Non esiste un modulo che possa sintetizzare il Napoli di Ancelotti

Torino-Napoli, l’analisi tattica: Ancelotti conferma il 4-4-2 in fase difensiva, ma cambia molto in avanti, proponendo un tridente sbilanciato a sinistra.

Non esiste un modulo che possa sintetizzare il Napoli di Ancelotti

Un modulo che si deforma

Partiamo dalle cose che sono cambiate, dalle cose nuove. Il Napoli di Ancelotti si è presentato a Torino con un sistema di gioco (ancora più) elastico, che non può essere spiegato con la numerologia a somma dieci cui siamo abituati. Il 4-4-2 in fase difensiva si è deformato in fase offensiva, perché Insigne, Mertens e Verdi hanno dato vita una sorta di tridente spostato sul centrosinistra; nel frattempo, Callejon garantiva l’ampiezza a destra. Sotto, il campetto delle posizioni medie del sito Whoscored comparato a quello della Lega Serie A, due testimonianze statistiche per rendere fattive queste nostre sensazioni. Più sotto ancora, un frame che mostra questa dinamica tattica voluta dal tecnico emiliano.

Rog e Hamsik formano la cerniera di centrocampo a due; Mertens attacca la profondità, Insigne è più arretrato, Verdi converge da sinistra verso il centro. Il riferimento fisso dei due mediani, l’intercambiabilità e liindecifrabilità della posizione dei tre uomini offensivi.

Nel frame appena sopra, c’è anche una possibile spiegazione rispetto alla scelta di utilizzare Mertens dal primo minuto: il pallone in verticale a servire il belga si è rivelato un’arma importantissima, ed era così nella mente di Ancelotti già prima della partita. Il riferimento fisso di Mazzarri è quello della difesa a tre, che ha il difetto strutturale di dilatarsi in orizzontale sul campo per seguire da vicino gli attaccanti. Nel caso precedente, Koulibaly (non inquadrato) lancia proprio nello spazio creato tra il centrodestra e il centrale della terza linea granata. Uno spiraglio in cui Mertens si è potuto inserire a piacimento, diverse volte durante la partita. Diversamente da Milik, Dries attacca la profondità con maggiore rapidità, un’arma fondamentale contro difensori di grande prestanza, ma di passo non velocissimo, come Moretti e N’Kolou.

Affrontare il 3-5-2

La presenza di una catena di destra costituita da un terzo centrale più rapido (Izzo) e inevitabilmente da Berenguer (Mazzarri non aveva altri esterni a disposizione) ha spinto Ancelotti ad optare per la coppia Verdi-Luperto. Ovvero, un tandem composto da un attaccante puro (soprattutto rispetto a Zielinski) e un laterale difensivo teoricamente più bloccato. L’idea di inserire Verdi è stata pensata anche per generare le connessioni e gli scambi di posizione che abbiamo visto con Mertens e Insigne. Movimenti combinati che abbiamo percepito nei campetti e nel frame appena sopra e che hanno portato a due grandi occasioni nel primo tempo (entrambe per Verdi, il gol e dopo la grande scivolata di Izzo).

Il Napoli apre il gioco sulla fascia sinistra, Luperto trova Verdi in verticale, Insigne scende da quel lato per disordinare la difesa del Toro; palla in verticale per Mertens, che chiude il triangolo lungo. La qualità tecnica dei calciatori dei giocatori di Ancelotti fa la differenza.

In questo modo, il Napoli ha costretto l’esterno più offensivo del Toro (Berenguer) a limitare il suo raggio d’azione. E ha attaccato Izzo (il difensore più dinamico) con due uomini se non tre. Luperto ha controbilanciato questa scelta offensiva, limitando le sovrapposizioni alle azioni statiche costruite sulla fascia. Da una di queste, anzi dalla prima di queste è nato il gol di Insigne dopo tre minuti. Non a caso, alla fine della partita, Ancelotti in conferenza stampa ha spiegato che «affrontare il 3-5-2 cercando il gioco veloce sulle fasce porta a creare diverse occasioni».

I sintomi della verticalità

L’altro aspetto riguardo il gioco d’attacco del Napoli è quello della verticalità. La squadra di Ancelotti, come detto sopra, ha deciso di alternare il passaggio in profondità ai giochi a due sulle fasce (il 78% delle azioni sono nate dalle corsie esterne, 40% a destra e 38% a sinistra, altra novità rispetto al passato), forzando quasi sempre la ricerca degli uomini avanzati. Non a caso, il possesso palla e il numero di passaggi sono sotto la media stagionale (rispettivamente 49% e 495, contro un dato medio del 54% e 577).

