Rileggiamo le griglie scudetto che davano il Napoli quinto

Quattro mesi dopo, torniamo su uno dei più grandi bias del giornalismo calcistico italiano: la sottovalutazione di Ancelotti e della rosa del Napoli

Rileggiamo le griglie scudetto che davano il Napoli quinto

La retorica del miracolo

Quattro mesi dopo e alla quindicesima giornata, è giunto il momento di andare a rivedere i pronostici del campionato formulati dal giornalismo sportivo italiano. Nessuno, diciamo nessuno, inserì il Napoli tra le prime quattro. Eppure la squadra aveva conteso lo scudetto alla Juventus fino a tre giornate dalla fine e aveva sostituito Sarri con Ancelotti uno degli allenatori più forti e vincenti di sempre. Ma era incredibilmente passato il concetto che il Napoli dei 91 punti fosse un miracolo, uno dei più grandi bias del racconto calcistico nostrano. Come se il Napoli fosse una squadra mediocre. Poi, i fatti hanno piegato la resistenza di tanti – non di tutti, soprattutto tra i tifosi – e ieri Sky nel sottolineare che il Napoli ha messo in campo la sua formazione più giovane degli ultimi nove anni, ha elogiato la programmazione del club. Che è l’unico vero protagonista del miracolo Napoli, e lo è da oltre dieci anni.

Torniamo alle griglie. Guardiamo la classifica di oggi, dopo 15 giornate, e prima di Milan-Torino: Juventus 43 punti, Napoli 35, Inter 29, Milan (una partita in meno) e Lazio 25, Roma 21. Il Napoli ha sei punti di vantaggio sull’Inter, dieci su Lazio e Milan, quattordici sulla Roma.

La Gazzetta

Eppure a inizio agosto la Gazzetta dello Sport formulò la griglia di partenza che è diventata sui social un punto di riferimento per tutti i tifosi: Juventus, Inter, Roma, Milan, Napoli. Ecco cosa scrisse il quotidiano alla vigilia del campionato:

«Sarri si è portato via l’identità della squadra». Così scrisse la Gazza, a firma Luigi Garlando che aggiunse: «Non ce ne voglia Carletto, che resta il miglior acquisto e la migliore garanzia del nuovo corso. Il sospetto comune è che per costruire un altro ciclo sarebbero serviti giocatori diversi, di maggior spessore internazionale, anche per trasmettere entusiasmo a un popolo che deve ripartire dopo uno scudetto sfiorato e quasi festeggiato. Le amichevoli estive non sono state l’aperitivo ideale, ma pochi mister hanno la confidenza di Ancelotti con la vittoria. Non basta spostare Hamsik in regia per ricreare il Milan di Pirlo, ma Carlo, con tempo e pazienza, troverà la strada giusta».

Rileggendo, ci viene un accesso di commozione pensando alla scomparsa della parola popolo dal lessico calcistico del Calcio Napoli. Ancelotti non l’ha mai utilizzata. E poi si batte sui giocatori diversi, di maggiore spessore internazionale: un concetto che rientra nel refrain “Sarri ha fritto il pesce con l’acqua”.

“Altri giocatori”, come se il Napoli avesse totalizzato 91 punti per opera e virtù dello spirito santo e non grazie ai giocatori. La sottovalutazione della rosa del Napoli – dovuta anche a una certa pubblicistica – è l’errore giornalistico più clamoroso degli ultimi tempi. In settimana, Paolo Condò ha avuto l’intelligenza di fare autocritica; poche settimane dopo l’inizio del campionato, lo fece anche la Gazzetta.

Non ci fu solo la Gazzetta. Mario Sconcerti, sul Corriere della Sera, addirittura esclusa il Napoli dai pronostici: “è la squadra a cui non so dare un valore, è senza collocazione stabile tra il secondo e il sesto posto”.La sua griglia fu Juve, Inter, Roma, Milan, Lazio. Il Napoli lo escluse perché lo considerava un mistero:

Scrisse: “Sarà un anno fondamentale per il Napoli. Ancelotti gioca un calcio che spinge molto in avanti per poi tornare in fretta negli ultimi trenta metri quando si alza il vento. È molto moderno e poco frequentato da noi, pur essendo una contaminazione evidente, una strada a metà tra il calcio italiano e quello di tutti. Ma è la squadra che non capisce, viene da tre anni di informazione automatica, non sa cambiare, quindi si ferma. Serve tempo, ma non c’è”. La squadra, invece, ha capito eccome. E in pochissimo tempo.

Gianni Mura

Dallo stralunamento estivo non è stato esente nemmeno Gianni Mura. Anche lui posizionò il Napoli fuori dalle prime cinque, dopo Juventus, Inter, Roma e Milan. Scrisse:

Sarà interessante vedere, dopo poche partite, se esiste l’equivalente del Napoli che s’era giocato quasi tutto il campionato alla pari e s’è mosso pochissimo sul mercato. Il vero colpo è Ancelotti. Forse il mio 7% agli azzurri è troppo poco, ma credo che nel calcio certi vertici siano irripetibili. Credo che a Londra Sarri non riprodurrà il Napoli e credo che non lo riprodurrà nemmeno Ancelotti a Napoli. Aggiungo che stimo tantissimo Ancelotti, ha esperienza e saggezza da vendere. Ha conquistato i napoletani prendendo lezioni di dialetto dal magazziniere, decidendo di vivere al Vomero e non fuori città. Col presidente non litiga ma ci gioca a tressette. Piccoli segnali positivi. Poi però occorre tempo, come dimostrano le sconfitte del Napoli nelle amichevoli precampionato».

E ancora, sull’atteggiamento tattico e sullo schieramento: «C’è da cambiare un gioco imparato a memoria, è partito solo Jorginho e Hamsik ne eredita posizione e compiti. Davanti, Milik esclude uno dei tre esterni, come minimo, toglie dal centro dell’attacco Mertens, che l’aveva sostituito scoprendosi goleador. Il mio punto di domanda non riguarda Ancelotti, ma il tempo che gli occorrerà per cambiare la squadra».

La Stampa

Dulcis in fundo La Stampa con Gigi Garanzini che scrisse: Le motivazioni addotte da Gigi Garanzini, editorialista del quotidiano piemontese: «Il Napoli è alle prese, nonostante il rispetto dovuto a Carletto Ancelotti, con la disillusione di una grande impresa soltanto sfiorata: e la probabile normalizzazione di un genere di calcio, marchiato Sarri, che divertiva e galvanizzava i suoi stessi interpreti prima ancora che il pubblico»

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