Higuain l’idolo dei papponisti, tra perdenti ci si intende

Milan-Juventus racchiude la carriera di Gonzalo: sbaglia un rigore e si fa espellere con sceneggiata come a Udine. E a Napoli c’è chi lo rimpiange

Higuain l’idolo dei papponisti, tra perdenti ci si intende

“Avremmo vinto lo scudetto”

Ancora oggi a Napoli resiste il partito – ahinoi anche con un consenso congruo – di quelli che “se De Laurentiis non avesse venduto Higuain alla Juventus, avremmo vinto lo scudetto”. La tessera numero uno è quella di Maurizio Sarri che ha ripetuto il concetto in una delle sue recenti, imperdibili interviste. Non c’entra il contratto. Non c’entra la clausola rescissoria. Non c’entra la volontà di Higuain. La colpa fu di De Laurentiis che vendette alla Juve quello che a Napoli non pochi considerano un mix tra Pelè, Maradona e Garrincha.

La realtà, ovviamente, è un’altra. Ma la realtà a Napoli è un accessorio. La realtà descrive un calciatore estraneo al concetto di agonismo, seppure dotato di raffinata tecnica calcistica. Uno di quelli che a tennis nei palleggi darebbe spettacolo per poi in partita farsi prendere regolarmente a pallate. Non a caso, segnava spesso al Napoli. Non a caso stasera, a partita perduta, è stato espulso e ha dato vita alla stessa scena vista in Udinese-Napoli quando ci giocammo lo scudetto. E non a caso la Juventus dopo due anni lo ha messo alla porta per acquistare chi le partite le risolve per davvero.

Dove c’è tensione agonistica, non c’è lui

Dove c’è tensione agonistica, non c’è Gonzalo Higuain. Il calciatore col più alto numero di occasioni importanti sciupate. In Argentina, dove evidentemente hanno un I.Q. decisamente più alto rispetto a quello di Napoli, non vogliono vederlo nemmeno in fotografia. Gli hanno addossato la responsabilità di due finali di Coppa America e di una finale Mondiale.

A Napoli il fronte del papponismo ancora ne piange la partenza. Del resto Higuain era perfetto per i papponisti. Così come era perfetto per il Napoli di Sarri. Perfetto per appuntarsi in petto uno dei tanti record inutili. Quello dei 36 gol. Tanti, tantissimi. Complimenti per davvero, anche noi del Napolista lo celebrammo. Ma fummo anche gli unici, quando andò alla Juve, a definire un affare quell’operazione.

I gol, però, si pesano anche; non basta contarli. Tre gol al Frosinone non valgono l’unghia di un gol in uno scontro valevole per il campionato. O di un calcio di rigore che decreta la qualificazione Champions. L’elenco sarebbe troppo lungo. Include anche un calcio di rigore che avrebbe regalato l’1-1 al Milan contro la Juventus. Higuain va sul dischetto e ovviamente lo sbaglia, colpisce il palo. Non c’è notizia, si direbbe nel giornalismo.    

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. E quindi per Higuain non c’è posto. Non a caso è il leader dei papponisti che sono i perdenti per definizione. E che da ieri sera hanno cominciato a parlare del culo di Ancelotti. L’obiettivo è sempre lo stesso: evitare la realtà.

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