Papponisti ammosciati persino su Ancelotti jr. in conferenza

Saittella Index / Resta a zero. Se non avessimo vinto a Genova, sarebbe ripartita la litania “aveva ragione Sarri” ma ora regna il silenzio

Papponisti ammosciati persino su Ancelotti jr. in conferenza

L’indice resta a zero

Saittella Index del 13 novembre 2018 = zero

Valore precedente del 9 novembre = zero

L’indice è calcolato sul valore 100 raggiunto il 28 settembre 2918

Amici della Saittella, bentrovati in questo martedì 13 novembre nel quale l’indice si tiene saldo all’àncora del valore zero, visti i risultati e i commenti dell’ambiente e dei media, tra i quali spiccano le parole dello zio Beppe Bergomi: “Solo complimenti per questo Napoli”. Parole  dette nella puntata dello Sky Club di domenica, nella quale, aggrappati ad una smorfia di delusione, i mega commentatori hanno preso atto della realtà: “C’è una sola squadra dietro la Juventus. Ed è il Napoli”. Meglio tardi che mai. Le griglie me le metti in cantina, grazie.

L’egemonia della Saittella

Una smorfia di avarizia ce l’ha anche il vostro autore qui, che dovrà pagare avvocati per far causa a chi gli ruba la materia stessa della rubrica, anticipandone i temi (lo spoiler). Tre nomi: Massimiliano Gallo, direttore di questa testata, che in tribuna Nisida un qualificato gruppo di professionisti chiama “il Fogliaccio elettronico”, poi Raniero Virgilio e Guido Ruotolo. Ognuno di loro ha preso spunti che erano nostri e li ha sviluppati nei suoi pezzi: Gallo con il rilancio del tema “Higuain, che se non fosse andato via ci avrebbe fatto vincere gli scudetti”. Virgilio con la filosofia e la psicanalisi dello sconfittismo e infine quelli che remano contro di Ruotolo. Ci fa piacere essere così egemonici, visto che si tratta di rami dello stesso albero tematico sui quali vi avrei “accistiato” qui. Ma mi vendicherò. Se il giudice non vorrà decidere in favore della Saittella, vedremo se qualche “muschillo” di Porta San Gennaro o dei Vergini vorrà rimettere le cose a posto per la via breve. E ci dispiace per quelli che hanno figli.

Ancelotti e gli insulti

A una cosa però ci teniamo e viene dalla cronaca stessa, intendiamo la mano all’orecchio di Ancelotti. Il tema del diritto di insultare, così rilanciato, è arrivato fino al dibattito fra Sconcerti e Mura. Per quanto più utopistica, a noi piace la posizione di Ancelotti e di Mura: il pagamento del biglietto non dà il diritto di lordare l’avversario, i diritti del tifoso non comprendono l’insulto. Non chiediamo il Daspo per chi lo fa, ma sarebbe una bella battaglia di civiltà da combattere, quella per cui non si affanculano gli avversari e non lo si fa spontaneamente. Ovviamente a cominciare da noi, visto che tutti quelli che denunciano gli insulti rivolti a noi, omettono spesso di dire che i nostri giovanotti si presentano negli stadi altrui distribuendo i vaffa come caramelle. Ma certo è difficile: se un vice presidente del Consiglio e un leader politico vanno di “puttane” e di “infimi”, spiegaglielo tu a Gennarino o’ Malamente che non deve fare lo stesso sulla mamma di quelli là. Ma ci proveremo, le battaglie perse sono le più belle da combattere.

Post scriptum sul punto: Ribery ha picchiato un giornalista, la battaglia è sempre più difficile e Ribery ci finirà ministro di qualcosa.

Qualche pazzo furioso lancia lo slogan “Voglio i titolarissimi”, inveendo contro la prestazione del Napolonia a Genova. Sì Zielinsky e Milik sono fuori forma, ma ecco, se potessimo usare il metro dello sport, e quindi del ciclo di forma, questo sarebbe di aiuto a capire che cosa ci sta proponendo Ancelotti, che non è il Mago di Atella della psicologia del pallone, ma uno che sa che l’atleta è come il vento. Oggi soffia forte e teso e domani è moscio e lascia le vele sgonfie, esattamente come noi quando andiamo a lavorare. Ancelotti non lo conosciamo ancora, bisogna studiarlo, capirlo, ha ancora molto da insegnarci.

Post scriptum sul punto: se non avessimo vinto a Genova sarebbe ricominciata la litania del “Aveva ragione Sarri che campionato e coppa insieme non si possono fare”. E invece si possono fare avendo il coraggio di sbagliare la formazione, se mai l’ha sbagliata.

Il pappone non è un pappone

E ora, il Pappone! La notizia è che… non è un pappone. Con un pezzo di Vincenzo Imperatore – altro napolista, e siamo la fucina dei migliori, che ci volete fare? – pubblicato nel blog sul Fatto Quotidiano leggiamo che in termini di remunerazione la “pregiata persona del capitalista” ADL ha destinato a se stesso, nei quattordici anni di gestione della società, solo duecentomila euro l’anno. Lordi. Molto meno di quanto prende un amministratore o un direttore generale di una grande azienda. Certo ci sono le retribuzioni degli altri membri del Consiglio di amministrazione che fanno parte della famiglia, ma siamo assai lontani da Paperon de’ Paperoni. Il tema Pappone potrebbe pure uscire di scena, ma poi uno legge il pezzo di fratello Corbo che scrive “In Ancelotti, De Laurentiis ha trovato un consulente per il risparmio” e gli viene in mente la frase “maneggiare gli esplosivi con cautela”. Certo la nota di Corbo era in positivo, ma è un mondo difficile.

Del resto si sa, come scrive il mio amico papponista Michele Saggese da San Valentino Torio, noi del Napolista siamo “leccaculo” e venduti, e quindi ci dedichiamo all’apologia del Pappone. Gli faremo seguire il corso di rieducazione diretto da Ancelotti, a Saggese, che è un ragazzo d’oro e un grande e meraviglioso tifoso presente in tutte le partite del Napoli, fossero pure su Marte.

Post scriptum sul punto (e vai): cari papponisti, vi siete ammosciati. Quando ho visto la conferenza post partita di Genova tenuta da Davide Ancelotti, mi aspettavo un sano esercizio di insinuazione e veleni nel filone “è venuto a Napoli per sistemare la famiglia”. E invece siamo ridotti che devo rinfacciarvene la mancanza. Questa assenza di veleno poteva valere lo slittamento del nostro indice verso i numeri negativi (sarebbe stato un record) ma gli esperti dello staff qui sono stitici. In fin dei conti sono statistici e fra stitichezza e statistica è chiaro che ci sono dei rapporti.

Alla prossima, se sopravviveremo a questi giorni orribili senza pallone con l’inverno alle porte, che friddo into a stu core

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