In base a quale criterio Milinkovic Savic è un portiere forte?
Ha preso il posto di Meret a furor di popolo. Non dà sicurezza, ha percentuali da portiere normali, anche nei lanci lunghi non è che spicchi. Eppure sembra indiscutibile

Dc Napoli 18/04/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Lazio / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Vanja Milinkovic Savic
Okay d’accordo: urla, ha i tatuaggi sul collo e ha rischiato di mandare all’ospedale sia Caprile del Cagliari sia Butez del Como con un calcio di rigore rispettivamente agli ottavi e ai quarti di Coppa Italia. Bene. Poi c’è altro che possa giustificare i 22 milioni di euro sborsati a un Cairo che quando vede il Napoli trasforma i suoi occhi nell’effigie del denaro come nei cartoni animati? A noi pare di no, perché la respinta sul cross di Miranda che è sceso dolce dolce verso Rowe completamente libero, impone una riflessione bella grossa.
Meret, portiere della metà degli scudetti del Napoli ed eroe di una Coppa Italia nell’ormai sbiadito 2020, è stato preso di mira da una parte consistente del tifo napoletano per molto meno ed è oggi, per non si sa quale ragione, ai margini del progetto Napoli. Posto che nelle uscite sono lacunosi entrambi, tra i pali il serbo, a oggi — e con “a oggi” intendiamo dopo un intero campionato — non ha rappresentato minimamente un upgrade del friulano.
Quindi, effettivamente, abbiamo un altro problema.
Milinkovic-Savic, ne è valsa davvero la pena?
Prima di passare alla questione per cui un portiere è famoso, ossia parare, è bene analizzare il motivo per il quale il serbo è stato ingaggiato: la sua capacità di giocare con i piedi. Ecco: sapete quanti lanci lunghi è riuscito a fare in Champions secondo i dati ufficiali Uefa? 58 su 115 tentati, una percentuale del 50,4%. Significa che sbaglia circa un pallone su due. E in Serie A? 134 riusciti su 417 tentati, 33,3% di precisione. Ergo, quando sembra che abbia messo un attaccante in porta è perché tante altre volte il pallone è finito in fallo laterale o i lanci sono risultati troppo lunghi. L’unico assist che ha fatto, contro la Cremonese, è arrivato perché ha fatto ripartire Santos con le mani.
Nei passaggi a media distanza, invece, è quasi perfetto in Champions, con 142 su 146 passaggi completati e una percentuale del 97,2%. Sarebbero i passaggi sicuri che fai al centrocampista che si abbassa a ricevere o ai difensori quando parti da dietro.
C’è poi un altro dato piuttosto interessante che fornisce DataMB, ed è quello sugli intercetti e i duelli aerei vinti in Serie A. L’intercetto è ovviamente la capacità di leggere in anticipo la traiettoria di un passaggio avversario. Savic è al 7° percentile: tradotto, il 93% dei portieri è più bravo di lui e solo il 7% dei numeri uno ha fatto peggio. I duelli aerei, ossia la sfida fisica con un altro calciatore per accaparrarsi un pallone, sono al 13° percentile: è peggio dell’87% dei portieri e meglio del 13%. Ah e precisione nei passaggi lunghi: 4° percentile. Il 96% fa meglio.
Le parate
Bene, qui c’è da divertirsi: il serbo ha una percentuale di parate pari al 70%, con 56 parate effettuate, per un valore che si attesta appena sopra la soglia della mediocrità. Per dire, Provedel, a parità di partite giocate in Serie A questa stagione (27), ha una percentuale di parate del 76,9% e 90 parate effettuate. Alex Meret, l’anno scorso, ha praticamente avuto le stesse statistiche: 61 parate (70,9%). Ha parato 2 rigori su 3 (uno su Thauvin e l’altro su Giménez). Appunto, Savic non leva e non mette.
Poi ci sono i “gol evitati”.
I “gol evitati” sono una statistica avanzata che misura la bravura del portiere tra i pali. In parole semplici, ci dicono se il portiere ha parato tiri che, in media, avevano un’alta probabilità di diventare gol. La base è il PSxG (Post-Shot Expected Goals): ogni tiro nello specchio riceve un valore di difficoltà. Un tiro all’incrocio vale circa 1.00 (gol molto probabile), mentre un tiro centrale da lontano vale circa 0.05 (gol poco probabile).
Il calcolo si ottiene sommando il PSxG dei tiri subiti e confrontandolo con i gol effettivamente incassati dal portiere. Milinković-Savić ha una media dello 0,61. Tradotto: fa il compitino. Sempre per confronto, Provedel ha una percentuale del +5,91: una roba altissima, ha salvato praticamente sei gol.
Un portiere deve dare certezze
Tralasciando i dati, in generale Milinković-Savić non ha mai dato l’impressione di essere un portiere in grado di dare certezze né alla linea difensiva né ai tifosi. Ieri la respinta sbagliata sul cross di Miranda è stato solo la punta di un iceberg che non ha visto nessuna papera clamorosa, ma una continua e strisciante sensazione di non vedere un reale upgrade tra i pali azzurri: un posizionamento sbagliato, un’uscita accennata e poco sicura.
Ricordate la prima grossa crisi del Napoli targata Bologna? Beh, il gol di Dallinga che aprì le danze fu una sua “masterclass”: gol preso sul primo palo, con il pallone che gli passa tra le mani.
O il match contro il Benfica al Da Luz: invitiamo a riguardare gli highlights. Tralasciando la palla persa all’undicesimo minuto che non si è trasformata in un gol a causa dell’ancora più clamoroso errore di Aursnes che mise a lato, guardate il gol di Ríos e il movimento del serbo indeciso fino all’ultimo se uscire o meno. E i rigori? Sì, ne ha parati tre; uno l’ha anche causato, quello di Morata contro il Como all’andata.
Ha indubbiamente fatto anche parate importanti, come quella all’Olimpico su Baldanzi allo scadere del match, ma in linea generale qualche riflessione andrà fatta anche su di lui. Non rappresenta un upgrade sotto nessun punto di vista.