volte, come quando vede solo lui l’arrivo a destra di Mazzocchi e lo serve nell’azione dello zero a tre – 6,5

Sarri, Conte e un tuffo nel trapassato

ALISSON SANTOS. Pronti via e il Napule comincia a giocare su di lui, al solito. E come accadeva con l’indimenticato Che Kvara, Santos Subito quando si muove attira più di un difensore avversario. Dribbling a iosa, con la netta sensazione che sovente giochi per conto suo – 6,5

VERGARA dal 79’. Bentornato – senza voto

HOJLUND. Un assist e un gol. Una partita secondo l’idealtipo lukakiano così caro al rivoluzionario in campo. Il resto sono mazzate e qualche controllo sbagliato – 7

CONTE. Nemmeno il tempo di esultare per la Champions e il probabile secondo posto che il rivoluzionario in panca va in conferenza stampa e annuncia con faccia grave che lui e il presidente hanno già parlato un mese fa. Ed è subito sera. Tutto infatti fa pensare a un congedo triste che trasmette subito nostalgia e rimpianto. Epperò sembra la stessa situazione di un anno fa, con la differenza non secondaria che allora si era immersi tutti nell’euforia per il Quarto. Così finì che il nuovo allenatore in pectore, Massimiliano Allegri, restò tale e Conte rimase. Stavolta il nome del tecnico fatto girare dalla stessa società è quello di Maurizio Sarri, furbata di DeLa nell’anno del centenario per riempire di nuovo la pancia populista che invoca la bellezza fine a se stessa. C’è qualcosa che non quadra. L’anno scorso, il sostituto di Conte era del suo stesso livello. Adesso no, senza alcun dubbio. Ingaggi dei giocatori a parte, perché questa discontinuità evidente in panchina, che ricorda tanto il cambio Ancelotti-Gattuso? Per quanto riguarda la ritornante Maumania, non si capisce se maggioritaria o meno in città, e senza guardare al passato (in attesa un giorno di scrivere il libro nero del sarrismo napoletano, a cominciare dallo scudetto perso) ci limitiamo a constatare che dopo essere andato via da Napoli, il falso profeta dei novantuno punti non si è più ripetuto. A Londra, al Chelsea, i tifosi a metà stagione già gridavano “Fuck Sarriball” e i blues vinsero l’Europa League in completa autogestione. Idem, l’anno seguente con lo scudetto alla Juve, dove a comandare era un certo Cristiano Ronaldo. La decadenza della bellezza sarrita si è poi dispiegata in due fasi nella Lazio lotitiana, laddove Sarri si è convertito al contropiedismo e anziché tornare in banca ha continuato a fare l’allenatore. Tant’è. Coloro che ancora oggi sputano sul Quarto in nome del secondo posto più bello di sempre preferiscono invece sbianchettare il sarrismo post-napoletano. Dimenticando che quando la storia si ripete spesso finisce in farsa. Per il resto, tiferemo Napoli come sempre – 9

ARBITRO FOURNEAU. L’unico brivido è la rissa tra Calabresi ed Elmas – 6

Fabrizio d'Esposito. Cofondatore del Napolista. E' un giornalista del Fatto Quotidiano. Ritiene che il giochismo sia la malattia infantile del calcio e detesta la neo-lingua mediatica infarcita di braccetti, preventive, catene e seconde palle. Maradona è stato la sua linea d'ombra e suo figlio si chiama Diego Maria. Originario di Piano di Sorrento, vive a Roma.

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