I dieci minuti di Zielinski col Liverpool ci spiegano l’importanza di una sostituzione

Un impatto importante sulla partita, nei minuti finali il Napoli ha trovato un modo diverso per uscire dalla sua metà campo, per superare il pressing del Liverpool.

I dieci minuti di Zielinski col Liverpool ci spiegano l’importanza di una sostituzione
Zielinski (Carlo Hermann/Kontrolab)

Il terzo cambio

Pochi minuti prima della sua uscita dal campo, Marek Hamsik aveva sporcato un’ottima prestazione individuale. Due errori di misura e di controllo del pallone, due azioni regalate ad un Liverpool che per la prima volta era riuscito a prendere un po’ di campo al Napoli. I cambi precedenti, Mertens e Verdi per Milik e Fabian Ruiz, non avevano ancora avuto un impatto forte sulla partita, anzi quasi avevano portato il Napoli a retrocedere rispetto al predominio mostrato nei primi 70 minuti. Insomma, serviva una scossa. Ed è arrivato Piotr Zielinski il calciatore che a sorpresa Ancelotti ha lasciato in panchina contro il Liverpool. 

In quei dieci minuti sono successe un po’ di cose. Intanto, la traversa di Mertens e il successivo tiro in porta proprio di Zielinski. Questione di pochi secondi, 70 dopo la sostituzione: palla lunga per Insigne, azione di seconda di Verdi, apertura su Mario Rui e cross al centro per Dries. Palla sul legno, a rimorchio arriva Zielinski e conclude fuori. Ovviamente si tratta di una coincidenza, ma il punto è che da lì in poi il Napoli riprende a martellare. E lo fa con Zielinski centrocampista centrale di un reparto a due, accanto ad Allan. Con Callejon, Verdi, Mertens e Insigne in campo insieme a lui. Ne ha scritto anche Alfonso Fasano nella sua analisi tattica: «Uno schieramento iper-offensivo impensabile solo poche settimane fa».

Incidenza

Da lì in poi, Piotr Zielinski ha inciso molto nel gioco del Napoli, molto più di quanto si pensi e/o si ricordi. Questione di numeri, innanzitutto: 16 palloni giocati in 10 minuti, per una proiezione di 144 sull’intera partita. Oltre alla quantità, è anche – come sempre, del resto – una questione di qualità: Zielinski ha giocato il pallone in modo diverso rispetto ad Hamsik, un modo più funzionale negli ultimi minuti di una partita intensa, sfibrante per entrambe le squadre.

Invece di cercare di muovere il pallone in avanti, come ha fatto (bene) Hamsik per quasi tutta la sua partita, Zielinski ha condotto il pallone in avanti. I suoi strappi palla al piede esploravano gli spazi nello stanco centrocampo del Liverpool, spesso è andato in supporto dell’attacco, quasi come un (altro) trequartista centrale. In alcuni frammenti di partita, c’è stato anche lo scambio posizionale con Insigne, che operava come regista mentre Zielinski offriva una soluzione in profondità. Nell’azione del gol, il suo contributo c’è ma è primordiale: passaggio di prima verso Mario Rui, che ricomincerà la costruzione da dietro e poi il pallone finirà a Maksimovic. Da lì in poi, il corridoio verticale sulla destra, poi Callejon-Mertens-Callejon e Insigne in scivolata.

Migliorare nella testa

In dieci minuti, Zielinski ha dato un saggio di quanto possano essere importanti le sostituzioni. In questo caso, il suo è stato un ingresso che ha permesso al Napoli di fare altro rispetto al periodo di partita vissuto con Hamsik. Il Napoli ha cambiato modo di uscire dalla difesa perché ha cambiato l’uomo davanti alla difesa, e allora la pressione del Liverpool si è allentata. Proprio in virtù di questa incidenza, potremmo dire e scrivere che è stata allentata, volutamente, da Ancelotti. Con Zielinski.

Piotr è stato sperimentato in un nuovo ruolo, dopo la mezzala del 4-3-3 e il mezzo esterno nel 4-4-2 ieri è stata la volta del centrocampista centrale del doble pivote. Per pochi secondi, era successo già contro il Milan, nel giorno della sua prima doppietta azzurra. Per questa sua versatilità, e per le sue doti, il centrocampista polacco è un elemento assolutamente centrale nel progetto tattico fluido di Ancelotti. Dopo la sconfitta di Torino abbiamo scritto dei suoi limiti di personalità, oggi elogiamo il suo impatto su una partita in dieci minuti. In pratica, l’esatto contrario. Il miglioramento di Zielinski passa proprio da questi dettagli, figli del suo atteggiamento mentale. La qualità, la tecnica e i margini di miglioramento non mancano. Riempire gli spazi vuoti con la psiche e l’emotività può portare davvero ad un campione completo.

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