Mertens resta essenziale per il Napoli, anche se non segna più

Crotone-Napoli è stata la prima partita “giocata male” da Mertens, che ha mantenuto numeri creativi importanti nonostante il periodo di digiuno del gol.

Mertens resta essenziale per il Napoli, anche se non segna più
Foto Ssc Napoli

La foto e le parole

È una bella immagine, questa appena sopra di Amadou Diawara e Dries Mertens. È la rappresentazione esatta del sentimento espresso da Raffaele Bracale nelle sue pagelle in lingua su Crotone-Napoli, che potete leggere qui. Lo scriviamo in italiano, noi: “Aspettiamo che Mertens si svegli”.

Il sonno di Dries Mertens, fino a ieri sera, era stato solo realizzativo, partiamo da qui. Cosa intendiamo per solo realizzativo? È una definizione che serve a ricordarci l’importanza del gioco centravanti belga per il Napoli, l’impatto sull’economia della squadra. Un parametro che si misura col numero dei gol, ma che non si esaurisce solo con questa cifra grezza. Anzi, è una struttura più complessa, che si nutre anche di altre cose.

I numeri

Riportiamo i numeri stagionali e recenti del belga. Media gol totale: una rete ogni 177 minuti (13 in 2302′ di gioco). Gli assist totali in stagione sono 12, per 43 occasioni assolute create. I gol mancano dal 29 ottobre (in campionato) e dal 21 novembre in assoluto (di testa contro lo Shakhtar, in Champions). Se restringiamo il periodo di riferimento ai due mesi esatti tra la rete col Sassuolo e il match di Crotone, le statistiche creative restano comunque importanti: 4 assist in campionato, uno in Coppa Italia, due in Champions League. Poi ci sono i passaggi chiave: sono 22, 16 in Serie A e il resto in Champions League. Sarebbero numeri importanti su un’intera stagione, invece raccontano il periodo “senza gol” di Mertens. Descrivono il suo impatto sempre determinante sul gioco del Napoli.

Crotone

Poi, venne Crotone-Napoli. Che è stata, possiamo dirlo, la peggior prestazione assoluta di Mertens in questa stagione. Dries ha giocato male, non è che non ha segnato e basta. Una sola occasione creata, 5 conclusioni tentate, di cui due su punizioni – venute malissimo. Insomma, una partita da dimenticare.

Torniamo, però, al concetto di prima: aspettiamo che Mertens si svegli. Nel senso: siamo nel bel mezzo di un momento di difficoltà, una piccola crisi fisiologica che ci può stare (cit). Anzi, che era anche in qualche modo preventivabile rispetto al rendimento folle tenuto da Mertens nella seconda parte della scorsa stagione e nei mesi estivi e autunnali del 2017. Non che Mertens abbia improvvisamente dimenticato come si gioca a pallone o come si gioca da centravanti, semplicemente sta vivendo un periodo di scarsa brillantezza mentale, più che atletica. Conclusiva, più che concettuale. Il match di Crotone rappresenta il punto più alto del down, l’abbiamo spiegato e dimostrato prima. Si è percepita un’involuzione del giocatore, non solo dell’attaccante.

Hamsik

Il ritorno di Marek Hamsik ai suoi livelli, però, è un insegnamento recente su dinamiche di questo tipo. Nell’analisi tattica di Crotone-Napoli, Alfondo Fasano ha spiegato che non è un semplice discorso di gol che mancava, è che Marek è proprio tornato in forma. Ha ricominciato a giocare con la qualità e l’intensità che servono al Napoli.

Ecco, succederà anche a Mertens. È un destino, a meno di doverlo considerare un calciatore finito, passato di cottura, diciamolo come volete. Mertens ricomincerà a segnare, e sarà giocoforza costretto allo stesso percorso di recupero coatto imposto ad Hamsik. L’assenza di Milik, certa almeno fino al rientro della sosta (fine gennaio), costringerà Sarri a schierare sempre e comunque il  belga. Al netto di condizione fisica e dei relativi dati – che ovviamente non conosciamo -, il momento difficile di Mertens si spiega soprattutto attraverso la psicologia. E quindi, può “guarire” solo attraverso la medicina del campo, di un gol o di una giocata decisiva che ribaltino la condizione mentale, facciano ritrovare la giusta dimensione delle cose a un calciatore fantastico, e ancora determinante nel sistema di gioco di Sarri. Un sistema di gioco che, anzi, è stato costruito intorno al suo modo di interpretare il ruolo. Che è cresciuto intorno all’idea dell’attaccante piccolo, tecnico, associativo. E che ha imparato pure a vincere senza i suoi gol.

Sì, perché dal 29 ottobre ad ora il Napoli ha comunque vinto cinque partite su otto in campionato. Una su tre in Champions, un’altra in Coppa Italia. Come dire: Mertens tornerà a segnare e giocare bene, nel frattempo il Napoli è rimasto in testa alla classifica. Non è poco poter pensare, scrivere e verificare una cosa del genere. Due anni fa non è stato lo stesso con Higuain, per esempio. Ci sembra un cambiamento importante, decisamente promettente.

ilnapolista © riproduzione riservata