Fabian Ruiz, l’importanza di un calciatore universale

Tre partite da titolare in tre posizioni diverse, un approccio al gioco associativo e sempre improntato alla qualità. C’è aderenza tra Fabian e Ancelotti.

Fabian Ruiz, l’importanza di un calciatore universale

Un giocatore senza ruolo

In un articolo pubblicato da Rivista Undici nello scorso gennaio, Fabian Ruiz viene raccontato così, partendo dall’interpretazione delle sue caratteristiche da parte dell’allenatore del Betis, Quique Setien: «Ha intuito il potenziale di Fabián nel fare da raccordo tra centrocampo e attacco, in un ruolo non troppo definito di centrocampista box-to-box. Un giocatore universale, un po’ mezzala un po’ trequartista con libertà di cercare la posizione migliore in ogni azione, in un Real Betis privo di una suddivisione di compiti così rigida».

È una lettura interessante, perché ha anticipato l’attualità di diversi mesi. Oggi, nel suo nuovo club, Fabian Ruiz fa proprio questo: il giocatore universale. In tre partite dal primo minuto, l’andaluso ha giocato in tre ruoli differenti: centrocampista davanti alla difesa nel 4-4-2 (a Belgrado); mezzo esterno di destra (contro il Parma) e di sinistra (contro il Liverpool). Non sfugga che due di queste tre partite siano state di Champions.

Paradossalmente, Fabian ha un profilo più europeo che italiano, incarna e rappresenta un sottoinsieme di calciatori dal ruolo sfumato, che va per la maggiore nei campionati diversi dalla Serie A (soprattutto in Liga) e che non ha ancora attecchito nel nostro contesto. Gli interpreti “italiani” di questa new way dell’ibrido calcistico si contano sulle dita di una mano: Luis Alberto, Correa, Bernardeschi, il “nuovo” Pastore romanista, giusto per rimanere in altissima classifica. Si tratta di elementi che giocano indifferentemente nella posizione di trequartista, esterno offensivo, mezzala. In comune hanno l’idea del movimento, cosiddetto associativo: si spostano in campo a seconda della posizione del pallone, in modo da riceverlo, in modo da giocarlo. In pratica, si muovono negli spazi e poi usano la tecnica di base come mezzo per sostenere la manovra d’attacco.

Come ha giocato Fabian Ruiz

Anche contro il Liverpool, Fabian ha giocato esattamente in questo modo: pur muovendosi soprattutto sui corridoi esterni, ha cercato di offrire ai suoi compagni più vicini (Hamsik e Mario Rui) una soluzione di passaggio pulita. Non sfugga che lo slovacco e il portoghese sono due dei calciatori più precisi, tra quelli a disposizione di Ancelotti, nella costruzione della manovra, nel passaggio sul breve. Si è trattata di una scelta precisa: da quel lato, il Napoli doveva costruire con più uomini, Mario Rui rimaneva ampio a sinistra e Fabian Ruiz si associava al centro con gli altri due centrocampisti per lasciare spazio al terzino lusitano. Ed è andata proprio così, come si evince dall’heatmap dell’ex Betis.

49 palloni giocati in tante zone del campo

Il dato posizionale è chiaro: Ruiz ha un riferimento preciso (la fascia sinistra), ma si trova a giocare in tutte le zone del campo, converge al centro, torna in difesa. Insomma, come detto in precedenza: si associa laddove serve ai compagni, laddove serve al Napoli. La scelta di Ancelotti è stata chiara: in fase di possesso palla, il Napoli del primo tempo doveva costruire gioco dal basso, attirare il Liverpool nella sua metà campo e poi cercare la verticalità sulla sinistra e attraverso un possesso di qualità, più ragionato rispetto ad altre partite (ad esempio quella di Torino contro i granata).

La presenza di Verdi, Zielinski o Fabian Ruiz a sinistra è un indicatore dell’approccio del Napoli. E lo stesso concetto è valso per Napoli-Parma, un match destinato a percentuali bulgare di possesso e in cui Ancelotti ha voluto un elemento in grado di dare qualità di tocco ad ogni azione, piuttosto che un giocatore finale come Callejon.

Contro il Liverpool, Fabian Ruiz è uscito quando le squadre si stavano allungando sul campo. Sono momenti in cui un calciatore con certe caratteristiche finisce per non essere più funzionale, perché muoversi in spazi intasati richiede qualità nello stretto e fisicità, mentre sul lungo servono altre qualità. La gamba e lo spunto di Verdi, per esempio. Oppure gli strappi di Zielinski (ne abbiamo scritto ieri).

Adattabilità

Oltre la pura descrizione tecnica, Fabian Ruiz va in qualche modo elogiato per due aspetti significativi: è un giocatore adattabile ed è un giocatore pronto. Per adattabilità, intendiamo capacità di rispondere agli stimoli tattici di Ancelotti, alle sue richieste. Contro la Stella Rossa, Fabian ha assolto i compiti di regista, ha giocato più di 120 palloni, ha messo insieme le sue letture avanzate della testa a quelle dei piedi, ricevendo e giocando molti passaggi.

Contro Parma e Liverpool, invece, Ancelotti gli ha chiesto di fare altro. E lui ha fatto altro. Ha partecipato molto meno alla costruzione della manovra ma si è mosso per dare soluzioni ai compagni. Al di là delle sensazioni sui movimenti, basta pensare alle due occasioni non sfruttate dal Napoli con lo spagnolo solo davanti ad Alisson: una volta Milik non l’ha servito, un’altra ha voluto portarsi il pallone sul sinistro. Ed è stato rimontato dalla difesa.

Da qui la seconda chiave: Fabian Ruiz è sembrato un calciatore pronto, cioè in grado di costruire delle prestazioni tatticamente positive fin dal primo momento. Le due presenze in Champions di cui sopra sono state le prime due in campo internazionale, per lui. Inoltre, il Napoli che l’ha acquistato è una squadra molto diversa da quella in cui sta giocando ora. Ancelotti aveva assicurato che Fabian non avrebbe fatto il regista. Invece è successo perché il nuovo Napoli non prevede più questo ruolo, ma ragiona per compiti attribuzioni. E allora Fabian si ritrova a gestire quasi ogni possesso in Serbia, al suo esordio assoluto in Champions. E risponde bene, anzi benissimo.

Liquido come il Napoli

Come abbiamo scritto in estate, il Napoli non ha mai avuto una mezzala come Fabian Ruiz. Sta imparando a scoprirlo, ma intanto Carlo Ancelotti lo conosceva già. Ce l’ha confessato suo figlio Davide in un’intervista estiva, anzi proprio lui è stato uno dei primi ad innamorarsi del centrocampista andaluso. Ora, quell’acquisto che sembrava un doppione (di Zielinski, di Allan, di Rog) ha assunto un altro significato.

Secondo l’impostazione fluida del nuovo Napoli, c’è bisogno di calciatori liquidi che possano giocare in più posizioni all’interno di un sistema di gioco in continua trasformazione. Fabian è uno di questi, partiva da un ruolo indefinito (vedi sopra) e ora sta studiando per ampliare ancora di più il suo menù tecnico e tattico. Per confermare di essere un giocatore universale. Sembra davvero un incastro perfetto.

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