La storia del Napoli: dalla fondazione nel 1926 ai quattro scudetti
Il Napoli compie 100 anni, un ampio riassunto della storia del Napoli, dagli scudetti con Maradona passando per il fallimento fino all'era De Laurentiis e i due scudetti

Mg Napoli 23/05/2025 - campionato di calcio serie A / Napoli-Cagliari / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Aurelio De Laurentiis
La storia del Napoli: quasi cento anni di cadute e risalite
Il Napoli è stato fondato il 25 agosto 1926 con il nome di Associazione Calcio Napoli. In quasi cento anni di storia ha vinto quattro scudetti, sei Coppe Italia, due Supercoppe italiane, una Coppa Uefa, ed è sopravvissuto a un fallimento che nel 2004 lo portò in Serie C. Questa è la storia completa del club.
Prima del Napoli: il calcio a Napoli tra inglesi e fusioni (1904-1926)
Il calcio a Napoli esisteva già prima del 1926. Il Naples Foot-Ball & Cricket Club fu fondato nel 1905 da William Poths, un inglese impiegato alla Cunard Lines, insieme al connazionale Bayon e a tre napoletani — Conforti, Catterina e Amedeo Salsi, che divenne il primo presidente. Nel 1912 la componente straniera si staccò e fondò l’US Internazionale Napoli. Nel 1922, sotto la pressione delle difficoltà economiche, le due società si fusero nel Foot-Ball Club Internaples.
Ma la storia del Napoli come lo conosciamo inizia il 25 agosto 1926, quando Giorgio Ascarelli — imprenditore tessile napoletano, figlio di un ex vicensindaco di Napoli — rifonda il club con il nome di Associazione Calcio Napoli, sotto la spinta del regime fascista che voleva italianizzare le società sportive.
Ascarelli non si limitò a dare un nome al club: finanziò la costruzione dello Stadio Vesuvio al Rione Luzzatti, inaugurato il 16 febbraio 1930. Morì appena diciassette giorni dopo, il 12 marzo 1930, a soli 36 anni, per una peritonite fulminante. Lo stadio fu ribattezzato in suo onore Stadio Ascarelli — finché il regime fascista non lo rinominò Stadio Partenopeo nel 1934. Fu distrutto dai bombardamenti alleati nel 1942: l’unico stadio che il Napoli abbia mai posseduto.
Le origini: Vojak, Garbutt e il Napoli di medio-bassa classifica (1926-1960)
La prima partita ufficiale in Serie A è del 1929-30. Sotto la guida dell’allenatore inglese William Garbutt, che restò sei anni, il Napoli iniziò a crescere: due terzi posti nel 1932-33 e nel 1933-34, il miglior risultato dell’epoca. In quegli anni Antonio Vojak, arrivato dalla Juventus nel 1929, segnò 102 gol in 190 partite — un record che resterà per decenni. Ma il Napoli non andò mai oltre.
Nel dopoguerra il presidente Achille Lauro — armatore, politico, personaggio enorme della Napoli dell’epoca — portò rinforzi importanti. Nel 1952 arrivò lo svedese Hasse Jeppson dall’Atalanta per 105 milioni di lire, record mondiale dell’epoca. Lo chiamarono «’o banco ‘e Napule», la Banca di Napoli. Segnò 52 gol in quattro stagioni. Arrivarono anche Bruno Pesaola e Luis Vinicio, e poi Amedeo Amadei, che a Napoli chiuse la carriera dopo essere stato in Nazionale 13 volte. Ma il massimo che il Napoli riuscì a raggiungere fu il quarto posto, nel 1952-53 e nel 1957-58. Lo scudetto restava un miraggio.
Nel 1959 il Napoli si trasferì nel nuovo Stadio del Sole — inaugurato il 6 dicembre con una vittoria 2-1 sulla Juventus — che poco dopo fu ribattezzato Stadio San Paolo. Capienza originaria: 90.000 posti in piedi. Sarebbe diventato uno dei templi del calcio italiano.
La prima Coppa Italia e i grandi nomi senza scudetto (1962-1984)
Nel 1962 il Napoli, allenato da Bruno Pesaola, compì un’impresa unica nella storia del calcio italiano: vinse la Coppa Italia giocando in Serie B. Finale il 21 giugno 1962 allo Stadio Olimpico di Roma: Napoli 2-1 sulla SPAL, gol di Corelli e Ronzon. Resta l’unica squadra della storia ad aver vinto la coppa nazionale dalla serie cadetta.
Tornato in Serie A, il Napoli divenne una squadra di primo piano. Arrivarono campioni enormi: Dino Zoff, futuro capitano dell’Italia campione del mondo 1982. José Altafini, bomber brasiliano-italiano che al Napoli segnò 68 gol in cinque stagioni. Omar Sivori, Pallone d’Oro 1961, arrivato dalla Juventus nel 1965: il meglio prima di Maradona. E soprattutto Antonio Juliano, il figlio di Napoli, 394 presenze in maglia azzurra tra il 1962 e il 1978, il simbolo del Napoli pre-Maradona.
