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Dalila Di Lazzaro: «Agnelli mi regalò un portasigarette, ci pagai l’anticipo di una casa»

Al Corsera racconta la cena del secolo a Trastevere: «De Niro mi inseguì per tutta Trastevere, non sapevo come smollarlo. Presi un taxi e scappai. Una liberazione»

Dalila Di Lazzaro: «Agnelli mi regalò un portasigarette, ci pagai l’anticipo di una casa»

Il Corriere della Sera intervista Dalila Di Lazzaro che racconta della celebre cena con Robert De Niro, Muhammad Alì, Gianni Minà, Sergio Leone, Gabriel Garçia Marquez, e di un regalo di Agnelli

Dalila Di Lazzaro: «Vivevo a Roma e un pomeriggio chiama Sergio Leone, lo conoscevo bene, con lui e la moglie facevamo spesso delle gite. Ero fidanzatissima con un padovano ma Sergio esordisce cos.: “Tu stasera non hai impegni, sei ospite con amici miei”. Replico: “Ma non posso!…”. Insiste. Sapevo che stava girando C’era una volta in America e mi dico dai, magari ci scappa una particina. Mi dà l’indirizzo di un’osteria a Trastevere, Checco er carrettiere… Io, che son friulana, arrivo in anticipo, era il giugno del 1982, molto caldo, avevo preso il sole, indossavo un bel vestitino, ero una bambolina. Mi faccio un giretto… a un certo punto passa uno: “A bbona, sei un paradiso!” Timidissima, mi nascondo in un bar sinché non intravedo Sergio con la moglie. Gli chiedo: ma stasera cos’è, una cena? Mi prende sotto braccio e mi dice: “Sì, ma mi devi promettere che non lo fai bere”. Io allora chiedo: “Ma chi?”. Risposta: “Eh, Robert De Niro”. Trasecolo: “E io che c’entro?…»

Ma lei De Niro lo conosceva?

Dalila Di Lazzaro: «Mai visto prima. Però Leone disse: “Figliola mia, ma non sai quello che Robert ha fatto perché tu fossi qui stasera. Mi ha detto che se non ci fossi stata tu, lui non avrebbe fatto il film con me. Non puoi capire, mi ha chiamato da New York: “Allora c’è Dalila?».

Al tavolo come vi sistemaste?

«Diresse tutto Sergio, tu mettiti qui, Minà di là poi Marquez, poi il produttore, poi un’attrice americana e altre due persone, due uomini e una donna, non ricordo i nomi. Quando entra Muhammad Ali dico nooo… anche mio padre era un pugile, boxava con Primo Carnera che gli fece un occhio nero. Ali era il suo mito.»

Ma De Niro?

«Subito non lo riconobbi, sembrava un frate. Camicia di lino e jeans stropicciati, infradito. Sergio, zac, lo piazz. vicino a me. A un tratto Leone fa: niente vino, niente vodka per lui, lo voglio magro sul set….»

E poi?

«Vedo che mentre mangiava, Ali s’addormentava, la testa scendeva sul piatto. Allora la moglie, bellissima, gli dava un colpetto e lui si riprendeva. Sergio mi disse: “Non lo sa ancora nessuno ma ha un problema alla testa…”»

Torniamo a Bob…

«A mezzanotte avevo appuntamento con il mio fidanzato, gli avevo detto che ero fuori per lavoro e di aspettarmi. Quando saluto e me ne vado, De Niro esce con me, non sapevo come smollarlo. Mi resta dietro per tutta Trastevere. “Vengo con te”, io con i tacchi sui sampietrini… “Non ti lascio, voglio star con te”. Io: “Ma non posso!”. E lui: “Non ti faccio niente”. Ussignur.»

Il seguito?

«Arriviamo a piazza Navona. Vado verso l’hotel Raphael, esasperata entro e chiedo un taxi. Quando arriva l’auto, Robert mi dà un bacio, mi fa cadere, mi abbraccia. Io mi divincolo. Dico al tassista… vada via: scappo, una liberazione!»

Tra suoi flirt, il tennista Yannick Noah.

«Lo conobbi al Foro Italico. Dagli spalti gridano: “Dalila sei bellissima!”. Yannick stava servendo ma si fermò per guardarmi. Iniziò così…».

L’Avvocato la raggiungeva in elicottero… 

«Sì, diciamo che Gianni Agnelli aveva delle comodità che a volte faceva provare anche a te. Una sera ero da lui, a Roma. C’era Henry Kissinger, mi annoiavo. Sono lì per andarmene e lui mi dà un portasigarette. Io glielo ridò, “che me ne faccio”… Andiamo avanti così per un po’. Sto per uscire senza essermelo preso quando mi raggiunge Brunetto, il suo maggiordomo, che mi dice: “Se l’Avvocato ti fa un regalo, accetta”. Poi mi accorsi che la scatola era di Bulgari, ci pagai l’anticipo di una casa».

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