I più grandi giocatori della storia del Napoli: i numeri e le leggende
Da Maradona a Mertens, da Hamsik a Insigne: la classifica completa dei marcatori e le leggende che hanno fatto la storia del Napoli.

Mi Napoli 06/01/2013 - campionato di calcio serie A / Napoli-Roma / foto Marco Iorio/Image Sport nella foto: Edinson Cavani
Il Napoli ha avuto il giocatore più forte della storia del calcio — Diego Armando Maradona — e questo basterebbe a chiudere qualsiasi classifica. Ma la storia del club è fatta anche di altri campioni che hanno segnato epoche, battuto record e legato il loro nome a questa maglia. Ecco chi sono, con i numeri.
La classifica dei marcatori di tutti i tempi

Il capocannoniere assoluto della storia del Napoli è Dries Mertens con 148 gol in 397 presenze. Un belga arrivato come esterno e trasformato in attaccante centrale da Sarri che ha superato prima Maradona (115), poi Hamšík (121), e si è preso il trono senza che nessuno potesse contestarlo.
Dietro di lui: Lorenzo Insigne con 122 gol in 432 presenze — il figlio di Napoli che ha superato Maradona il 15 maggio 2022 contro il Genoa e che resta il più prolifico tra gli italiani in maglia azzurra. Poi Marek Hamšík con 121 gol in 520 presenze — lo slovacco che per anni è stato il simbolo del Napoli moderno. Maradona è quarto con 115 gol in 259 partite — meno presenze di tutti, più impatto di chiunque.
Nella top 10 ci sono anche Edinson Cavani (104 gol in 138 presenze — una media spaventosa), Antonio Vojak (102 gol, anni Trenta), Antonio Careca (96 gol), Gonzalo Higuaín (91 gol, di cui 36 in un singolo campionato — record della Serie A), José María Callejón (82 gol in 349 presenze).

Diego Armando Maradona: il più grande di tutti
Non serve una classifica per sapere che Maradona è il giocatore più importante della storia del Napoli. In sette stagioni (1984-1991) ha vinto due scudetti, una Coppa Italia, una Coppa Uefa. Ha trasformato una squadra che lottava per non retrocedere nella più forte d’Italia. Lo stadio porta il suo nome. La città ha i suoi murales — il più visitato d’Italia dopo il Colosseo. I numeri — 115 gol, 259 presenze — non raccontano nemmeno la metà di quello che ha fatto.
Il 5 luglio 1984 settantamila persone andarono al San Paolo solo per vederlo palleggiare. Nessun altro giocatore nella storia del calcio ha cambiato una città intera come Maradona ha cambiato Napoli. Il 10 maggio 1987 regalò il primo scudetto. Il 25 novembre 2020 se ne è andato per sempre, e Napoli lo ha pianto come si piange un familiare.

Marek Hamšík: il capitano dei record
520 presenze, 121 gol, dodici stagioni dal 2007 al 2019. Hamšík è il giocatore con più presenze nella storia del Napoli. Ha battuto il record di gol di Maradona e lo ha tenuto fino all’arrivo di Mertens. Ha attraversato l’era Reja, Mazzarri, Benítez, Sarri e un pezzo di Ancelotti. Ha visto il Napoli crescere dalla zona media della classifica alla lotta per lo scudetto. È stato una bandiera che non ha mai giurato amore, è rimasto e basta — il filo conduttore di un’epoca intera. L’Uefa lo ha celebrato come «una delle ultime bandiere» del calcio moderno. Se ne è andato in Cina nel febbraio 2019, chiudendo un capitolo della storia del Napoli.
Dries Mertens: il re dei gol
148 gol fanno di Mertens il marcatore assoluto della storia del Napoli. Arrivato nel 2013 come esterno offensivo, Sarri lo ha reinventato come centravanti e Mertens ha fatto il resto: un gol ogni 70 minuti nella sua prima stagione da punta. Ha superato Hamšík, ha superato Maradona. Ciro — come lo chiamano a Napoli, anche se nemmeno lui sa bene perché — è entrato nella leggenda senza fare rumore, con la leggerezza di chi segna il gol decisivo e poi torna a sedersi in panchina senza protestare. Ha chiamato suo figlio Ciro — perché a Napoli il calcio è religione, e il nome del tuo figlio è una professione di fede. Se ne è andato nell’estate 2022, perché il fisico non reggeva più, ma il suo record è ancora lì.
Giuseppe Bruscolotti: il capitano di ferro
508 presenze in sedici stagioni. Bruscolotti è il secondo giocatore con più presenze nella storia del Napoli. Era il capitano prima di Maradona — e quando Diego arrivò, gli passò la fascia in una notte che ha raccontato tante volte: «Galeotta fu una notte per dare la fascia a Maradona, era lui il vero leader del Napoli». Lo chiamavano «Pal’ e fierro» per la sua forza fisica — Gigi Riva lo paragonò a Berti Vogts. Ha vinto il primo scudetto a 36 anni, l’ultimo regalo di una carriera intera in azzurro. «Dissi a Maradona che volevo vincere, mi rispose che era venuto al Napoli per quello».

