Un giorno all’improvviso segnò il veronese Pellegrini al Milan

Correva l’anno 1990, avevo dieci anni, ero in camera zio. Lui urlò di gioia, in corso Vittorio Emanuele ci furono caroselli di festa

Un giorno all’improvviso segnò il veronese Pellegrini al Milan
Il gol di Pellegrini al Milan nel 1990

In camera con mio zio

Domenica pomeriggio di aprile. È l’anno dei mondiali, quelli in Italia, 1990.

Io, bambino di quasi 10 anni. Qualche ricordo sfocato della festa di alcuni anni prima. Sono a casa di nonna, che ormai è diventata casa degli zii da quando lei se ne è andata, qualche giorno prima di papà. Gioco in una camera grande, sul letto mio zio Salvatore ascolta alla radio tutto il calcio. All’improvviso una voce irrompe. Da Verona. Ha segnato un certo Pellegrini. Mio zio si lascia andare in un urlo. Urlo di gioia. Arrivano notizie di espulsioni. Grandi campioni che perdono la testa. Nel frattempo il Napoli vince a Bologna, 4-2. Mi affaccio dal balcone, in corso Vittorio Emanuele. Caroselli di auto con lenzuola e panni azzurri arrangiati alla meglio. Perché la festa non era ancora pronta. Non si sapeva se ci sarebbe stata. Ecco, è allora che all’improvviso  mi sono innamorato.

Oggi ho due figli, e gli trasmetto questo amore. Amore per una squadra che non ha vinto molto nella sua storia, ma rappresenta la loro città. Spero di riuscire a portarli al più presto allo stadio. E spero che si innamorino sempre di più. Anche se non si vince. E se il trionfo arriverà, me li porterò a spasso per la città in festa. Come mio padre trent’anni fa.
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  1. Da quel gol di Davide Pellegrini e ancor prima di Sotomayor il messicano non ho potuto più odiare il Verona, ne Verona. Si quando gioca li il Napoli e fanno quei cori beceri mi fanno schifo, ma questi non sono considerati nemmeno dalla Società in cui vivono. Si un giorno incontrassi Davide Pellegrini, chioma al vento, fascia di capitano staccatasi da un lato che svolazza al vento, uscita disperata del povero Pazzagli portiere Milan, Pellegrini s’involava imprendibile sulla sinistra del campo a segnare quel dabolico pallonetto che stava a suggellare la vittoria scudetto del Napoli, si se incontrassi DAVIDE PELLEGRINI io lo ABBRACCEREI dicendogli sei un GRANDE. Li considerate, SACCHI fece uscire la sua squadra dal campo, non accettava la sconfitta dello scudetto e certi lo stanno ancora a chiamare, una vergogna antisportiva. Se ne andò lui e la sua panchina compreso Berlusconi in Tribuna, vergognameneghina, la squadra, dopo un paio di espulsioni terminò sul campo, non ebbero le palle. Sacchi, tu nu sai perder!!!

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