C’è una Massa nel Napoli femminile. Gioca all’ala e si chiama Azzurra: «Il calcio è una passione di famiglia ma il mio idolo è Kakà»

C’è una Massa nel Napoli femminile. Gioca all’ala e si chiama Azzurra: «Il calcio è una passione di famiglia ma il mio idolo è Kakà»

Quando Azzurra Massa varca l’ingresso dello stadio “Collana”, al Vomero, qualcuno le dà il cinque e poi la saluta: «Cià Higuain». Azzurra sorride, poi precisa che «è la prima volta che mi chiamano così». Sembra imbarazzata più da questo riconoscimento nazional-popolare che da un’intervista. Azzurra gioca a calcio nel Napoli femminile che in realtà si chiama Carpisa Yamamay. Chi scrive e la intervista, da ignorante, chiede se sia “il” Carpisa o “la” Carpisa. Azzurra sorride di nuovo, dice che «il Carpisa è maschio» e poi aspetta la prossima domanda. Che poi è quella più semplice ma pure più difficile, insieme.

Chi è Azzurra Massa?

È una ragazza di sedici anni che da sempre gioca a calcio. Ho sentito e riconosciuto questa passione grazie a mio padre che ha giocato insieme a me fin da quando ero piccolissima. Sono cresciuta sui campi di pallone, mi sono sempre misurata con maschi anche parecchio più grandi di me. Mio padre, in questo senso, è stato decisivo nell’incoraggiarmi e nello spingermi a dare sempre il meglio.

Doverosa interruzione, una sorta di intervallo necessario. Azzurra è figlia di Giuseppe Massa, centrocampista di valore passato per Lazio, Inter, Avellino. E, ovviamente, Napoli. Quattro stagioni sotto il Vesuvio, dal 1974 al 1978: il meglio di Vinicio, lo scudetto sfiorato nel ’75, la Coppa Italia con Savoldi e la semifinale di Coppa delle Coppe contro l’Anderlecht. Giuseppe, anzi Peppino, fu un protagonista di quegli anni. Sulla fascia, da ala vecchio stampo come si diceva allora. Oggi, è più corretto parlare di esterni offensivi. La nostra intervista con Azzurra riparte proprio da qui.

Cosa dire, invece, dell’Azzurra calciatrice?

Gioco larga a destra, potrei definirmi un esterno offensivo. Ovviamente cerco di giocare il più possibile al servizio della squadra ma la mia indole è abbastanza individualista. Se ho la possibilità di puntare un’avversaria in uno contro uno, non ci penso su.

Il calcio femminile visto da una sua giovanissima protagonista.

Mi viene da dire male ma non malissimo, perché il nostro movimento è in una fase di evoluzione positiva. Nulla a che vedere con il calcio maschile, sia per la visibilità sia per i riscontri economici. Però pare che qualcosa stia cambiando: poco tempo fa ho saputo che sarà possibile vedere il calcio femminile in televisione. Un grosso passo in avanti per tutto il nostro mondo, un primo tentativo di avvicinarci a ciò che avviene in altre realtà europee.

Perché, cosa succede fuori dall’Italia?

È tutto molto diverso, soprattutto in Germania. Lì le giocatrici incassano cifre più alte, c’è un maggior professionismo. C’è pure da dire che c‘è anche una grossa differenza fisica tra una sedicenne italiana e una tedesca, soprattutto se questa si sottopone ad allenamenti continui e mirati. Il background è diverso, forse migliore, ma ci sono un aiuto e un’attenzione diversi da parte delle istituzioni.

Il calcio femminile a Napoli: che squadra è il Carpisa Yamamay?

Credo di non esagerare quando dico che siamo la squadra più forte della Campania. Siamo al quarto posto in classifica in Serie B, stiamo offrendo buone prestazioni. Sono arrivata alla prima squadra facendo tutta la trafila delle giovanili, e qui mi trovo davvero benissimo.

Altro breve, doveroso intervallo. Stavolta non è storia, ma cronaca: il Carpisa Yamamay, tre giorni dopo l’intervista, batterà per 5-0 nel derby il Napoli Dream Team. Quasi a voler confermare che Azzurra, quando parlava di “squadra migliore della Campania” non era così lontana dalla realtà.

Una domanda un po’ scomoda: veniamo da una settimana in cui il termine discriminazione è stato protagonista di tutte le vicende legate al calcio. Il rapporto di una ragazza calciatrice con questo tipo di problematica.

Per fortuna non ho mai avuto difficoltà di questo tipo. Mi sento di dire che la mentalità attorno al calcio femminile sta cambiando. Anzi, è già cambiata: non ho mai avuto scontri o problemi con i miei amici maschi, per loro e per gli altri è tutto normalissimo. Anzi, a volte ci prendiamo in giro a vicenda perché io sono più forte di loro. Questo è uno sport ma è prima di tutto un bellissimo gioco. Esattamente come dovrebbe essere a ogni livello.

Penultima domanda: qualche calciatore o calciatrice da cui hai tratto e trai ispirazione?

Ricardo Kakà. È il mio idolo assoluto, rivedo in lui alcune mie caratteristiche tecniche anche se la posizione in campo è diversa. Sono milanista proprio per la passione incondizionata che ho verso il numero 22 brasiliano.

Azzurra Massa, figlia di Giuseppe, è milanista? Dov’è l’errore?

Non c’è, semplicemente. Non faccio il tifo per il Napoli, e vorrei sfatare anche la leggenda sull’origine del mio nome. Io non mi chiamo Azzurra perché è il colore del Napoli. Mi chiamo Azzurra per un altro fatto. (Lo dice alla napoletana, lo riportiamo testuale).

Ultimissima domanda: la Nazionale? Com’è il tuo rapporto con l’azzurro Italia?

Buono, buonissimo. Ho avuto modo di giocare in nazionale giovanile, la chiamata di quella maggiore non è ancora arrivata. Ma ci spero.

 

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