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Il caso-Insigne: perché, in questa Italia, non è uno scandalo che rimanga fuori

La Nazionale è una scelta, e Ventura (come Conte) ha deciso di puntare su un blocco di calciatori – quindi su concetti di gioco – che non contemplano Insigne.

Il caso-Insigne: perché, in questa Italia, non è uno scandalo che rimanga fuori

Niente di nuovo

Il Napolista non è particolarmente amato per alcune sue posizioni controverse. È un duro, sporco, ma divertente lavoro. Ecco, oggi vogliamo continuarlo. Parlando di Insigne in funzione di Italia-Svezia, ribadendo dei concetti che abbiamo espresso già all’indomani della sconfitta di Solna. Li potete trovare in questo articolo, li copincolliamo qui:

La collocazione tattica di Insigne è un po’ indigesta per certi allenatori (solo in Italia, comunque), e ci porta quasi automaticamente ad andare oltre. Il suo è un gioco atipico, anarchico – sì, ci stiamo orgogliosamente arrampicando sugli specchi per non sembrare di parte, in un’altra nazionale qualsiasi Insigne giocherebbe senza se e senza ma, noi siamo Il Napolista e non vogliamo dirlo, non possiamo dirlo apertamente, in realtà potremmo essere anche d’accordo con Ventura da un certo punto di vista.

Potremmo essere d’accordo, scrivevamo dopo, nel momento in cui il resto della squadra sia perlomeno coerente con le idee del tecnico. Come dire: l’allenatore di una squadra di calcio è pagato per fare delle scelte. Ed è giudicato in base ai risultati che derivano da queste scelte.

Ora, semplicemente: se Ventura ha deciso di puntare su un certo modulo, quindi su un certo gioco e su certi interpreti, la scelta di escludere Insigne può essere discussa e discutibile. Ma è perfettamente in linea con le premesse di riferimento. Niente di nuovo, dai tempi di Conte in poi: l’Italia deve essere schierata con la difesa a tre e con esterni a tutto campo e con due attaccanti? Sì? Allora non c’è posto per Insigne. Non c’è spazio tattico e concettuale per il suo gioco. Lo scrive anche Sebastiano Vernazza sulla Gazzetta di oggi. Vi rimandiamo al nostro articolo in merito.

Non ci facciamo condizionare

La storia di Insigne in Nazionale è semplice. Esattamente come quella nel Napoli. Insigne è un calciatore di grandi promesse, diventato campione determinante nel Napoli e in un certo contesto di gioco. E dopo un lavoro iniziato da Zeman, concretizzato da Benitez ed esaltato da Sarri. Tecnici lontani anni luce dalle idee di Conte e Ventura, i ct della Nazionale.

Abbiamo scritto “campione determinante”, sopra. Abbiamo aggiunto “nel Napoli e in un certo contesto di gioco”. Ecco, il punto è questo. Insigne non è Messi o Ronaldo. È distante pure dai grandi campioni della storia italiana – Baggio, Del Piero, Totti. Questo non vuol dire che oggi rappresenti il nostro più fulgido esempio di talento creativo, ma non è detto che questa qualità altissima debba essere necessariamente quella dei top player. Nessuno gli ha mai chiesto di esserlo. Nessuno l’ha mai preteso. Sarebbe ingiusto, sarebbe sbagliato.

Da Insigne sappiamo cosa aspettarci, e anzi siamo felici quando vediamo che il suo livello d’eccellenza si sposta sempre un po’ più in là. Sta migliorando, può migliorare ancora, è diventato un esterno moderno e completo ed è perfettamente funzionale al gioco del Napoli. Potrebbe giocare in tantissimi club europei, sarebbe protagonista ovunque. Ma è un calciatore lontano da un certo tipo di impatto su una squadra. Specie su una squadra lontana dalle sue caratteristiche. Non facciamoci condizionare dal nostro occhio “partigiano”, e riconosciamo Insigne per quel che è.

La Nazionale

Il discorso Nazionale non è lontano da questo ragionamento. Senza cadere nel complottismo anti-Napoli (che poi il complottismo anti-Napoli sarebbe farlo giocare per farlo stancare, tra l’altro), bisogna pensare all’Italia come una scelta: su chi puntare? Quali sono gli uomini chiave? E quindi: quali sono i concetti di gioco intorno ai quali costruire la squadra?

Ecco, in questo momento (e da un quinquennio a questa parte) l’Italia ha scelto un blocco che esautora Insigne – volutamente o meno. Ma non solo Insigne. Anche El Shaarawy (prima presenza in Nazionale nel 2012, ora ne ha solo 23), anche Balotelli, Giovinco, anche (per il momento) Rugani, Romagnoli, Verdi e Pellegrini. Si tratta di un gruppo di calciatori che potrebbe essere convocato o giocare titolare. Solo che non succede. Perché le preferenze per uomini e schemi di gioco consigliano di non farlo. Insigne è il nome più forte di questa shortlist di esclusi eccellenti, ma ripetiamo quanto detto all’inizio del pezzo: la sua esclusione non è un’assurdità. O meglio: è un’assurdità meno assurda di Jorginho schierato nel match decisivo dopo zero minuti (!) durante questa gestione tecnica della Nazionale italiana, per esempio.

Quindi, diciamolo senza problemi: Ventura ha deciso così ed è giusto che continui. Insigne fuori. Nella sua logica, nella sua storia, nella storia di questa nazionale, è una scelta che ci sta perfettamente. Qualcuno può anche non essere d’accordo, ma questo è un altro discorso.

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