Liverpool applaudì Karius, a Napoli insultano Mario Rui

Il portoghese costretto a bloccare i commenti sui social per la valanga di insulti post Anfield. Una sub-cultura lontana anni luce dall’Inghilterra

Liverpool applaudì Karius, a Napoli insultano Mario Rui
Foto Ssc Napoli

La finale persa col Real

“Karius riceve l’applauso di Anfield dopo gli errori di Kiev”. Quegli errori del portiere ex Liverpool costarono proprio ai Reds una Champions League. Fu il Real Madrid, infatti, ad alzare la Coppa nella serata di Kiev lo scorso 26 maggio. “Standing Ovation per il portiere tedesco”. Dopo qualche settimana, il Liverpool, di ritorno ad Anfield, fu travolto dagli applausi dei proprio supporters. Ma per Karius fu una serata davvero speciale: tutti in piedi per lui. Applausi. Ma come è possibile? Applausi non per chi ti ha fatto perdere un’amichevole estiva con il Chievo, ma una finale di Champions League. Strani, questi tifosi. Invece di chiederne la testa da apporre su una picca all’esterno dello stadio, gli riservano un abbraccio. Questione culturale (sub-culturale, in alcuni casi).

Dopo Liverpool-Napoli, gara che è costata agli azzurri l’eliminazione dal girone Champions per una sola rete, nel mirino di molti tifosi napoletani è finito Mario Rui. Un calciatore che, considerata la lunghissima assenza dai campi di Ghoulam, negli ultimi mesi ha fatto gli straordinari. Lo stesso calciatore che, quando la Roma lo prelevò dall’Empoli suscitò le solite nenie, le snervanti e critiche al mercato del Napoli che si fece beffare dalla società giallorossa.

Karius

Le lacrime di Karius a fine gara

Ha dovuto bloccare i commenti

Dopo Liverpool-Napoli, il portoghese si è visto costretto a bloccare i commenti ai suoi post sui social perché oggetto di insulti da parte di chi utilizza questi strumenti per sentirsi presente in un mondo che altrimenti sarebbe confinato alla sola e triste, buia, monotona camera da letto. Personalmente non ho mai preteso da Mario Rui sgroppate alla Garrincha o un sinistro alla Roberto Carlos. So che è Mario Rui. So che è un calciatore grintoso, che può essere l’uomo in più come a Bergamo con l’Atalanta, che è uno tosto. So che legge bene le diagonali, un po’ meno la linea. Come Hysaj legge bene la linea, ma crossa meno. Come Hamsik che è tecnicamente forte, ma che negli strappi va in difficoltà.

Ho imparato a riconoscere pregi e difetti dei singoli e non mi aspetto da loro nulla in più di ciò che sono. So che Koulibaly può andare in difficoltà con Dzeko, che Albiol può soffrire un attaccante rapido. So che Mario Rui può soffrire Salah o Di Maria. Ma non per questo il portoghese merita la crocifissione in sala mensa. Gli errori possono risultare decisivi o meno, se Callejon avesse pareggiato centrando la porta di Anfield adesso la musica sarebbe diversa (ma questa è altra storia, è la sub-cultura della critica legata al solo risultato).

La caccia alle streghe del post Liverpool rischia di essere deleteria per una squadra che alla vigilia di questa Champions era data per spacciata (“faremo al massimo due o tre punti”, dicevano gli illuminati). Invece, si torna in Europa League con la consapevolezza di avere i mezzi per provare ad arrivare fino in fondo. Ad Anfield il Napoli ha meritato di perdere, ma nel complesso non ha meritato l’eliminazione. E se non meritava l’eliminazione, merita applausi. Mario Rui come tutta la squadra. Ma siamo a Napoli, non a Liverpool: meglio che il portoghese chiami Karius al telefono per chiedergli cosa voglia dire ricevere affetto dopo gli errori.

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