Wembley, l’indegno spettacolo del campo per Tottenham-City

I giornali di casa nostra avrebbero scritto “gestione all’italiana”, quando invece anche la Premier League dei geni del marketing ha commesso degli errori.

Wembley, l’indegno spettacolo del campo per Tottenham-City

Dopo la NFL

Ci sarebbero, ci sono tante cose da dire su Tottenham-Manchester City, sull’indegno spettacolo del terreno di gioco di Wembley. Il Monday Night di Premier League si è disputato sul terreno di gioco di Wembley a poco più di 24 ore da un match di NFL il campionato americano di football in trasferta europea. Gli Spurs sono ospiti del tempio calcistico di Londra perché la consegna del nuovo White Hart Lane è ancora lontana, in realtà proprio l’impianto in via di costruzione avrebbe dovuto ospitare l’evento di NFL, ne avevamo scritto qualche tempo fa, quando i lavori sembravano procedere in maniera regolare. Invece, tutto si è sovrapposto: l’evento da far traslocare, il match con il City da giocare e poche ore per mettere insieme il tutto.

(non) Solo in Italia

Alla fine, è venuto fuori un pasticcio che avremmo definito “all’italiana”. E che in questo caso, invece, dimostra una volta di più quanto il mondo sia un piccolo grande paese, tutto uguale, pieno di gente simile che commette grandi errori. Perfino nella grande Premier League, fulgido esempio di marketing sportivo, si finisce per confezionare un evento davvero pessimo, a tutti i livelli.

Al di là dell’estetica del campo, ovviamente pessima, è stata proprio la qualità del gioco a risentirne. Guardiola, nella conferenza stampa prepartita, aveva chiosato: «Il campo è quel che è, non fa piacere a noi, non fa piacere al Tottenham e credo che non farà piacere neanche alla Premier League». Il punto è proprio questo: la lega ha in qualche modo permesso che una delle partite più importanti del campionato, in questo momento un Juventus-Roma o un Juventus-Milan di Serie A, si giocasse su un campo in condizioni pietose. Un campo in condizioni pietose per il calcio, ma il paradosso è che il campo era pessimo anche per il football americano. L’ha spiegato Jake Elliot, placekicker dei Philadelphia Eagles: «Non è un terreno adatto al nostro sport, troppo fangoso al centro». Il paradosso.

L’intervento dei manutentori

Il giudizio dei giornali inglesi è stato interlocutorio. Sul Guardian, una prima penna come Baney Ronay ha scritto: «Difficile pensare a una partita di Premier League più strana di questo Tottenham-City. Era impossibile guardare oltre le condizioni pessime del campo di Wembley, anche se lo staff dei manutentori di Wembley deve essere applaudito per aver reso quantomeno decente il terreno di gioco. Hanno fatto il possibile, anche se non c’era il verde brillante dei prati inglesi, la superficie dell’erba appariva tirata e stravolta, senza tono».

È tutta una questione di business, certo. In Italia il problema non si pone perché pochi stadi – praticamente nessuno – avrebbero le caratteristiche per ospitare un evento del genere, ma in ogni caso la Premier ha mostrato una pessima organizzazione. Sarebbe bastato spostare uno dei due eventi a Twickenham, ad esempio: il tempio del rugby londinese è rimasto inutilizzato in questo week-end, una volta compresa la sovrapposizione di eventi avrebbe potuto essere utilizzato come stadio d’appoggio per la NFl. Certo, non conosciamo gli accordi, ci sarà stato di certo un vincolo triangolare tra leghe, federazioni e televisioni, ma ciò non toglie che la gestione della vicenda è stata davvero pessima.

Questo non deve rallegrare noi italiani, piuttosto deve farci capire che gli errori si commettono dappertutto. Il vero banco di prova per la Premier sarà il prossimo anno, quando – presumibilmente – ci sarà di nuovo la partita in trasferta del football americano. A quel punto, la speranza degli appassionati è che la lezione sia stata appresa.

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