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Damascelli: i club (e i presidenti) ostaggio dei tecnici. Resistono De Laurentiis e Lotito

Conte e Sarri sembrano sempre più a briglia sciolta, si approfittano della fragilità di chi dovrebbe gestirli. Solo De Laurentiis e Lotito dominano ancora la scena con le loro scelte, anche le più imprevedibili

Damascelli: i club (e i presidenti) ostaggio dei tecnici. Resistono De Laurentiis e Lotito

Un tempo, scrive Tony Damascelli su Il Giornale, ai presidenti dei club calcistici “bastava alzare la voce per rimettere ordine in casa”. Così capitava a Moratti e Berlusconi, ad Agnelli, Viola o Sensi. Oggi non più. L’Inter e la Juve sono ostaggi dei loro tecnici. Gli unici presidenti che resistono sono De Laurentiis per il Napoli e Lotito per la Lazio.

“Oggi resistono in trincea De Laurentiis Aurelio e Lotito Claudio che dominano la scena con il loro frasario e le loro scelte. Anche le più imprevedibili che hanno messo alla porta addirittura un professionista come Ancelotti. Ma altrove la situazione è cambiata”.

Tanto per cominciare, sulla sponda Juve,

“Andrea Agnelli non ha il carattere e l’astuzia dialettica del padre e dello zio. Così come è lontanissimo, anzi opposto, ai modi di Giampiero Boniperti al quale era sufficiente uno sguardo per mettere a tacere qualunque malumore interno o critica che provenisse dall’esterno”.

Così, Sarri

“nonostante i tentativi di mettergli una sella, continua a correre come un cavallo da palio o da rodeo. Scalciando qua e là, con posture e parole che hanno provocato qualche arrossamento sulla pelle piemontese, abituata ad altri stili e ad altre fedeltà aziendali”.

Damascelli si riferisce alle dichiarazioni del tecnico bianconero post Napoli-Juve, che tanto hanno fatto arrabbiare la società.

“Sarri è questo, non può cambiare a sessant’anni, ma si riteneva che potesse migliorare, appena modificando usi e abitudini ma devo aggiungere che avrebbe bisogno di una protezione che, invece, a livello di comunicazione è inesistente, se non addirittura controproducente. Ma è partita persa, alla proprietà l’argomento non interessa, se la comunicazione aziendale ha la priorità, quella sportiva è marginale. E Sarri diventa un battitore libero”.

A Milano, sponda Inter, va anche peggio, continua Damascelli.

“Perché l’Inter è nelle mani di Conte, non soltanto la squadra ma la comunicazione effettiva al popolo dei tifosi”.

Al tecnico è consentito

“svalutare o disprezzare le scelte del club, di annunciare querele, di sfuggire alle proprie responsabilità dinanzi alla stampa, delegando ad altri, in un momento critico, la parola ma con il suo pensiero. Conte è dominus, lo merita per i risultati ottenuti ma ne sta approfittando per l’assenza o fragilità di chi dovrebbe, invece, gestirlo, perché, infine, lui è sempre un dipendente, come Sarri, e dovrebbe stare alle regole della casa. Ma non è certamente il giovane Zhang ad avere queste capacità caratteriali di intervento e Marotta, ormai, conosce da anni il proprio allenatore e sa come sia praticamente ingovernabile”.

 

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