Il Napoli spiegato
ai bambini*

– Papà, perché noi siamo tifosi del Napoli?
– Mmm… Forse perché siamo di Napoli.
– E allora perché il mio compagno di scuola è tifoso dell’Inter? Lui non è nato a Inter.
– Non è nato a Milano, vuoi dire.
– L’Inter è nata a Milano?
– Ecco… sì… diciamo… sì… l’Inter è nata a Milano.
– Perché allora lui…?
– E’ sempre un po’ un mistero. Come quando ti piace qualcuno. E’ una scintilla. A lui piace l’Inter.
– Pa’, forse lui vuole tifare per una squadra che vince sempre.
– Forse.
– E noi non la vogliamo una squadra che vince sempre?
– Non ci siamo abituati.
– Però Cavani è un mostro.
– Sì. Hai ragione. Un mostro.
– Pà.
– Sì?
– Io lo so perché facciamo il tifo per il Napoli.
– Perché?
– Perché ha la maglia azzurra.
– Mi sa che hai ragione tu.
– Pà.
– Sì.
– Chi era il mostro quando sei andato la prima volta allo stadio?
– Il mostro era Zoff.
– Faceva molti gol?
– Zoff era il portiere.
– Bello, il portiere. Fece molte parate?
– Quel giorno Zoff non c’era.
– E il Napoli giocò senza portiere?
– Giocò la riserva al posto di Zoff.
– Iezzo?
– No. Si chiamava Trevisan. Marcello Trevisan.
– Pà.
– Sì.
– Mi racconti qualcosa di Trevisan?
1. Cosa c’entra Cavani con Marcello Trevisan
Ognuno ha il suo inizio. L’inizio fu un caso. Qualcuno – chissà chi – diede a mio padre l’abbonamento che quel giorno non avrebbe usato. Tribuna centrale. Mi ricordo il sole, il foglio di giornale poggiato sul sediolino e la paura di cadere giù. Napoli-Catanzaro, 16 aprile 1972. Forse gli diedero l’abbonamento proprio perché mancava Zoff, chi lo sa. S’era fatto male. Napoli è l’unica città al mondo dove Zoff s’è fatto male. Ma di Zoff ti racconto un’altra volta.
Trevisan, allo stadio, era un puntino lontano lontano. Un signore dietro di noi disse,Sperammo ‘a maronna ca nun cumbina n’atu guajo. Dice che ne aveva combinato uno – di guaio – la domenica prima, contro il Torino, all’ultimo minuto. Zurlini aveva passato la palla all’indietro, in mezzo si era infilato un certo Boschi, Foschi, Toschi, sì forse Toschi, e aveva fatto gol. Chissà se è vero. Boh. Dice che la partita l’avevamo persa così.
Che poi. Persa. Io no. L’avevano persa loro. Io non ancora. Io ero lì per la prima volta. Accompagnavo solo mio padre. Vieni a vedere se ti piace. Trevisan si sdraiò tutto accartocciato a terra per prendere il tiro del numero 9 del Catanzaro, e un’altra volta diede un pugno al pallone per respingerlo lontano. Non successe più niente. Finì 0-0. Anni dopo avrei scoperto che quella era la quinta partita che Trevisan giocava e la prima in cui non prendeva gol. Ma quel pomeriggio lì dissi a mio padre, Ma allora è bravo questo Trevisan. Lui rispose: – Non sai Bugatti. E io gli chiesi, Pa’ mi racconti qualcosa di Bugatti?
Chi lo sa, chi lo può dire. Se il 9 del Catanzaro avesse fatto gol, forse oggi non avresti il poster di Cavani.
Angelo Carotenuto (http://ildivanosulcortile.blogspot.com)

(* E’ un titolo che fa molto intellettuale, come già dissi a proposito di Fame spiegato a mia figlia, giacché ci sono quelli che ai figli spiegano il razzismoAuschwitz oBerlusconi)

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