Non saprai mai come gioca il Napoli di Ancelotti

Napoli-Parma, l’analisi tattica: i cambi di uomini e di meccanismi rispetto al match di Torino, la difesa per principi e l’attacco variabile.

Non saprai mai come gioca il Napoli di Ancelotti
Foto Ssc Napoli

Una partita diversa

Per chi ha l’ambizione di scrivere per raccontare la tattica calcistica, il Napoli di Ancelotti è una sorta di esercizio. Ad ogni partita, e più volte all’interno della stessa partita, avvengono dei cambiamenti che sembrano spostare poco, ma in realtà trasformano completamente lo stile di gioco della squadra. Per affrontare il Parma, per esempio, Ancelotti ha preparato una partita di puro possesso, e di apertura degli spazi. Un approccio diverso da quello visto a Torino. La scelta degli uomini è stata calibrata per creare problemi ad una squadra che si sarebbe difesa in maniera diversa, cercando di chiudere gli spazi centrali facendo densità.

Ancelotti è stato chiarissimo nel postpartita, quando ha parlato della posizione dei suoi laterali difensivi: «Contro il Torino, la scelta di schierare Verdi e Callejon ha portato all’inserimento di due terzini più contenitivi. Stasera, invece, avevamo bisogno di due esterni in grado di spingere negli spazi lasciati dai due laterali d’attacco, che venivano a stringere il campo e quindi aprivano un corridoio sulla corsia». È la spiegazione di come il Napoli abbia cercato di aprire spazi in ampiezza. Da qui, la presenza di Malcuit e Mario Rui, terzini fluidificanti.

La partita di possesso sta invece nella decisione di schierare Fabian Ruiz e Zielinski come laterali di centrocampo, in modo da avere soluzioni di scarico su elementi in grado di trattare bene il pallone, di gestirlo con qualità, di non perderlo o comunque di tenerlo il più possibile, anche in caso di pressing avversario. Dal punto di vista posizionale, la presenza di due “mezzi esterni” ha modificato lo scenario: piuttosto che garantire l’ampiezza – come fa Callejon -, Fabian e Zielinski si sono fatti trovare spesso negli halfspaces, quasi come se si muovessero da centrocampisti aggiunti. Sotto, il campetto posizionale della Lega Calcio e un frame dei primissimi minuti chiariscono in maniera chiara questa serie di concetti.

In fase di gioco offensivo statico, il Napoli si muove con una sorta di 2-2-5-1, con entrambi i terzini alti e Fabian Ruiz e Zielinski ad occupare lo spazio tra i centrali e gli esterni della difesa di D’Aversa. Nel frame sopra, abbiamo evidenziato la posizione di Fabian Ruiz e Insigne. Lo spagnolo (rettangolo azzurro) è un esterno solo nominale, crea superiorità posizionale sul centrodestra e libera la fascia per Malcuit; Insigne (cerchio bianco) si muove da trequartista, sulla stessa linea di Fabian. Il Parma attacca i due centrocampisti del Napoli con Inglese e Ciciretti, Insigne e Fabian Ruiz offrono una linea di passaggio dietro il reparto di centrocampo.

Anche i dati sono eloquenti, in questo senso: Malcuit ha giocato 97 palloni, Mario Rui è arrivato a quota 116. Lo sviluppo è stato quindi “spostato” sulle fasce, ma anche Allan e Diawara hanno toccato molte volte la sfera (101 e 104, rispettivamente). È la statistica che convalida il nostro discorso precedente: il Napoli ha dovuto impostare una partita di possesso, l’ha fatto bene e ha costruito un gran numero di palle gol (26 conclusioni verso la porta di Sepe). Dall’altra parte del campo, 3 sole conclusioni tentate dal Parma, nessuna verso lo specchio della porta.

Digressione: come difende il Napoli

Certo, la pochezza offensiva della squadra di D’Aversa è stata percettibile. Anche questa stessa analisi tattica, rapportata alla difficoltà effettiva della partita, perde di peso specifico nella narrazione del nuovo Napoli. Allo stesso modo, però, un match di questo tipo permette di capire come Ancelotti ha in mente di affrontare i prossimi impegni, soprattutto rispetto alla fondamentale ricerca di un equilibrio tra fase offensiva e difensiva. Il frame che vi abbiamo mostrato sopra, per esempio, permette di analizzare la fase passiva del Napoli rispetto alle posizioni del nuovo modulo di gioco.

