Calciomercato Napoli: cessioni, acquisti e plusvalenze dell’era De Laurentii
Le cessioni e gli acquisti record del Napoli di De Laurentiis: da Higuaín a 90 milioni a Osimhen a 76, passando per Kvaratskhelia, Cavani e Lavezzi. I numeri di 679 milioni di plusvalenze in 22 anni.

Paris Saint-Germain's Georgian forward #07 Khvicha Kvaratskhelia celebrates after scoring his team fourth goal during the UEFA Champions League semi-final first leg football match between Paris Saint-Germain (PSG) and Bayern Munich at the Parc des Princes in Paris on April 28, 2026. (Photo by ALAIN JOCARD / AFP)
In ventidue anni di presidenza, De Laurentiis ha trasformato il Napoli in una macchina da plusvalenze. Le cessioni record hanno generato oltre 679 milioni di euro di plusvalenze. Gli acquisti record hanno costruito le squadre che hanno vinto quattro scudetti e sei Coppe Italia. I bilanci del Napoli di De Laurentiis raccontano due scudetti, 3,5 miliardi di ricavi e conti sempre in utile. Ecco tutti i numeri.
Le cinque cessioni più care della storia del Napoli

Gonzalo Higuaín alla Juventus — 90 milioni (luglio 2016). Resta la cessione più remunerativa della storia del club. Plusvalenza di 51 milioni. Higuaín veniva da 36 gol in campionato — il record assoluto della Serie A. A Napoli non lo hanno mai perdonato. «Non è un tradimento, è un affare. Anche se fa male», scrivemmo allora. E avevamo ragione: un anno dopo, era chiaro che il Napoli aveva fatto un affare a vendere Higuaín per 90 milioni. La Gazzetta ha poi spiegato che il declino finanziario della Juventus è cominciato proprio con quell’operazione.

Khvicha Kvaratskhelia al PSG — 75 milioni (gennaio 2025). Plusvalenza di quasi 68 milioni — il georgiano era costato circa 10 milioni dal Dinamo Batumi. Venduto a metà stagione per 70 milioni più bonus, il suo addio ha fatto discutere ma i conti parlano chiaro. Al PSG passerà da 1,8 milioni di stipendio a 11: era una battaglia persa in partenza. La vera anomalia è che il Napoli lo abbia tenuto due anni e mezzo, non che l’abbia ceduto.

Victor Osimhen al Galatasaray — 75 milioni (2025). Comprato dal Lille per 76 milioni nel 2020, rivenduto praticamente allo stesso prezzo dopo lo scudetto e una stagione complicata. Il Galatasaray ha fatto un affare, ma per il Napoli è stata un’operazione in pari che però ha prodotto un titolo. Un’operazione complessa fin dall’inizio, con l’sms di De Laurentiis a Giuntoli che ne racconta i retroscena.

Edinson Cavani al PSG — 64 milioni (luglio 2013). Plusvalenza di 64 milioni — Cavani era arrivato praticamente gratis dal Palermo tramite un prestito. Il Matador è stato il primo grande affare dell’asse Napoli-PSG che ha prodotto centinaia di milioni. Il Sudamerica e il Napoli, una storia d’amore che passa anche dalle plusvalenze.
Ezequiel Lavezzi al PSG — 30 milioni (luglio 2012). Plusvalenza di quasi 29 milioni. Il Pocho scrisse una lettera d’addio ai tifosi che resta uno dei momenti più commoventi della storia recente del club. Era il beniamino del San Paolo, venduto un anno prima di Cavani sempre alla corte dello sceicco Al-Khelaifi. Il Napoli era ambizioso anche quando comprava Lavezzi e Kvara — solo che li pagava molto meno.
I cinque acquisti più cari della storia del Napoli
Victor Osimhen dal Lille — 76 milioni (luglio 2020). L’acquisto più costoso della storia del Napoli. Un’operazione che ha incluso il trasferimento di quattro giocatori al Lille e che è stata al centro di un’inchiesta — risoltasi in nulla. Il presidente del Lille ha poi ammesso di aver incassato solo 7 milioni reali. Osimhen ha ripagato con 53 gol e uno scudetto.

Hirving Lozano dal PSV — 50 milioni (agosto 2019). 38 milioni al PSV più circa 12 milioni di commissioni. Il messicano non ha mai convinto del tutto — probabilmente l’acquisto dal rapporto costo-rendimento peggiore dell’era De Laurentiis. Rivenduto a meno della metà.
Gonzalo Higuaín dal Real Madrid — 40 milioni (2013). Higuaín ha dovuto aspettare Napoli per essere ricordato come un bomber — al Real Madrid era una riserva di lusso. Comprato a 40, rivenduto a 90 tre anni dopo con 91 gol nel mezzo. Il Napoli ha fatto un affare a venderlo per 90 milioni, e ne aveva fatto uno ancora più grande a comprarlo per 40. Il miglior affare della storia del Napoli, nonostante tutto.
Konstantinos Manolas dalla Roma — 36 milioni (giugno 2019). Clausola rescissoria pagata per intero in un braccio di ferro con la Roma. Il greco doveva formare con Koulibaly la coppia difensiva più forte d’Italia. I numeri in realtà non erano così male come dicevano le chiacchiere, ma la sensazione complessiva resta quella di un’occasione mancata.

Scott McTominay dal Manchester United — 30 milioni (agosto 2024). Lo United lo ha venduto a 30 milioni per comprare Ugarte a 50 — un errore clamoroso. L’acquisto che ha cambiato la stagione dello scudetto con Conte: 12 gol in 34 partite da centrocampista. A Napoli McTominay è diventato il calciatore che sognava di essere. Rapporto qualità-prezzo eccezionale. Ha vinto anche il premio di miglior giocatore scozzese dell’anno.
Il modello De Laurentiis: comprare bene, vendere meglio
In vent’anni De Laurentiis ha generato 679 milioni di plusvalenze. Il Napoli ha chiuso il 2023 con un utile di quasi 80 milioni — il più alto nella storia della Serie A. De Laurentiis ha investito nel Napoli 16 milioni. Elkann 730, i Friedkin 958. Uno sa fare impresa, gli altri no.
Il segreto è sempre stato lo stesso: comprare giocatori sconosciuti o sottovalutati — Kvaratskhelia a 10 milioni, Cavani in prestito, Hamšík scoperto da Marino perché portava la cresta come suo figlio — valorizzarli, e rivenderli a cifre enormi. Il modello De Laurentiis è unico: l’autoproduzione come genialata imprenditoriale. Il Como ha dichiarato di avere il Napoli di De Laurentiis come modello.

Con Conte la strategia è cambiata: tra De Laurentiis e Conte è business: De Laurentiis ha investito e ha comprato il meglio, monte ingaggi salito sensibilmente. De Laurentiis ha accettato di spendere di più perché aveva un allenatore che garantiva il risultato. Ha avuto ragione: il quarto scudetto è arrivato al primo anno. Gli scudetti del Napoli sono nati dal rischio d’impresa: De Laurentiis ha investito tanto nei due periodi finanziari più bui.
Ma il modello storico resta quello della plusvalenza — ed è quello che ha tenuto il Napoli in piedi mentre altri club si indebbiavano fino al collo. Mentre la Serie A piange miseria, il Napoli chiude i bilanci in utile. La differenza tra un imprenditore e un mecenate è tutta qui.