Dopo Liverpool, la saittella è vuota: è il loro momento

È il loro momento ma anche la Saittella cambierà, parlerà alla loro parte intelligente. A noi napolisti hanno dato un soprannome: i sancarlettisti

Dopo Liverpool, la saittella è vuota: è il loro momento

“La Sfaccimma della Gente”

Saittella Index del 13 dicembre 2018 = + 50 (Precedente – 5)

Caro direttore del Napolista,

ti parlo dalla Saittella vuota. Perché sia vuota, ognun lo sa. È il loro momento, la città, la rete, l’etere televisivo e radio è a loro disposizione. Il vertice è ovviamente raggiunto da quelli che si augurano di incontrare subito il Chelsea: “così il Comandante ci potrà insegnare qualcosa”. Giorni fa ho sostenuto l’esistenza di quelli che tifano contro. In molti si sono indignati, hanno negato con forza che potesse esistere una simile aberrazione, ma adesso si sono manifestati anche loro e negarne l’esistenza sarà difficile.

Possiamo definirli il Massimo dell’Abiezione? Possiamo. Anni fa, ha prosperato sul web un blog tenuto da giovani giornalisti napoletani. Si chiamava “La Sfaccimma della Gente” (a beneficio dei lettori non napoletani: la schiuma della gente, lo schifo). Era una sorta di Saittella Index su tutta la città, tenevano anche il contatore delle stese, che loro chiamavano “piezzi” (i morti ammazzati).  Ci fosse ancora quella iniziativa ci sarebbe da dedicargli un numero speciale a quelli che “Speriamo di prendere il Chelsea”. Ma purtroppo SdG la Sfaccimma della Gente non c’è più, non in quella forma perlomeno. I suoi autori hanno fatto carriera, fanno giornalismo investigativo indipendente, “unbiased” e deontologicamente cristallino, tipo il Watergate, diciamo.

Caro direttore, siamo ottimisti perché ci hanno battuti su tutto il fronte: il Saittella Index esisteva per presentare le bestialità del tifo che di volta in volta emergevano dopo i risultati del Napoli. L’idea nacque, come ricorderai, nei giorni del tifone “Cavani a Napoli”, maturò in quel clima di realtà alterata, di funghi allucinogeni in sospensione nel vento sul golfo. Volevamo misurare il ventre mediaticopopolare. Ma oggi che vuoi misurare o presentare?  Sarebbe come parlare di un’onda mentre c’è la mareggiata.

A Napoli manca una canzone

Siamo arrivati al punto che disprezzano perfino la consuetudine di cantare “You’ll Never Walk Alone”. Più che ignoranti, lontani da quello che è lo spirito dello stadio, la sua atmosfera emotiva. Quella canzone fa venire i brividi, il canto “a cappella”, senza musica, mette addosso un’emozione che forse taglia la gambe ai giocatori avversari ma certamente incute emozione a chiunque ascolti. Lo spirito dello stadio è ovunque: anche a Madrid ricordo l’emozione di aver avuto accanto a me una giovane signora, gentilissima per tutto il match, che all’inizio cantava “Madrid y Nada Màs” con gli occhi chiusi e le mani aperte, come fanno sia i musulmani che i cattolici quando pregano. E, mi voglio rovinare, è splendido l’Olimpico quando canta la canzone di Venditti, “Roma, Roma” (“core de sta città”, accidenti a voi).

Li senti, direttore? Stanno chiedendosi perché non parlo del San Paolo. E non si può. Me lo fece notare un amico romano venuto a Napoli per vedere Napoli-Inter l’anno scorso, io non me ne ero reso conto perché si rimane mitridatizzati dal proprio veleno. Mi disse: “Vittorio, ma perché qui il tifo è così diviso? Una curva canta una canzone, l’altra subito fa un coro diverso, e tutti gli altri vanno per conto proprio”. Esatto. Il Grande pubblico del San Paolo nemmeno questo riesce ad accocchiare, un po’ di tifo unitario, raccolto, almeno una canzone. A Napoli manca una canzone.

SanCarlettisti

E per finire non sono mancate le signore di saittella che se la sono presa con te, Massimiliano, visto che se la prendono col Napolista ma quello, il Napolista, è un “one man show”, lo sappiamo tutti, e lo show sei tu. Vogliono sapere da te come la metti a nome adesso, dopo che da agosto hai detto che Sarri non si era concentrato sulla Champions e aveva “scelto” di uscire dalle coppe, e perché non ti cospargi il capo di cenere e non ammetti che anche Ancelotti, che si è concentrato, però ha fallito. C’è anche un soprannome per te e noi: “SanCarlettisti”. Dai, è carino, adottiamolo. L’autore non è colui che ha lanciato l’accusa che ho riferito prima, è uno intelligente, col quale si può dialogare.

A quella accusa non risponderai, lo so, né lo farò io. Che anzi mi sono convinto di una cosa. La Saittella deve cambiare. Deve parlare alla parte intelligente del tifo papposarrista. Deve accettare il confronto e lanciare meno anatemi – un vero sacrificio per me che amo prendere la gente “a cocchiere d’affitto”. Ci riusciremo? Certo è l’unico modo di fargli abbassare il volume. A quelli ragionevoli, intendo, perché mentre ti scrivo mi segnalano che martedì sera su una tv cozza stavano facendo il processo al mercato, al pappone, a Carletto, che Iddio lo protegga e il parmigiano e il culatello lo tengano in forma. Ah ti propongo di cambiare il nome in SanCarlettista Index

Tuo Sancarlettista

Vittorio Zambardino

p.s. sul nome scherzo, la saittella è il mio habitat naturale. Pensa, mi piace l’Olimpico che canta “Roma Roma”

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