Lorenzo Insigne: il figlio di Napoli
Nato a Frattamaggiore, cresciuto nel vivaio del Napoli, 122 gol e 91 assist in 432 presenze. Insigne è il napoletano che ha segnato più gol nella storia del club — da Sallustro a Insigne, 83 campioncini di casa Napoli, e lui è il più grande di tutti. Ha superato Maradona il 15 maggio 2022 contro il Genoa. Ha pianto, come piange sempre lui. Lo stadio Maradona lo ha salutato con una cerimonia di addio, e è andato via per Toronto — in punta di piedi, senza giocare a fare il martire. Non è stato il più forte, ma è stato il più napoletano. «Non ho lasciato Napoli per soldi», ha detto. E a Napoli qualcuno gli crede, qualcuno no. Ma il segno che ha lasciato resta.
Edinson Cavani: la macchina da gol
104 gol in 138 presenze. La media di Cavani al Napoli è tra le più alte della storia del club. L’uruguaiano è stato un centravanti totale — fisico, velocità, senso del gol. In tre stagioni (2010-2013) ha segnato più di un gol ogni due partite. I quattro gol al Dnipro in Europa League restano un’impresa che a Napoli nessuno ha dimenticato. Se ne è andato al PSG, e si è sentito tradito dai fischi dei tifosi — ma la situazione con Higuaín fu diversa, come ha spiegato lui stesso. Il segno che ha lasciato è indelebile: il Sudamerica e il Napoli, una storia d’amore che passa anche da lui.

Gonzalo Higuaín: il record e il tradimento
36 gol in un singolo campionato, 2015-16. Nessuno aveva mai fatto tanto in Serie A — il record durava dal 1950, quando Nordahl ne aveva segnati 35. Higuaín quell’anno era inarrestabile: segnava di destro, di sinistro, di testa, da fermo, in corsa. I 91 gol in 146 presenze restano un rendimento straordinario.
Poi è andato alla Juventus per 90 milioni e a Napoli il suo nome è diventato impronunciabile. I numeri restano. L’amore dei tifosi, no.
Ciro Ferrara e Gianfranco Zola: i figli degli scudetti
Ferrara — nato a Napoli, 320 presenze, due scudetti, una Coppa Uefa — è il difensore più forte che il Napoli abbia mai prodotto.
Zola — arrivato dalla Sardegna, 32 gol in 105 presenze — era la fantasia accanto a Maradona. Lo chiamavano «Magic Box». La prima cosa che Maradona gli disse fu: «Finalmente hanno preso uno più basso di me». «Se non avessi incontrato Maradona sarei rimasto un buon calciatore», ha detto Zola. Insieme hanno vinto il secondo scudetto nel 1990 e rappresentano quel Napoli che sapeva vincere con il talento e la personalità.
I campioni dello scudetto 2023 e 2025

Victor Osimhen — 53 gol con il Napoli, capocannoniere del terzo scudetto con 26 reti. Il monumento di quel trionfo: un centravanti capace di segnare gol che nessun altro attaccante in Europa sapeva segnare — Marca lo paragonò a un ibrido tra Romario, Ronaldinho e Ronaldo.

Khvicha Kvaratskhelia — il georgiano che in una stagione ha fatto quello che nessuno faceva da anni: 12 gol e 10 assist al primo anno nei top 5 campionati europei. A Napoli lo chiamavano «Kvaradona» per strada — e lui sapeva che quel nome era il complimento più grande che una città potesse fare. Ceduto al PSG per 70 milioni a gennaio 2025, ma la vera anomalia è che il Napoli lo abbia tenuto due anni e mezzo, non che l’abbia ceduto.

E poi i protagonisti del quarto scudetto con Conte: Romelu Lukaku — il gol decisivo nella partita che ha sigillato il titolo, 12 gol e 12 vittorie del Napoli, quando segna lui si vince sempre. Scott McTominay — 12 gol in 34 partite da centrocampista, lo scozzese che a Napoli è diventato il calciatore che sognava di essere, l’acquisto che ha cambiato la stagione. David Neres, il brasiliano reinventato da Conte. E Stanislav Lobotka, il metronomo che con Conte ha superato i suoi limiti fisici e mentali.