I cinque (buoni?) motivi per cui io, tifoso napoletano, sabato tiferò Juventus

I cinque (buoni?) motivi per cui io, tifoso napoletano, sabato tiferò Juventus

1) Perché va bene il calcio, la passione, il divertimento, il Pipita e tutto quello che volete ma la salute viene prima di tutto. Come anche la famiglia. Mio fratello, juventino, avvocato e stimato professore universitario, non reggerebbe il colpo. Fidatevi, non è un’iperbole. Stiamo parlando di uno che nelle ultime giornate di campionato ha guardato le partite del Napoli al posto di quelle della sua squadra del cuore perché – testuale – “è più importante che perda il Napoli piuttosto che vinca la Juve”. Dal goal di Gabbiadini a Frosinone in poi non è stato più lo stesso: sguardo perso nel vuoto durante i pasti, scatti di ira incontrollati, attacchi di panico più o meno mascherati e una diffusa ansia isterica. Amo profondamente Hamsik e Insigne ma amo di più mio fratello.

2) Le promesse fatte ai bambini sono pietre miliari sulla strada della felicità. Non so voi ma io di tutto ho voglia fuorché di far piangere e deludere un bambino. Milioni di bambini, in questo caso. Sono i bambini cui è stato detto di tifare Juve, Inter e Milan. Perché era inutile tifare per la squadra della propria città, della propria Regione. Perché tanto non avrebbe mai vinto. Gli è stato promesso. Non può ora un Maurizio Sarri qualunque infrangere questa promessa.

3) Perché l’estate scorsa, incalzato dalla mia fidanzata, le ho promesso che mi sarei sposato solo in caso di vittoria dello scudetto del Napoli. L’ho detto così, tanto per. Una boutade surreale che però ad ogni goal del Pipita sta acquistando il valore di una sentenza definitiva. Avrei potuto associare la promessa ad eventi altrettanto improbabili come la realizzazione della stazione ferroviaria a Matera, la presenza di asili nido in Calabria oppure – che ne so – la costruzione di un’autostrada in Molise ma non l’ho fatto. Ed che ora siamo primi, con due punti di vantaggio, mi sto rendendo conto che no, non sono affatto pronto per salire sull’altare.

4) Perché Domenico e Gionatan (si, scritto proprio così) sono i miei più cari amici. Hanno scommesso 100 euro sulla vittoria della Juve e se prendono la bolletta mi portano a cena fuori (e io adoro andare a cena fuori).

5) Ma soprattutto perché la mia prima volta allo stadio è stato un Napoli-Juve, 3-1. La prima volta che vidi Lui giocare (e segnare due goal). Amiamo Diego in maniera viscerale perché, oltre a considerarlo il più forte di tutti i tempi, riconosciamo in Lui quell’eccezionalità in grado di capovolgere la storia, sovvertire gli equilibri e consacrare ad evento mitico ed irrepetibile il fatto di essere stati campioni di un’Italia che mal ci sopporta. Solo Lui ha potuto, solo ed esclusivamente Lui. E voi vorreste vincere a Torino, prendere il largo e magari andare a conquistare il titolo? No, amici miei, non se ne parla. Io non me la sento di sposarmi, figuratevi se me la sento archiviare Diego.
Paolo Panaccione  Bruxelles

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