Nel 1967-68 il Napoli sfiorò lo scudetto: secondo posto, dietro il Milan. Fu il punto più vicino al titolo prima dell’arrivo dell’argentino. Nel 1974-75, sotto la presidenza di Corrado Ferlaino, arrivò un altro secondo posto in campionato — una rincorsa alla Juventus che sfumò nel finale. L’anno dopo, nel 1976, il Napoli vinse la sua seconda Coppa Italia battendo il Verona 4-0 in finale a Roma.
Poi vennero gli anni difficili. Il Napoli scivolò nella mediocrità. L’olandese Ruud Krol — «il Tulipano Azzurro» — arrivò nel 1980 e portò un terzo posto nel 1980-81, 125 presenze in quattro anni. Ma non bastò. Il Napoli aveva bisogno di qualcosa di più grande. Di qualcuno che cambiasse la storia.
L’era Maradona: due scudetti, una Coppa Uefa e la dignità di una città (1984-1991)
Il 5 luglio 1984 Diego Armando Maradona arriva a Napoli per 13 miliardi di lire. Settantamila persone vanno al San Paolo solo per vederlo palleggiare. Non è un acquisto di calcio: è un evento che cambia la storia di una città.
Il primo scudetto arriva nel 1986-87, allenatore Ottavio Bianchi. Il Napoli chiude con 42 punti in 30 partite (due punti a vittoria), tre punti davanti alla Juventus: 15 vittorie, 12 pareggi, 3 sconfitte. Il momento di svolta è il 3-1 alla Juve a novembre. Il titolo arriva il 10 maggio 1987, alla penultima giornata, con un 1-1 a Firenze. Napoli impazzisce. A giugno il Napoli completa il double vincendo anche la Coppa Italia, 4-0 complessivo sull’Atalanta in finale. Maradona trasforma il Napoli nella squadra più forte d’Italia e dà a una città intera la dignità sportiva che il Nord le aveva sempre negato.
Nel 1989 arriva l’unico trofeo europeo della storia del club: la Coppa Uefa. In finale il Napoli affronta lo Stoccarda. All’andata al San Paolo, il 3 maggio, finisce 2-1: segna Gaudino per i tedeschi, poi Maradona su rigore al 68′ e Careca all’87’. Al ritorno, il 17 maggio a Stoccarda, una partita folle: 3-3 con gol di Alemão, Ferrara e ancora Careca. Napoli vince 5-4 nel complessivo. In quella squadra, accanto a Maradona, c’è un trio d’attacco leggendario: Maradona-Giordano-Careca, la «Ma-Gi-Ca». E poi Alemão, Fernando De Napoli, Ciro Ferrara.
Il secondo scudetto arriva nel 1989-90, allenatore Albertino Bigon. Il Napoli chiude con 51 punti, due in più del Milan di Sacchi. La stagione è segnata dall’episodio della monetina: l’8 aprile 1990, a Bergamo, Alemão viene colpito da una moneta da 100 lire lanciata dagli spalti. La partita, finita 0-0, viene assegnata 2-0 a tavolino al Napoli. Il titolo si decide all’ultima giornata, 1-0 alla Lazio. Due scudetti in quattro anni.
Maradona se ne va nel 1991, travolto dalla positività alla cocaina dopo una partita contro il Bari. Quindici mesi di squalifica, poi l’addio definitivo. Napoli non sarà più la stessa — né la città né la squadra. In sette anni Maradona ha segnato 115 gol in maglia azzurra e ha trasformato il Napoli da squadra che sognava a squadra che vinceva.
Il declino, i debiti e il fallimento (1991-2004)
Dopo Maradona il Napoli scivola lentamente. Gianfranco Zola emerge come talento nel 1991-92 — 12 gol sotto la guida di Claudio Ranieri, quarto posto — ma il futuro è già scritto. Zola, Cannavaro, Ferrara: i migliori se ne vanno tutti. Ferlaino è travolto dallo scandalo Tangentopoli, esce e rientra come presidente, ma il club perde pezzi.
Nel 1997-98 il disastro: il Napoli vince solo 2 partite su 34, raccoglie 14 punti e retrocede in Serie B dopo 33 anni consecutivi in Serie A. Giorgio Corbelli e Salvatore Naldi rilevano il club da Ferlaino, ma la gestione è catastrofica. Corbelli viene arrestato nel 2002 per uno scandalo legato ai diritti televisivi.
La rifondazione: dal Napoli Soccer di Serie C al ritorno in Europa (2004-2015)
Il 6 settembre 2004 Aurelio De Laurentiis, produttore cinematografico, fonda il Napoli Soccer — non può nemmeno usare il vecchio nome, che verrà restituito solo l’anno successivo, quando il club diventa Società Sportiva Calcio Napoli. Si riparte dalla Serie C1.
