ilNapolista

Il NYT: il caso-Italia serva da lezione, la confusione al governo ha alimentato l’epidemia

Il lungo articolo parte con l’aperitivo di Zingaretti: “Sono stati tra i primi a capire cosa fare, ma lo hanno fatto tardi e male: messaggi ambivalenti e contrastanti di esperti e politici”

Il NYT: il caso-Italia serva da lezione, la confusione al governo ha alimentato l’epidemia

 

“Mentre le infezioni da coronavirus in Italia superavano i 400 casi e le morti erano già in doppia cifra, il leader del Partito Democratico al governo pubblicava una sua foto mentre brindava ad “un aperitivo a Milano”, esortando le persone a “non cambiare le loro abitudini”. Era il 27 febbraio. Non più tardi di 10 giorni dopo, quando il bilancio era a 5.883 infezioni e 233 morti, Nicola Zingaretti ha pubblicato un nuovo video, questa volta informando l’Italia che anche lui aveva contratto il virus”.

Comincia così un lunghissimo articolo del New York Times sul “caso Italia”. Una puntuale analisi della situazione epidemica del nostro Paese, e soprattutto della risposta all’emergenza, intesa come una lezione per il mondo occidentale: le misure eccezionali di contenimento sociale e di isolamento degli infetti vanno prese in fretta, in modo netto, con trasparenza e chiarezza. Non come in Italia, insomma, dove pur avendo intuito fin da subito che il lockdown era la via da percorrere, il governo ha agito in maniera confusionaria e ambivalente non riuscendo a contenere davvero il contagio. I record di ammalati e decessi di questi giorni, scrive il NYT, servano da insegnamento.

“I funzionari italiani difendono il loro operato, sottolineando che la crisi non ha precedenti nei tempi moderni. Affermano che il governo ha risposto con rapidità e competenza, agendo immediatamente su consiglio dei suoi scienziati e muovendosi più rapidamente su misure drastiche, economicamente devastanti rispetto alle loro controparti europee”, ma il quotidiano Usa mette in fila azioni e dichiarazioni dell’ultimo mese e mezzo dei protagonisti italiani della crisi, “mostrando opportunità mancate e passi falsi critici”. Ci sono tutti: Conte, Zingaretti, Speranza, Sala, Zaia. Non c’è De Luca, che dalla ricostruzione delle montagne russe di decisioni “mezze mezze” (come le ha definite lo stesso governatore della Campania), ne esce – nell’assenza – come l’unico puntato dritto alle misure drastiche, almeno come indirizzo operativo.

Gli episodi che il NYT elenca sono tanti.

“Il 21 gennaio, mentre alti funzionari cinesi avevano già avvertito che i casi di virus nascosti “saranno inchiodati sul pilastro della vergogna per l’eternità”, il ministro italiano della cultura e del turismo ha ospitato una delegazione cinese per un concerto presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia per inaugurare l’anno della cultura e del turismo Italia-Cina. Michele Geraci, ex sottosegretario italiano nel ministero dello sviluppo economico, ha bevuto una cosa con altri politici, ma si è guardato attorno inquieto. “Siamo sicuri di voler fare questo?”, dice di aver chiesto. “Dovremmo essere qui oggi?”.

E poi ci sono le innumerevoli dichiarazioni di rassicurazione che i politici italiani hanno sparpagliato anche a crisi già esplosa, e che il giornale elenca con precisione anglosassone. C’è Di Maio che dice che “In Italia passiamo dal rischio epidemia al rischio infodemia”, c’è la campagna di Beppe Sala su “Milano non si ferma”, c’è l’annuncio del lockdown del nord fatto trapelare prima dell’ufficializzazione permettendo la trasmigrazione da nord a sud di migliaia di persone a rischio. C’è la barzelletta delle autocertificazioni.

L’Italia sta ancora pagando il prezzo di quei primi messaggi contrastanti di scienziati e politici. Le persone che sono morte di recente in numero impressionante – più di 2.300 negli ultimi quattro giorni – sono state per lo più infettate durante la confusione di una settimana o due fa”.

ilnapolista © riproduzione riservata