In realtà, obiettivi e riferimenti di fondo non sono cambiati. Il Napoli continua a difendere orientandosi sul pallone, e cerca di recuperarlo restringendo gli spazi di pressione. Il centrocampo a due serve a garantire maggiore copertura in fase di transizione. Ovvero quando il Napoli perde il possesso e si ritrova con i terzini in posizione avanzata, quindi difende con un numero esiguo di elementi. Quando invece difende in situazione statica, il Napoli continua a lavorare secondo il principio dell’aggressività sui portatori avversari. Magari il pressing è più selettivo – in alcuni momenti la difesa tende a rimanere più bassa, come avvenuto in occasione del match di Torino -, ma il resto dei meccanismi resta molto simile a quelli degli ultimi tre anni.

Ieri sera, ad esempio, il Napoli è stato molto feroce nella pressione alta; ha schiacciato il Parma nella sua metà campo e ha confinato il gioco avversario sulle fasce. Sotto, una testimonianza grafico-statistica di questo atteggiamento, il campetto dei tackle tentati. Guardate in quali zone del campo si sono concentrati i contrasti delle due squadre.

I contrasti tentati dal Napoli in arancione, quelli tentati dal Parma in blu

Come attacca il Napoli

E allora il vero cambiamento del Napoli riguarda più che altro l’approccio al gioco d’attacco. Ancelotti sta creando un modello per cui possono esistere diversi tipi di manovre offensive possibili. Il primo riferimento è il gioco verticale, quando possibile. Ieri sera, ad esempio, il gol di Milik nasce da un immediato ribaltamento di fronte con due passaggi in avanti.

Tutto il campo in pochi secondi

Quando invece il Napoli è costretto ad attaccare in situazione statica, allora lavora in maniera diversa, secondo il principio dell’accerchiamento. La prima idea è quella di utilizzare le catene laterali, di isolare gli esterni e cercare connessioni con gli attaccanti in area. Ieri sera, per esempio, Kevin Malcuit ha effettuato 8 cross dei 16 tentati dall’intera squadra di Ancelotti. È un dato circolare, nel senso che ci permette di tornare indietro e parlare delle scelte di Ancelotti. Contro il Parma, il tecnico emiliano si aspettava un match difficile, bloccato, e allora ha scelto di forzare il gioco sugli esterni inserendo due terzini offensivi.

Contro il Torino, invece, è andata diversamente. Tre giorni fa scrivevamo: «Il pallone verticale a servire Mertens si è rivelato un’arma importantissima. Ed era così nella mente di Ancelotti già prima della partita. Il riferimento fisso di Mazzarri è quello della difesa a tre, che ha il difetto strutturale di dilatarsi in orizzontale sul campo per seguire da vicino gli attaccanti». Ieri sera, la presenza di Milik e il conseguente sviluppo del gioco sono stati molto, molto diversi. Contro una difesa a quattro e molto bassa in campo (il baricentro del Parma in fase di non possesso era vicino ai 40 metri), Ancelotti ha cercato qualcosa di diverso.

Il calcio fluido

È l’idea di calcio fluido di Ancelotti, per cui il Napoli modifica il suo gioco in base alle circostanze. È un approccio che ha dei vantaggi, soprattutto quando affronti avversari così diversi per valori e modello di gioco. È  qualcosa di diverso rispetto allo scorso anno, quando tutte le partite venivano affrontate allo stesso modo, con gli stessi riferimenti difensivi e offensivi.

Il nuovo Napoli sta cercando di essere un’evoluzione rispetto a quello di Sarri, alcuni principi (soprattutto difensivi) sono stati preservati, altri sono stati riscritti. È una nuova via, un new deal che consente di ruotare maggiormente gli uomini ma è potenzialmente priva di riferimenti emergenziali contro squadre dall’organizzazione più strutturata (come ad esempio la Sampdoria). Ancelotti sta cercando il punto di equilibrio tra tutte le componenti, nel frattempo ha vinto cinque partite su sette. E ha inserito tutti nelle rotazioni, come in un nuovo sistema. Difficile chiedere di meglio, in così poco tempo.

 

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