Anche Sconcerti è scettico sul Napoli: “la squadra non capisce Ancelotti”

Al Corriere della Sera: “La squadra viene da tre anni di informazione automatica, non sa cambiare, quindi si ferma. Serve tempo, ma non c’è”

Anche Sconcerti è scettico sul Napoli: “la squadra non capisce Ancelotti”

È in buona compagnia

In principio è stato Gianni Mura che ha depennato il Napoli dalle primo quattro posizioni del prossimo campionato (cè da cambiare un gioco imparato a memoria”). Seguito a ruota da Luigi Garlando sulla Gazzetta che ha puntato sulla mancanza di autostima (concetto non sbagliato, secondo noi, e non lontano da quello di Sconcerti). Sempre sulla Gazza si è espresso Arrigo Sacchi che si diplomaticamente limitato a scrivere che “Ancelotti è atteso da una sfida difficile”. Al coro ovviamente si uniscono voci sparse qua e là. È tutto un fiorire di prese di distanza dal Napoli post Sarri. E all’elenco si è aggiunto anche Mario Sconcerti che sul Corriere della Sera ha stilato la sua personalissima (omaggio a Rino Tommasi) previsione per il campionato che sta per cominciare.

“La squadra viene da tre anni di informazione automatica”

E anche lui, come Gianni Mura, non solo non vede il Napoli tra le prime quattro ma teme che questa squadra non sappia scrollarsi di dosso le idee di Sarri. Sconcerti considera un mistero il Napoli di Ancelotti: “è la squadra a cui non so dare un valore, è senza collocazione stabile tra il secondo e il sesto posto”.

Sconcerti la spiega così:

Sarà un anno fondamentale per il Napoli. Ancelotti gioca un calcio che spinge molto in avanti per poi tornare in fretta negli ultimi trenta metri quando si alza il vento. È molto moderno e poco frequentato da noi, pur essendo una contaminazione evidente, una strada a metà tra il calcio italiano e quello di tutti. Ma è la squadra che non capisce, viene da tre anni di informazione automatica, non sa cambiare, quindi si ferma. Serve tempo, ma non c’è.

Sconcerti ha messo il dito nella piaga. In quel che tutti abbiamo visto in questo tanto discusso precampionato. Non è certamente un caso che l’unica partita internazionale vinta è stata quella giocata dalle riserve: contro il Borussia Dortmund. Le riserve del Napoli di Sarri sono calciatori che non giocano in automatico e quindi più facilmente si adattano a una diversa visione del gioco. Sconcerti, a differenza di qualche suo collega, crede in Ancelotti. Non crede che la squadra riesca a seguirlo. E questo, ovviamente, è tutto da verificare. Anche se quando scrive “serve tempo, ma non c’è”, forse non dice una sciocchezza: un inizio stentato potrebbe alimentare preoccupazioni in seno a un gruppo che è sempre parso troppo sensibile. Ovviamente la sua è una visione improntata al pessimismo (almeno per il Napoli), e nasconde il pensiero che questa squadra possa giocare solo con Sarri.

Al netto del Napoli, Sconcerti vede il seguente ordine d’arrivo: “Juve, poi Inter, terza Roma, quarto Milan, quinta Lazio”.

La Juventus squadra europea

Si sofferma sulla trasformazione definitiva della Juve in una squadra europea. “Non c’è un terzino che non sia un’ala, non c’è un interno che non sia un fantasista (…). Ronaldo le dà una carisma mondiale da vera metafisica del calcio, ma la sua qualità moderna la Juve se l’è costruita da sola in questi anni a volte duri in cui il suo calcio italiano cercava continuamente sia di vincere che migliorarsi. La sensazione è che oggi sia al meglio”.

Dell’Inter scrive: “È come se Spalletti stesse costruendo una squadra che cerca di vincere da sola, con un gioco avventuroso, fatto di momenti, con tutti giocatori capaci di segnare da un momento all’ altro. C’è poco equilibrio, c’è molta classe. Ma oggi l’equilibrio è saper segnare anche quando si gioca male”.

Definisce “molto, molto interessante il Milan di Leonardo e Maldini perché è semplice, pieno di sostanza. Higuain è l’uomo ideale nell’anno ideale, vorrà rifarsi, perché deve rifarsi”. La Roma per lui è una “sperimentale di lusso”. Infine le sorprese: “Torino o Fiorentina. L’aria è che Belotti torni vicino ai 25 gol”.

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