Cara Ferrari, non mortificare Raikkonen e Vettel con i giochi di scuderia

In tre da lassù, Enzo, Marchionne e io guarderemo Monza. A proposito, che cosa ha fatto la paura di perdere il Gp? Il circuito è migliorato tantissimo

Cara Ferrari, non mortificare Raikkonen e Vettel con i giochi di scuderia

Due Rosse in prima fila, Kimi in Pole, viste dall’alto.

Adesso, qua sulle nuvolette appollaiati a guardare la F1, siamo in tre. Il Drake, io e Marchionne che della Ferrari e del Made in Italy voleva fare la sua vita post FCA. È giù già sembrano aver capito che il mito ha bisogno di mission impossible, di situazioni limite, di andare oltre quello che fino a un momento prima sembrava fuori portata, appunto impossibile. Ci eravamo lasciati con il Drake che lanciava i suoi strali per un gioco di squadra che è l’antitesi di quello in cui lui ha creduto e continua a credere anche da quassù, lo Sport con la esse maiuscola è quando vince il migliore, in questo caso il più veloce. Il Mito nasce così senza mai derogare da quello che è l’essenza del proprio Credo, qualunque esso sia. Sembra facile ma c’è un solo Drake, un solo Enzo Ferrari e questo vorrà pur dire qualcosa.

Comunque oggi le Rosse, partiranno in prima fila appaiate, come non succedeva da tempo, forse troppo e proprio in Italia, la Patria del Made in Italy, tanto cara sia al Drake ma altrettanto a Marchionne che forse per essere emigrato ed emigrante la amava ancora di più.

La paura di perdere il Gp ha migliorato Monza

Ma torniamo alle qualifiche, incredibili per i tempi di tutti. Monza si è fatta trovare in perfette condizioni, chissà che non abbia pesato la probabilità di perdere i GP da qui a breve. Che un rigurgito di realismo si sia impadronito di chi gestisce il circuito e abbia capito che il Passato aumenta l’importanza, il fascino, il richiamo ma che se non si sta al passo coi tempi si viene superati e lasciati da parte. Mantenere una Storia comporta impegno e innovazione, non presunzione. Lo stesso che in Ferrari ieri sembrano aver capito (o è capitato e adesso ne devono far tesoro).

Sembrava di rivedere Senna

Ieri le Rosse non solo hanno battuto un indomito Hamilton, un re che non vuole abdicare e che combatte come un leone per evitare di essere deposto. Ieri i tempi erano impressionanti, sia perché racchiusi in un niente viaggiavano quasi tutti i concorrenti, sia perché quei quattro là davanti, frustati dalla determinazione dell’inglese, continuavano ad abbassare i record della pista. Ogni volta la sorpresa era enorme, alzi la mano chi si aspettava i tempi così bassi, così più bassi del precedente record da sembrare irreali. E così sembrava di rivedere in pista un altro mito: Ayrton Senna uno che non ha mai abdicato alla legge del più veloce e che sul filo dell’ultimo giro ha costruito la sua incredibile serie di Pole che in relazione ai GP corsi è comunque imbattibile. Tutti Senna, tutti a cercare vedere dov’era il loro limite, fino all’ultimo, fino allo spasimo.

Clint Raikkonen

Ed ecco che le Rosse finiscono davanti a un Hamilton apparso subito mostruoso e affamato, insuperabile, ineccepibile. E l’ultimo giro possibile, l’ultimo atto e Vettel incredibilmente passa davanti, e già delirio ma non è finita. Kimi, l’imperscrutabile finnico, che al cinema potrebbe essere interpretato solo da un giovane Clint Eastwood, ha avuto l’ordine di dare tutto, di provare a stare davanti, in Ferrari oggi vogliono, finalmente, omaggiare Marchionne, il loro Presidente da poco scomparso. Ma, direbbe il Drake, se tu a un campione lo sfidi a dare il massimo, lui risponderà da Campione e Kimi lo è. Lo è stato, proprio qui in Ferrari e lo è. Se corre un passo dietro, è solo perché in Ferrari non c’è più Ferrari, Enzo, che mai lo avrebbe umiliato dicendogli di fare lo scudiero, mai lo avrebbe frenato, anzi.

Il cavallino simbolo dell’antichissimo ducato di Napoli

Tutti amiamo quel Cavallino rampante nero su sfondo giallo ma quasi tutti ignorano la sua storia, il suo perché. Il Cavallo Rampante ci raccontano i piemontesi, viene suggerito a Enzo Ferrari dal padre del mitico pilota di caccia Francesco Baracca che lo teneva esposto sul suo aereo e che forse deriva dalla cavalleria piemontese ma quello Ferrari è un Cavallo Nero Indomito, simbolo dell’antichissimo ducato di Napoli e oggi di Napoli Città Metropolitana, che per tutti ha rappresentato nei secoli la tenuta di Napoli alle invasioni, l’essere Indomito di un popolo che non è mai andato a far guerre altrove, perché stava già bene di suo, molto bene.

Così quel Cavallino su sfondo giallo Enzo lo usa per la prima volta nel 1932 in una 24 ore cui partecipa con una Alfa Romeo (imprenditore napoletano che salvò l’alfa dal fallimento e aggiunse il nome alla anonima lombarda fabbrica auto) modificata, che saranno le sue prime Ferrari, e con lo Stemma le distingue da quelle del Biscione. Se oggi alla partenza Seb e Kimi saranno liberi di dare fondo al loro talento, se saranno Cavalli Indomiti, allora le Rosse vinceranno e il Drake ritroverà il sorriso. Se invece, partiranno ordini di scuderia a mortificare Kimi allora il Drake potrebbe rilanciare i suoi strali e fermare le sue Ferrari per non essere complice della vittoria dei brand sullo Sport.

A dopo, vostro Tazio Nuvolari.

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