Tutte le assurdità sul Napoli di Ancelotti

Nessuno lo dava tra i primi quattro e ora si parla di delusione per il secondo posto. L’ipocrita e autolesionistica retorica che accompagna questa stagione

Tutte le assurdità sul Napoli di Ancelotti

Qualche pensierino sul Napoli e sulla stagione calcistica fino a questo punto.

Lo scudetto: per il Napoli vincerlo è un obiettivo ancora irraggiungibile. Ma nonostante che gli azzurri non fossero stati accreditati di nessuna chance ad inizio stagione, il secondo posto è accolto quasi con sufficienza. Tra tifosi e opinionisti si parla apertamente di delusione, come se il Napoli fosse partito da favorito. Delusione che non si stempera neanche contro una Juventus da 60 punti in 22 partite.

Una situazione a dir poco surreale. I 51 punti dopo 22 giornate sono il secondo miglior punteggio nella storia del Napoli. E nella gran parte dei campionati passati si sarebbero tradotti in un primo posto (e con distacco). Persino gli 11 punti di vantaggio sulla terza e i 16 sulla quinta spostano di poco il giudizio di tifosi e opinionisti. Si sussurra già di annata fallimentare, e se il Napoli non dovesse vincere l’Europa League, manifestazione difficilissima, i tifosi torneranno a dissotterrare l’ascia di guerra.

Le Coppe: come scritto da “Il Napolista”, gli azzurri si trovano nella scomodissima condizione di “lose-lose”. Le coppe sono viste ancora una volta con fastidio, quasi un obiettivo minore, un inutile contentino. Ma guai a non vincerle. L’uscita di scena dalla Coppa Italia anche delle altre tre maggiori pretendenti ha dimostrato quanto le partite secche siano rischiose.

L’Europa League è un obiettivo importante, ma è sbagliato pensare che il Napoli parta da favorito numero uno. Le aspettative esagerate non fanno altro che preparare il terreno a nuove assurde contestazioni in caso di mancata vittoria.

Serie A: negli ultimi anni è il campionato più noioso e scontato d’Europa. La Juventus è sicuramente superiore a tutte, su questo non ci piove. Ma, in tutta onestà, le squadre che provano a contrastarla non sono tante. Chi ci ha provato sul serio, ha messo in difficoltà i bianconeri. Solo nelle ultime 7 partite, per ben 5 volte la Juve ha rischiato seriamente di perdere punti o ne ha persi per davvero. Tante sono state le partite risolte con episodi dubbi o per il rotto della cuffia. Oppure non vinte. Torino, Atalanta, Sampdoria, Lazio e Parma hanno fatto vedere i sorci verdi alla corazzata bianconera. Per la cronaca, tutte squadre battute abbastanza comodamente dal Napoli.

In ogni caso difficilmente l’ottavo scudetto consecutivo sfuggirà alla Juve. I bianconeri riescono sempre, in un modo o nell’altro, a tirare fuori il coniglio dal cilindro. Il mezzo passo falso col Parma è giunto con il mare calmo, ma state certi che con il mare in tempesta (alias un distacco inferiore) una partita così la Juventus l’avrebbe vinta. Con le buone o le cattive. O con un episodio favorevole. È la storia recente ad insegnarcelo.

Milan-Napoli: la partita della vergogna. Quella che non si doveva perdere. O forse, più semplicemente, una partita sbagliata, con Ancelotti che stava (e sta) provando a far cambiare pelle al Napoli. Ma si sa, nell’epoca dei social ogni giudizio deve essere definitivo. Fino alla prossima smentita.

Il pubblico: non ci sono più aggettivi per definire l’assenza di tifosi dal San Paolo. Un mix di aspettative esagerate condite con la nota scomodità dello stadio. Sicuramente la gran parte dei tifosi preferisce gli agi del proprio divano e del maxischermo di casa. Spesso a costi irrisori.

In ogni caso l’antropologia del tifoso è totalmente cambiata. Allo stadio ci sono sempre più opinionisti e meno tifosi. Un San Paolo spesso silenzioso e che si accende raramente. In troppi sono intenti a giudicare la prestazione con la lente d’ingrandimento, più che appassionarsi allo spettacolo. Che in campo non manca quasi mai.

I prezzi non c’entrano. E neanche la lotta per lo scudetto c’entra nulla. L’anno scorso, con gli azzurri a un passo dal titolo, il San Paolo fu solo il sesto stadio italiano come percentuale di riempimento.

Il Bilancio: il grande nemico del tifoso napoletano. I soldi (altrui) sono la panacea di tutti i mali.  E vanno spesi con grande generosità. Poi la storiella che il Napoli venda sistematicamente i suoi migliori calciatori per mantenere i bilanci in attivo è solo una leggenda metropolitana. Anzi, è vero il contrario. Finora è stato proprio un bilancio sano a consentire al Napoli di trattenere i suoi migliori calciatori.

Comunque il Napoli in alcuni casi può (e deve) vendere, è la legge del mercato che lo impone, ed è impossibile trattenere un calciatore che non vuol restare. Succede in tutte le squadre del mondo. Ma un bilancio in salute ha consentito finora al Napoli di fissare le condizioni senza essere messo spalle al muro.

Hamsik: è stato ed è ancora il nostro CAPITANO. Merita di monetizzare altrove, visto che per lui sarebbe impossibile farlo dalle nostre parti. Ha dato tutto ciò che poteva, è giusto dargli questa chance.

Gli stessi napoletani che lo hanno criticato per non essere stato un cuor di leone in alcune partite decisive (vedi Liverpool, per esempio), ora sono sul piede di guerra con la SSC Napoli per il suo addio.

Sono certo che se il Napoli non lo liberasse sarebbe tacciato di ingratitudine verso il calciatore.

Sarri: molti napoletani ne parlano ancora oggi come l’uomo che avrebbe cambiato il destino di questo torneo. Il suo ciclo a Napoli era esaurito, fisicamente, psicologicamente e forse anche tatticamente. Sarebbe stato impossibile per Sarri aggiungere nuova linfa al gruppo attuale. Anzi, con lui in panchina il secondo posto a -9 sarebbe vissuto da tutto l’ambiente calcistico italiano come un clamoroso fallimento. Ammesso e non concesso che con un Sarri esausto, ed una squadra senza turnover, il Napoli sarebbe stato in grado di essere secondo in classifica.

Ancelotti: l’allenatore più prestigioso nella storia del Napoli continua ad essere oggetto di dubbi se non di sberleffi. Dopo ogni partita c’è sempre qualcuno che avrebbe fatto meglio di lui.

In realtà sta caricando tutti i calciatori, lasciando loro sempre meno alibi. L’addio di Hamsik accelererà ancor di più questo processo di responsabilizzazione. Il Napoli di Ancelotti è ancora in costruzione.

Però con la qualificazione alla prossima Champions League quasi in tasca e ancora in corsa per l’Europa League.

Non male per un cantiere aperto.

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