Ok su Quaglia, ma il cinepanettone è una boiata

Non mi fa ridere Woody Allen e mi diverte Biagio Izzo. Ho litigato con mia moglie che mi trascinò a vedere “Kitchen” tratto dal romanzo di Banana Yoshimoto e “Viaggio in Inghilterra” con Antonhy Hopkins e Debra Winger: all’uscita dalla sala meditai il suicidio. Mi serve per poter affermare con orgoglio che non sono radical chic  e  nemmeno finto intellettuale di sinistra. Te lo dico gioiosamente Gallo, questo è per me luogo di svago, tutti possono dire tutto ma c’è un limite. Non puoi affermare che Natale in Sudafrica è divertente. Diciamo che sono pienamente d’accordo a metà col direttore, per emulare il difensore Luigi Garzja che involontariamente inventò uno dei più riusciti tormentoni di “Mai dire Gol” della Gialappas. Anche io litigo con gli amici per ridimensionare Lavezzi (ottimo ma non sublime) e rivalutare Quagliarella (giocatore vero), che secondo me è uno dei più famosi esempi di scambio di ruolo vittima-carnefice. Però Natale in Sudafrica, ti prego, è una boiata pazzesca! Ho ancora una volta accontentato mio figlio (7 anni e mezzo, già tifosissimo del Napoli nonché bomber in fieri alla Mariano Keller) portandolo a vedere il cinepattone ma l’ho avvisato: l’anno prossimo ti aspetto fuori. La scena più divertente (e ho detto tutto) è la scarica colitica dell’ippopotamo, con De Sica e Tortora investiti da una pioggia di… cioccolata! Ma dai! Con tante star ingaggiate, non si poteva spendere qualcosina per un autore che scrivesse dieci battute decenti? Ho rimpianto Massimo Boldi, dalla comicità semplice ma non eccessivamente greve. Unico, e va detto, lato positivo del film la presenza di Belen Rodriguez, una delle rare prove dell’esistenza di Dio. Riempie lo schermo, ti inebetisce lo sguardo. DeLa farebbe bene a inserirla nell’organigramma societario. Per certi versi, però, sono contento. C’è qualcuno (senza fare nomi: il Maurelli) che mi  considera un lecchino nei tuoi confronti e invece è stato soltanto un caso essere in linea con te per Pocho e Quaglia. Stavolta hai toppato, come dicono a Roma. Magari inaugura “Mai dire napolista”, rubrica che affiderei al Maestro Carratelli, ma non esagerare nell’andare controcorrente. Sarai pure un salmone del giornalismo calcisticazzurro, ma non risalire i fiumi dove galleggiano gli ippopotami di De Laurentiis. Se ti becchi la scarica, poi non trovi Belen a consolarti.

Giuseppe Pedersoli

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