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Albiol il finto gregario che ha vinto tutto senza farlo pesare

Napoli ha tifato per il Villarreal, scegliendo Cavani come avversario. Nel nome del suo ex difensore sobrio e razionale, la parte di noi più difficile da conquistare

Albiol il finto gregario che ha vinto tutto senza farlo pesare

Eppure, di fronte, aveva Cavani. Che a Napoli è un santino. Ma nella scelta che tutti abbiamo fatto, in premessa della finale di Europa League – giochino finalmente distensivo: “per chi tifiamo stasera?”, col sottinteso “senza soffrire?” – Raul Albiol ha sbancato. Abbiamo preso le parti del Villarreal, quasi un plebiscito. Per quella vecchia storia che Davide è simpatico e Golia è un infame, per definizione. E perché se proprio a Napoli dobbiamo esternalizzare la felicità della vittoria scegliamo chi se la merita, chi se l’è guadagnata, e chi non c’ha tradito (dando terribilmente peso alla seconda variabile). Cavani, sì, va bene. Ma lui non aveva bisogno di noi – illusi che siamo, come se il trasporto fosse un’energia trasferibile per induzione dal divano alla Polonia – Raul invece sì.

E quando ha vinto, tutto di giallo vestito, ecco un po’ di malinconia: la consapevolezza che ci mancava, che ci era già mancato anche troppo. I più “adolescenti” di noi, per pulsione immediata, sono andati a riprendersi le virgolette di De Laurentiis quando Albiol andò via, depurate del loro senso meno cinico:

“Se un calciatore arriva all’età di 34 anni, si può cercare di essere riconoscenti e fare uno sforzo economico. Se decide, però, di voler andar via, ci fa soltanto un favore”

Concentrandosi su quel “ci fa soltanto favore” che ovviamente suonava malissimo già all’epoca, ma insomma… il senso era un altro. Altri, ancora rosi dalla Champions appena sfumata, riformattavano la realtà a uso e consumo della propria delusione: “Doveva andare via da Napoli per vincere…”. In pochi, tra l’altro, ebbero da ridire quando il Napoli lo rimpiazzò con Manolas.

Albiol fa questo effetto: nella sua sobrietà di difensore poco appariscente ha nascosto il suo palmares. Dimentichiamo che ancor prima di arrivare al Napoli aveva già vinto un Mondiale, due Europei, una Liga col Real Madrid, una Coppa Uefa col Valencia, un paio di coppe di Spagna, una Supercoppa spagnola. E col Napoli ha comunque portato a casa una Coppa Italia e una Supercoppa. Quella col Villarreal non è un’impresa inedita, per quanto epica la si voglia raccontare. Ce ne prendiamo una porzione, senza fare troppi complimenti. Perché Albiol è rimasto uno di casa. Quello che trovavi a via Luca Giordano, a comprare cose qualunque in un negozio qualunque, con la famiglia. Tipo gli esseri umani. Vila-real come Villaricca, la distanza per l’anima non conta.

Facile farsi amare per un dribbling o una caterva di gol. O, meglio, per quegli atteggiamenti che tanto adorano le folle: te la prendi mezza volta con la Juve ed è fatta. Albiol ha conquistato la parte razionale dei napoletani, quella con la scorza. Sedimentando. Imponendo la propria presenza di sponda, laterale a Koulibaly. Un finto gregario.

Albiol capitano che alza la coppa è un riflesso del nostro specchio, che ci torna indietro sfumato, in ritardo, edulcorato. Ne abbiamo riconosciuto la valenza tattica ai primi stenti della coppia di centrali più rognosa del mondo, con l’esuberante Manolas al posto suo.

Sarri una volta disse:

«A Raúl ho fatto notare che sbagliava la postura in campo. Poi mi veniva da ridere perché avevo corretto un calciatore che ha vinto tutto, persino un Mondiale e due Europei con la Spagna».

E ancora, era il 2015:

«Deve migliorare nella gestione dell’uno contro uno, cercando di indirizzare la giocata invece di intervenire. Ma tatticamente sono molto contento: Albiol è uno di quelli che cerca di recepire più velocemente possibile».

Albiol ha il carisma, puro e semplice. Non è infallibile, ed ha un sacco di difetti. Ma col Napoli di Sarri ha garantito un’incisività mai chiassosa: nella stagione 2017/18 chiuse terzo nel Napoli per palloni toccati a partita, con 4,2 salvataggi ogni 90 minuti, di media. Uno in più di quella macchina da tackle di Koulibaly.

Allegri al Corriere della Sera, per citare un altro suo ammiratore:

«Albiol è un professore della difesa, per caratteristiche tecniche, per letture di situazioni, per capacità di intuire il progresso delle azioni».

Amava Napoli quando ha deciso tornare in Spagna, e ha continuato a cantilenare lo stesso sentimento ad ogni intervista “postuma”, anche pochi giorni fa. Ma non gli è mai mancata la lucidità, quella “capacità di intuire il progresso” delle azioni come della vita. S’è andato a prendere un’altra quotidianità e un altro trofeo col piccolo Villarreal, lasciandosi indietro un sentimento di vicinanza seminato senza darlo troppo a vedere.

E’ stato facile scegliere per chi tifare, tutto sommato: Albiol è un campione a nostra immagine e somiglianza. Solo che lui lo sapeva e noi non ancora.

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