Bruscolotti, “pal’e fierro” ma sempre leale. Gigi Riva lo paragonò a Berti Vogts

Bruscolotti, “pal’e fierro” ma sempre leale. Gigi Riva lo paragonò a Berti Vogts

È stato presentato ieri allo storico Bar Gambrinus di Napoli il libro “Una vita azzurra: Beppe Bruscolotti, storia del capitano del Napoli”, a cura di Rosario Bianco, Rogiosi editore.

Giuseppe Bruscolotti da Sassano, in provincia di Salerno, “Palo di ferro” per i tifosi napoletani, è il calciatore che detiene il più alto numero di presenze in maglia azzurra, una manciata in più di quelle di un altro monumento della storia del calcio Napoli, Antonio Juliano.

Per chi è vicino al mezzo secolo di vita le squadre che si ricordano con più affetto e passione sportiva sono quelle con Luis Vinicio allenatore, dal 1973 al ’76, e ovviamente quella con il “dieci” più forte di tutti i tempi, Diego Armando Maradona, che vinse il primo scudetto della storia del Napoli nella stagione 1986 – ’87.

In verità dovrebbe essercene anche un’altra, quella del 1980 – ’81, con due grandi protagonisti in campo, il grande libero olandese Rudy Krol e Luciano Marangon che in quegli anni contendeva il primato di miglior terzino sinistro del campionato italiano al giovane juventino Antonio Cabrini.

Infatti, tanti tifosi napoletani ricordano ancora la disfatta del Napoli di Vinicio a Torino contro la Juventus, con il gol nel finale di Josè Altafini e pochi, nonostante il ricordo sia ancora più recente, quella del Napoli di Rino Marchesi, proprio nella stagione ’80 – ’81.

Gli azzurri si trovavano primi in classifica a pari merito con la Roma e la Juventus a cinque giornate dalla fine, avendo dalla sua anche un calendario più favorevole, fra l’altro con la possibilità di affrontare la Juventus in casa alla penultima giornata. In quelle ultime cinque partite il Napoli crollò, a partire dalla funesta partita in casa giocata contro il Perugia, persa 1 a 0, per l’autogol dello stopper Moreno Ferrario al primo minuto di gioco.

Dall’altra parte, con la maglietta biancorossa degli umbri, giocava nel ruolo di ala destra, prima della sua opportuna trasformazione in mediano avvenuta prima nell’Inter e poi nel Napoli, il giovane Salvatore Bagni che sei anni dopo avrebbe contribuito in modo determinante alla conquista del primo scudetto.

In quel finale di campionato, nelle ultime cinque partite, il Napoli racimolò solo tre punti, non riuscendo nemmeno ad approfittare dei puntuali litigi fra la Roma e la Juventus, in quel caso per il famoso gol non convalidato al romanista Turone per un millimetrico fuorigioco che assegnò lo scudetto ai bianconeri.

Bene, in queste tre squadre del tutto diverse, due molto vicine allo scudetto, l’altra che finalmente riuscì a conquistarlo, nei tre lustri spesi in maglia azzurra c’era sempre lui: Giuseppe Bruscolotti da Sassano. Questo particolare la dice lunga sulla bontà della carriera del terzino destro azzurro.

Nella prima, in quella di Vinicio che è rimasta nel cuore di tanti napoletani, giocò al fianco del suo idolo, Tarcisio Burgnich. Le pareti della sua camera da letto erano tappezzate dai poster della “roccia” interista, che venne a spendere gli ultimi anni della sua gloriosa carriera all’ombra del Vesuvio divertendosi come non mai, come raccontò nelle sue interviste del tempo, grazie proprio all’allenatore brasiliano che lo liberò dal ruolo di marcatore affidandogli la regia della difesa.

D’altronde poteva dormire sonni tranquilli con il nostro “Palo di ferro” che gli guardava le spalle. Al resto provvedevano Sergio Clerici e Antonio Juliano, le altre due grandi anime di quella squadra. Beppe Bruscolotti gli attaccanti più forti li ha affrontati tutti, Anastasi, Boninsegna, Graziani, Pruzzo, Chinaglia, Paolo Rossi, Savoldi, Paolino Pulici, Elkjaer, Altobelli, Rummenigge, fino a Gigi Riva.

Proprio dal grande attaccante cagliaritano avrebbe ricevuto il tributo più importante e significativo: “I tre difensori con i quali ho fatto più fatica sono stati Burgnich, il difensore della nazionale tedesca Vogts, e Beppe Bruscolotti”.

“Palo di ferro” sconti non ne faceva a nessuno, in area di rigore così come sulle fasce laterali, inseguiva il suo avversario ovunque, impedendogli anche il più innocuo dei cross. Tuttavia è sempre stato un calciatore leale, duro perché il calcione lo mollava sempre, ma mai rissoso e soprattutto rispettoso degli avversari, che affrontava sempre con grande coraggio.

Indimenticabile quello che dimostrò in occasione di una partita in casa contro la Juventus quando, caduto a terra, frappose la sua testa fra il pallone e la porta del Napoli con il calciatore avversario che se avesse calciato con forza avrebbe potuto scaraventarle entrambe in rete.

Beppe Bruscolotti è stato un calciatore che ancora oggi farebbe la fortuna di qualsiasi allenatore: uomo di spogliatoio, sempre in prima fila a sudare negli allenamenti, utilissimo anche fuori dal campo, come lo è stato soprattutto nel periodo del Napoli di Maradona, quando la formazione azzurra annoverava qualche testa calda di troppo.

Un ruolo determinante al suo fianco lo ebbe la moglie Mary, sia per la bontà dei piatti che preparava in cucina, proprio il “Pibe de oro” era il suo più affezionato cliente, e soprattutto aiutando le mogli degli altri calciatori a integrarsi nella realtà napoletana.

Più di cinquecento partite ufficiali con la maglia azzurra, undici gol, il più importante quello che lui stesso definì una “cagliosa” tirata contro i belgi dell’Anderlecht nella semifinale della Coppa delle Coppe.

A Beppe Bruscolotti è stata sempre negata la maglia della nazionale, una grave ingiustizia per costanza di rendimento e lealtà sportiva che lo hanno sempre contraddistinto, così come avrebbe potuto dare molto a fine carriera in un ruolo in società, per l’amore che ha sempre avuto per i colori azzurri.

Gli resta l’affetto che tanti amici, colleghi, giornalisti e tifosi, gli hanno ancora una volta riservato ieri in occasione della presentazione del suo libro, “Una vita azzurra: Beppe Bruscolotti, storia del Capitano del Napoli”

Mai titolo fu più centrato.

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