Il primo anno è amaro: eliminazione ai playoff contro l’Avellino. Ma nel 2005-06 il Napoli vince il campionato di Serie C1 — promozione certificata il 15 aprile 2006 con un 2-0 al Perugia davanti al San Paolo. Nel 2006-07 secondo posto in Serie B dietro la Juventus e promozione in Serie A. Nel 2007-08, con Edoardo Reja in panchina, il Napoli torna nel massimo campionato. Da un club fallito in C a una squadra di Serie A in quattro anni.
Nell’ottobre 2009 arriva Walter Mazzarri. Con lui il Napoli torna a vincere: il 20 maggio 2012 batte la Juventus 2-0 in finale di Coppa Italia — gol di Cavani su rigore e Hamšík — il primo trofeo dopo ventidue anni. Torna anche in Champions League.
Dopo Mazzarri arriva Rafa Benítez: altra Coppa Italia nel 2014, 3-1 alla Fiorentina in finale, doppietta di Insigne e gol di Mertens, e Supercoppa Italiana nello stesso anno, vinta ai rigori contro la Juventus a Doha (6-5 dopo il 2-2 dei tempi regolamentari).
Sarri, Gattuso e il cammino verso il terzo scudetto (2015-2023)
Maurizio Sarri arriva nel 2015 e costruisce un Napoli che cambia il modo di intendere il calcio in Italia. Possesso, pressing, verticalità. Nel 2017-18 il Napoli raccoglie 91 punti — record assoluto del club — ma la Juventus ne fa 95. È lo scudetto più bello mai perso. Sarri resta l’allenatore con la media punti più alta nella storia del Napoli: 2,16 a partita in 148 panchine.
Dopo Sarri, Carlo Ancelotti. Dopo Ancelotti, Gennaro Gattuso. Con Gattuso arriva la sesta Coppa Italia: 17 giugno 2020, Stadio Olimpico, Napoli-Juventus 0-0, poi 4-2 ai rigori. Insigne, Politano, Maksimović e Milik segnano dal dischetto; Dybala si fa parare il rigore e Danilo lo spara alto.
Ma è con Luciano Spalletti che arriva il momento più atteso: il terzo scudetto, nel 2022-23. Il Napoli domina il campionato con 90 punti, sedici di vantaggio sull’Inter seconda. Victor Osimhen è capocannoniere con 26 gol in campionato, Khvicha Kvaratskhelia incanta con 12 gol e 13 assist, viene eletto miglior giocatore della Serie A. Il titolo arriva con cinque giornate di anticipo. Trentatré anni dopo l’ultimo scudetto di Maradona, Napoli torna campione d’Italia.
Dal disastro post-scudetto al quarto titolo con Conte (2023-2025)
Dopo la festa, il crollo. Spalletti se ne va. Rudi Garcia dura tre mesi e mezzo, esonerato il 14 novembre 2023 dopo la sconfitta casalinga con l’Empoli. Mazzarri torna ma dura ancora meno: esonerato il 19 febbraio 2024, alla vigilia degli ottavi di Champions contro il Barcellona. Chiude la stagione Francesco Calzona. Il Napoli finisce decimo con 53 punti, fuori da tutto.
Nell’estate 2024 arriva Antonio Conte. Via Osimhen e Kvaratskhelia, dentro Romelu Lukaku e Scott McTominay. Il Napoli rinasce ancora una volta. Nel 2024-25 Conte vince il quarto scudetto della storia del club. Quattro scudetti, quattro allenatori diversi: Bianchi, Bigon, Spalletti, Conte. Da un club fallito in Serie C a quattro volte campione d’Italia in vent’anni.
Lo stadio: dal Vesuvio al Maradona
La storia del Napoli si intreccia con quella dei suoi stadi. Lo Stadio Vesuvio di Ascarelli, distrutto dalla guerra. Lo Stadio Collana al Vomero, dove il Napoli giocò per ventisei anni — lo stesso impianto che l’8 settembre 1943 i tedeschi trasformarono in campo di concentramento. Poi, dal 1959, lo Stadio del Sole, ribattezzato San Paolo, 90.000 posti, il teatro di Maradona e degli scudetti.
Il 4 dicembre 2020, pochi giorni dopo la morte di Diego, lo stadio viene intitolato a lui: Stadio Diego Armando Maradona. Oggi ha una capienza di circa 54.000 posti dopo le ristrutturazioni.
I numeri della storia
Il capocannoniere assoluto del Napoli è Dries Mertens con 148 gol in tutte le competizioni — record stabilito il 13 giugno 2020 superando Hamšík. Marek Hamšík è il giocatore con più presenze: 520, il primo a raggiungere quota 500 in maglia azzurra. Dopo di lui Giuseppe Bruscolotti con 511 e Antonio Juliano con 394.
Quattro scudetti: 1987, 1990, 2023, 2025. Sei Coppe Italia: 1962, 1976, 1987, 2012, 2014, 2020. Due Supercoppe italiane. Una Coppa Uefa nel 1989. Il palmares di una squadra che ha conosciuto l’inferno e ne è uscita ogni volta.
La storia del Napoli è una storia di cadute e risalite, di sofferenza e di riscatto. È la storia di una città che nel calcio ha trovato qualcosa che va oltre il calcio. E non è ancora finita.