ilNapolista

Caro Allegri, il calcio è semplice: Vlahovic è nettamente più forte di Kean

Batte il Cagliari ed è primo in classifica. Vuole dimostrare che aveva ragione nel volere Lukaku. Ma Kean non è Lukaku nemmeno col cannocchiale

Caro Allegri, il calcio è semplice: Vlahovic è nettamente più forte di Kean
Mg Torino 28/05/2023 - campionato di calcio serie A / Juventus-Milan / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Moise Kean

Anche Allegri ha i suoi buchi neri: preferire Kean a Vlahovic è inspiegabile per la mente umana.

La Juventus batte il Cagliari 2-1 e va in testa alla classifica, in attesa che domani sera l’Inter scenda in campo a Milano contro il Frosinone. Poiché Allegri ha scelto di giocare senza centravanti (giocare con Kean vuol dire giocare senza centravanti) per segnare è dovuto ricorrere a due difensori centrali: Bremer prima e Rugani poi. Entrambi i gol nel secondo tempo. Il Cagliari ha accorciato le distanze con Dossena che poi ha colpito anche un palo. Kean ha incredibilmente giocato la sua sesta partita consecutiva da titolare. E qui non possiamo esimerci dal fare una breve riflessione.

Ogni allenatore ha i suoi buchi neri. Allegri non fa eccezione. A noi il livornese piace e tanto, ma preferire Moise Kean a Vlahovic è un esercizio di equilibrismo intellettuale che definire snobistico è poco. Allegri quest’estate avrebbe voluto Lukaku alla Juventus. “Con Lukaku al posto di Vlahovic possiamo vincere lo scudetto”, questo più o meno il succo del ragionamento del livornese che non ha mai amato il centravanti serbo. Lukaku è finito alla Roma e adesso Allegri per dimostrare che aveva ragione fa giocare Moise Kean (che non è Lukaku nemmeno col cannocchiale con le lenti deformate) centravanti al posto dell’ex Fiorentina. Ovviamente Kean non segna mai. E quindi i gol per la Juventus li segnano i difensori centrali: prima Bremer e poi, in maniera rocambolesca, Rugani. Non ha alternativa.

Peccato che Allegri si perda nei suoi bicchier d’acqua. Del resto un allenatore che è titubante di fronte all’offerta del Real Madrid, titubante fino al punto di rifiutarla, è un allenatore che ha i suoi limiti. È apprezzabile da tanti punti di vista, su tutti la sua fiera opposizione al calcio contemporaneo, ma quando si intestardisce si rende incomprensibile. Proprio lui, il paladino del “calcio è semplice”. Ecco, si attenga alla semplicità.

ilnapolista © riproduzione riservata