Ancelotti da Perugia a Genova, non tutte le piogge sono uguali

Partita sospesa e ripresa, come stasera. Allora arbitrò Collina e Carletto perse lo scudetto con la Juventus. Oggi è andata diversamente

Ancelotti da Perugia a Genova, non tutte le piogge sono uguali
Ancelotti a Perugia il giorno in cui la Juve perse lo scudetto. Alle sue spalle, Antonio Conte

Il 14 maggio 2000

Dal 14 maggio 2000 al 10 novembre 2018. Non tutte le piogge sono uguali per Carlo Ancelotti che diciotto anni fa, al “Curi” di Perugia, perse uno scudetto che sembrava già vinto. Allenava la Juventus. Venne giù un nubifragio. Arbitrava Collina. Che sospese la partita. Proprio come ha fatto stasera Abisso a Genova. Si tornò in campo sullo 0-0. Il secondo tempo cominciò con un’ora di ritardo. La Lazio aveva battuto la Reggina 3-0. Il Perugia era allenato da Carlo Mazzone. Una vittoria avrebbe consegnato lo scudetto ai bianconeri. Un pareggio avrebbe regalato una coda al campionato con lo spareggio tra Lazio e Juventus. Finì con Calori che segnò all’inizio della ripresa. E la Juventus che andò a sbattere sul muro del Perugia. E perse un campionato che un mese prima sembrava già vinto.

Fu allora che ad Ancelotti venne data l’etichetta di perdente. Se la tolse la notte di Manchester, proprio contro la Juventus. Quando ai rigori vinse la sua prima Champions col Milan.

Il giornalismo era diverso

Ma torniamo a Perugia. Un’altra epoca. Leggete cosa scrisse la Gazzetta. Si vede che non c’erano ancora le telefonate di Marotta:

Regolare quindi l’epilogo anche se estremamente insolito con un fortunale che si è abbattuto sullo stadio alla mezz’ora del primo tempo e che ha impedito la ripresa del gioco dopo l’ intervallo per altri 70′. Il terreno di gioco si era trasformato in un acquitrino e Collina ha verificato per ben quattro volte il rimbalzo del pallone. Solo nell’ultima uscita si è accorto che le condizioni generali miglioravano e che si poteva giocare in una situazione non ottimale, ma non certo irregolare. Si scivolava, si poteva perdere a volte il controllo del pallone, ma ormai il temporale era passato e le zolle avevano assorbito gran parte dell’acqua.

Ovviamente la Juve puntava alla ripetizione della gara per giocarsi le chance di scudetto in una situazione migliore: squadra più tecnica che doveva andare all’attacco per vincere e che quindi si vedeva danneggiata dalle condizioni del campo. Ma Collina doveva tener conto di tutto, non solo degli interessi bianconeri, e alla fine ha avuto ragione lui. Non era facile prendere quella decisione, come tante altre, vedasi l’espulsione di Zambrotta, entrato al 21′ al posto di Pessotto e mandato negli spogliatoi al 28′ dopo la seconda ammonizione. Tutto ineccepibile nel contesto di una direzione di gara perfetta.

Anche il Corriere della Sera era lontano anni luce dai corsivi ossequiosi di Gramellini:

Non poteva che esserci Pierluigi Collina a dirimere il nodo gordiano di Perugia-Juve (…) Collina è talmente bravo da rischiare di rimanere, a volte, abbagliato da sé stesso. Sarà anche per questo che se sbaglia è perché sposa un eccesso. Un altro arbitro, in una situazione come quella di ieri, avrebbe avuto pochi dubbi già all’intervallo. Meno che mai al primo sopralluogo sotto l’ombrello. Infuriava il diluvio e il terreno di gioco altro non sembrava se non un’immensa pozzanghera in via di accrescimento. Giocare in quello stato era oggettivamente impossibile. Solo una fiduciosa pazienza avrebbe potuto incoraggiare l’attesa.

Ma Collina aveva ragione: oltre che la necessità di chiudere il campionato senza una coda che, del tutto involontariamente, avrebbe alimentato altri veleni, c’era da salvaguardare la pericolosità sociale che la ripetizione avrebbe comportato. Per esempio, se la gara fosse stata recuperata mercoledì, chi avrebbe potuto garantire che non ci sarebbero state infiltrazioni di ultrà laziali, sempre così sensibili allo scontro di piazza? Tutte queste considerazioni, ammesso che gli appartenessero, Collina le ha filtrate attraverso il regolamento. Ed esso prevede che, in casi come questi, l’arbitro abbia piena facoltà di intervento senza limiti di tempo. Certo, a memoria di giornalista, non ci sono precedenti di un’attesa di settanta minuti per riprendere il gioco su un terreno ai limiti della praticabilità. Però da nessuna parte è detto nemmeno il contrario: dopo un’ora e oltre, l’ottimo drenaggio del terreno aveva smaltito l’acqua e la partita si poteva riprendere. Con che effetto sugli juventini, però, si è visto.

Diciotto anni dopo, è tutto cambiato. Il campo, la posta in gioco, l’arbitro. E anche il risultato finale. Abisso, come Collina, ha interrotto Genoa-Napoli e poi ha deciso che si poteva giocare. Su un campo impossibile. Di fatto impraticabile. Ma stavolta Ancelotti l’ha vinta.

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