“I sentieri delle ninfe” il nuovo racconto di Fabrizio Coscia

Lo scrittore napoletano indaga la realtà sfuggente delle ninfe cogliendo la loro natura di portatrici di vita e di immagini distruttrici piene di morte

“I sentieri delle ninfe” il nuovo racconto di Fabrizio Coscia

Abbiamo conosciuto narrativamente il collega Fabrizio Coscia con “Notte abissina (Avagliano)” , un bel romanzo storico che ci piacque molto per lingua e storie. Ora Coscia si è costruito una sua solida fama di saggista letterario che con il suo ultimo “Il sentiero delle ninfe, nei dintorni del discorso amoroso (pagg. 192, euro 14.90; Exorma)” fa a nostro giudizio un passo avanti.

Come un novello Calasso dei nostri giorni lo scrittore napoletano indaga la realtà sfuggente delle ninfe cogliendo la loro natura di portatrici di vita e di immagini distruttrici piene di morte. Ma fa questo rinunciando ad una narrazione storico-mitico-cronologica, ma saltabellando tra Mito, films, poesie, zincografie, etc.. Intervallando questo gustoso divertissement letterario con le vicende della sua donna e con le paure del Coscia amante odierno.

Chi era quella donna che su suggerimento di Bazlen costrinse il mite Montale ad una poesia forzata? Ma una ninfa sicuramente. Non è pur vero che in fondo anche l’amore è dato da una prima immagine mal percepita e singolarissima che spesso viene ad essere adorazione di un simulacro? Le caratteristiche delle Ninfe? Innanzitutto la loro capacità di prenderti fuggendo e generando anche il tema del doppio: come in “Vertigo” di Hitchcock.

Tema centrale quell’immagine percepita come lo spectator della foto che vede lo spectrum di barthesiana memoria saggistica. Dora Markus, Albertine, Marthe, Laura, Angelica, fino alla sua Linda. Cambiano i mentori: Montale, Proust, Warburg, Bonnard, etc.. In realtà ogni uomo insegue il vuoto – pieno di senso – della ninfa di turno. Come uscire da quello che Proust definiva il “morbo sacro dell’amore”? Abbandonandosi forse alla vox media dell’attrazione. Come scriveva Freud: “prima o poi bisogna ben cominciare ad amare prima di ammalarsi… “. D’inedia.

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