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Le cento partite consecutive di Acerbi dopo aver sconfitto il cancro

Il difensore del Sassuolo ha sconfitto l’avversario più infido e da allora non si è più fermato

Le cento partite consecutive di Acerbi dopo aver sconfitto il cancro

La vita del difensore

Dura la vita del difensore, dura, tra i campi a tirare calci, a bloccare attaccanti, a salire sui corner, ad arrampicarti su maglie, sotto pioggia, neve o afa. Dura ma sottile, come la linea della vita che decide che per molti sei un fortunato, uno avvolto quotidianamente in un lavoro che non è un lavoro, ma una passione, un sogno che si concretizza per meriti, sacrifici, talento e fortuna.

Dura la vita del difensore, quando il doppio passo al limite dell’area te lo fa il cancro, e li non c’è fuorigioco che tenga, o assistenza video, o compagno di reparto che si sacrifica per un giallo, o un portiere a dividere con te la colpa. Lì sei uno contro uno, solo, in uno stadio che si scurisce intorno, e l’erba che diventa asfalto, e il rumore del pallone è quello dell’ansia di non farcela.

Da solo, contro l’avversario

Lì sei solo, faccia a faccia con l’attaccante che gioca duro, sporco, improvvisa una giocata proprio nel tuo momento migliore. Non c’è tempo o fischio che possa salvarti. Bisogna resistere, difendere, aggredire, disequilibrare l’offesa e metterla in corner, oppure stenderlo, e pazienza se ti ammoniscono. Questo ci ha raccontato e ci racconta Francesco Acerbi, difensore del Sassuolo, che ieri ha giocato la sua centesima partita di fila, senza mai saltare un minuto. Lui, che è un vincente, uno che ha difeso la sua vita a morsi, dopo un brutto tumore al testicolo.

La prima volta, e poi una seconda ancora, il mostro tornava, ma un difensore sa bene che certi attaccanti, proprio quando sembra siano fuori ritmo, e fuori gara, possono farti male, e lui non si è scoraggiato, lo ha affrontato al limite dell’area e gli ha tenuto testa, fino a fermarla del tutto. Proprio non voleva subire una rete che lo avrebbe portato fuori dai giochi, dalla lotta per la vita.

Ora le gioca tutte

Ora le gioca tutte, forse perché il fischio finale è per sempre un nuovo inizio, è un segno di riconoscenza verso la sua forza, un coro che si alza continuamente, esempio della volontà umana, incarnata da quella maglia che è fatta di scorza dura, e tenacia. Dura la vita del difensore, quando ad attaccarti è un tumore, ma strepitosa quando gli rispondi da fuoriclasse sovrastandolo, annullandolo, rendendolo da cinque in pagella, e dopo giri il campo con l’etichetta di colui che ce l’ha fatta, magari non a vincere la Champions, ma a giocare duecento partite di fila. Eh sì, perché le ha disputate su due campi contemporaneamente, e da entrambi ne uscito, sempre, a testa alta. Francesco Acerbi di mestiere difensore, squadra Sassuolo, 29 anni, un colosso, uno che ha vinto già tutto.

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