Un Napolista al Camp Nou – Ho visto Messi e l’erede di Iniesta e Xavi: Aleñá

La squadra di Valverde non ci ha fatto una grande impressione (Boateng e Dembélé lasciamo perdere), ma abbiamo ammirato un talento puro

Un Napolista al Camp Nou – Ho visto Messi e l’erede di Iniesta e Xavi: Aleñá

Ho visto Messi

Eccoci qui, ancora una volta. Qui dove abbiamo raccontato del Camp Nou, descrivendolo come il teatro dell’indipendentismo, dello scarso coinvolgimento del suo pubblico in occasione di Barcelona-Valladolid (giocatasi lo scorso 16 febbraio) e della sudditanza psicologica mostrata dal direttore di gara di quella sfida. Rieccoci qui per affrontare questa volta un discorso di tutt’altro genere, legato alle emozioni che chi vi scrive, insieme ai suoi undici amici (e leoni), ha provato nel vedere giocare (e vincere 1-0) il Barcelona di Leo Messi e compagni.

Partendo dalla più classica e utile delle informazioni, ovvero le formazioni delle due squadre: Barcellona (4-3-3): ter Stegen; Sergi Roberto, Piqué, Vermaelen, Jordi Alba; Aleñá, Busquets, Arturo Vidal; Dembélé (70′ Coutinho), Messi, Boateng (60′ L. Suarez). All.: Valverde. Valladolid (3-4-2-1): Masip; Joaquin, Kiko Olivas, Calero; Antoñito, Michel, Anuar, Nacho; Verde (67′ Toni Villa – 77′ Plaza); Enes Ünal (79′ Keko), Sergi Guardiola. All.: Sergio Gonzalez.

Un divario evidente

Il divario, ovviamente, ci è parso subito evidente. Abbiamo fin da subito pensato a una gara a senso unico. E così è stato, anche se non possiamo dirvi che i blaugrana ci abbiano entusiasmato più di tanto. La squadra di Valverde ci è sembrata ancora alla ricerca di un’identità di gioco precisa e troppo dipendente dalle iniziative del suo giocatore migliore: Messi. Il risultato finale (1-0 su rigore trasformato dall’argentino) potrebbe già bastare a fornire un indizio sulla spettacolarità della partita. Una partita in cui ci aspettavamo di essere accecati dal talento di Leo Messi o Luis Suarez, ma che in realtà ci ha sorpreso più per altre cose.

Le sorprese negative: Boateng e Dembelé

Chiariamoci subito: quando vai al Camp Nou a vedere il Barcelona e scopri che Suarez è in panchina (per poi entrare negli ultimi 30 minuti e divorare due palle-gol) e che il centravanti con la camiseta blaugrana è Kevin Prince Boateng… non ti ha detto proprio bene. Poteva andarti meglio, diciamo così. Tanto peggio se un altro dei giovani talentuosi a disposizione di Valverde è in “giornata no”, oltre a sembrarti acerbo (classe 1997).

Parliamo di Ousmane Dembelé, prelevato lo scorso anno per una cifra iperbolica dal Borussia Dortmund con l’intento di sostituire Neymar. “Un Inacio Pià che ci crede di più”, l’ha definito uno degli amici napoletani seduto accanto a chi vi scrive. Un’esagerazione, certo. Che rende l’idea però della prestazione offerta dall’attaccante. Iperbolica la valutazione, iperbolico il confronto.

La sorpresa positiva

Chi dai confronti può fare a meno di guardarsi le spalle, a nostro avviso, è invece Carles Aleñá, talento della “cantera” del Barcelona, che ha compiuto 21 anni a gennaio e che fa parte del club catalano da quando era solo un bambino di 7 anni, cioè dal 2005. Contro il Valladolid è partito titolare, occupando prima la posizione di mezzala sinistra, per poi spostarsi in quella di mezzala destra nella ripresa (sempre nel 4-3-3 di Valverde). Ecco, il ragazzo ci ha davvero rubato gli occhi. Per conduzione della palla, per maturità, per compostezza e naturalezza nel pensiero e nelle giocate, per la delicatezza del suo sinistro, per l’inventiva, per la capacità di vedere corridoi che, ai più, sono letteralmente oscuri.

Difficile fare un paragone con un calciatore molto conosciuto per cercare di descriverlo, anche perché Aleñá ci è sembrato davvero uno di quei talenti rari. Che sia un altro Xavi o un altro Iniesta? Non ci sorprenderemmo se arrivasse a quei livelli. Le qualità, infatti, sono quelle del campione assoluto, ecco perché ci sentiamo di scommettere che il 21enne spagnolo sarà presto tra i migliori centrocampisti del vecchio Continente.

A noi, intanto, ha già rubato gli occhi. Come niente e nessun altro hanno fatto nella nostra “esperienza blaugrana”.

4- continua

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