In pratica, Ancelotti ha preparato un Napoli diverso per questa partita. Ha deciso di tenere meno il pallone e di aspettare il Torino in posizione più arretrata (baricentro medio a 47 metri), per poi scatenare le ripartenze in spazi aperti dei suoi uomini offensivi. Anche per questo – torniamo al paragrafo precedente – Luperto e Verdi sono stati preferiti a Mario Rui e Zielinski. Se il Napoli deve tenere meno il pallone e deve dettare il ritmo del gioco attraverso azioni dirette, un terzino di possesso e un centrocampista associativo sono meno adatti rispetto ad un laterale difensivo più longilineo e ad un giocatore finale, abile a puntare la porta frontalmente oppure convergendo dall’esterno con entrambi i piedi. Sotto, lo screen sul baricentro.

Un dato significativo: il Torino ha tenuto il baricentro più alto rispetto al Napoli.

La difesa di Ancelotti

Dal punto di vista difensivo, il Napoli ha proseguito sulla strada tracciata da Ancelotti con il nuovo sistema di gioco. Pur mantenendo una posizione meno alta in campo – come scritto appena sopra -, la squadra di Ancelotti ha continuato ad orientarsi sul pallone, modificando meccanismi e posizionamenti in base alle situazioni. Sotto, un frame che spiega come il Napoli ha adattato i suoi principi del gioco difensivo (che puntano a un restringimento degli spazi attraverso lo spostamento in blocco dei calciatori) al nuovo modulo. I centrocampisti centrali stringono sul lato forte, costringendo gli avversari a cambiare il campo; nel frattempo il Napoli mantiene due uomini alti in avanti e la difesa ad una distanza corretta, perché non troppo ampia, dal centrocampo.

Il pallone scivola nella zona sinistra della metà campo del Torino, di conseguenza Callejon viene “accompagnato” da Rog e Hamsik. I tre si muovono in armonia, occupano uno spazio ristretto per chiudere le linee di passaggio. Non c’è pressing alto, ma la posizione di Hysaj permette di mantenere distanze contenute. Zaza, evidenziato sulla destra, può essere servito solo con un pallone alto e lento, su cui i centrali possono accorciare. E allora il Torino sarà costretto a girare il pallone sull’altra fascia, con Insigne (riquadro in basso) che ha momentaneamente scambiato la posizione con Verdi.  E che garantisce la difesa in ampiezza.

È una mini-rivoluzione che funziona: Ancelotti ha spiegato che si tratta di una scelta fatta per ridurre il lavoro degli attaccanti in fase di non possesso, ma questa è solo una parte del discorso. Il Napoli ha trovato maggiore equilibrio con il doble pivote anche perché ha scelto di attaccare gli spazi di mezzo con gli esterni offensivi che convergono, e con i due attaccanti che si muovono a fisarmonica. Ora non ha bisogno di due interni che si muovano in avanti o negli spazi perché il regista possa servirli; il pallone passa da altre direttrici, va direttamente sulle corsie laterali e/o in verticale. E non viene trattato necessariamente dal metodista.

In questo modo, i due uomini davanti alla difesa hanno compiti di inserimento meno continui, più sporadici, il recupero della posizione viene reso più immediato e cala il dispendio di energia. Uno di loro (Hamsik ieri, Fabian Ruiz a Belgrado) continua ad assolvere i compiti del regista, ma con meno frequenza rispetto a un giocatore come Jorginho. Con questo schieramento, il Napoli può permettersi due terzini in proiezione offensiva costante. E di schierare insieme Verdi, Insigne, Callejon, Mertens e Hamsik. Tutti insieme, dal primo minuto.

Un Insigne diverso, un Napoli diverso

I numeri confermano queste nostre percezioni. Abbiamo già scritto del 78% delle azioni nate dalle fasce, ci aggiungiamo i 78 palloni toccati (dati Whoscored) da Hysaj e i 71 di Hamsik. Ovvero, la dimostrazione di come il Napoli utilizzi tantissimo le fasce per fare gioco e affidi al calciatore più tecnico del centrocampo la prima costruzione dopo l’appoggio dei due centrali. Terzo in classifica per i palloni toccati è Insigne, che rende il sistema elastico, a volte lo fa assomigliare ad un 4-2-3-1. Lorenzo torna spesso indietro, ed esplora i corridoi interni, tra centrodestra e centrosinistra. E poi va in area, per la conclusione. Da attaccante puro. Per lui, 4 tiri e altrettanti passaggi chiave. La creatività e l’incisività, sta nascendo un Insigne diverso.

Così come sta nascendo un Napoli diverso. Entrambi stanno perdendo qualcosa nella meccanizzazione pulita del gioco per esplorare i sentieri della variabilità. Per Ancelotti, la crescita del Napoli passa da questa trasformazione, individuale e collettiva.

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