Gianni Brera, i suoi racconti dagli States: “Il football americano è troppo bello perché il calcio possa attecchire qui”

I suoi racconti degli Usa sono ora raccolti in un unico volume. Si auto-licenziò da direttore della Gazzetta perché accusato di essere una spia dell’Urss e accettò un viaggio di tre mesi oltreoceano.

brera

Screenshot da YouTube

Gianni Brera si rese conto, appena mise piede a New York, che la distanza culturale tra il balòn e il football americano appare impossibile da colmare. Il giornalista cercò di raccontarlo a modo suo, con una serie di articoli nel 1955, dopo essersi licenziato dalla Gazzetta dello Sport ed essere partito oltreoceano.

Il viaggio di Gianni Brera negli Stati Uniti

Il Giornale racconta:

Cosa ci facesse Giovanni Luigi Brera (1919-92) in America è presto detto. In quel momento aveva 35 anni e pur essendo già “il” Gianni Brera, era senza lavoro. Si era da poco dimesso da direttore della Gazzetta dello Sport a causa della diversità di vedute con l’editore. Fu il primo caso nel giornalismo di un direttore che si auto-licenzia: era stato accusato di essere una spia dell’Urss perché aveva dato spazio all’impresa del mezzofondista sovietico Vladimir Kuts. Senza stipendio e con una moglie e tre figli piccoli a casa, il Gianni accettò un viaggio di tre mesi negli Stati Uniti organizzato dal Dipartimento di Stato americano per far conoscere i campus universitari e i loro sport agli europei.

Scriverà poi diversi volumi tra sport, costume, cronaca e sociologia, di come funziona il mondo dello sport oltreoceano. Questi racconti sono stati raccolti in un unico volume da Claudio Rinaldi, scoprendo come si sentiva Brera negli States:

Le lettere che scrive alla moglie Rina dagli Usa ci dicano ancora di più sull’uomo Brera: “Non conosco l’inglese. Sono un vecchio cane in trasferta che non avverte la zaffata delle femmine e non può nemmeno distrarsi conversando di letteratura. Una bestia da soma, con sul groppone molti taccuini da interpretare”. Le sue riflessioni extrasportive sulla boxe: “La boxe è una efficacissima scuola di ardimento e serve per la vita non meno delle declinazioni latine e della sezione aurea del segmento”. La cronaca della 500 Miglia di Indianapolis, la gara automobilistica disputata sulla più grande e celebre pista del mondo: “Due lunghi rettilinei, vaste curve radiali, immense tribune permanenti: due miglia e mezzo il giro completo. E nell’interno, ciuffi di sicomori, strade di disimpegno, verdi spianate per il golf. Dio sa se i rischi non siano mortali anche in Europa, ma qui il dio dollaro sta all’entrata di ogni curva come un demonio pronto a lusingare e a perdere”.

E il paragone tra il calcio europeo e il football americano: “Troppo bello il football perché il calcio possa attecchire qui. Ed è più spiccio e più semplice, di presa immediata … Le partite, il meno che offrano, sono ruzzoloni gagliardi, placcaggi spietati, mucchi di uomini avvinghiati come in lotta, e poi guizzi imperiosi, distese falcate in allungo, fulminee schivate in corsa, piroette, passaggi acrobatici, zompi spettacolari”. 

C’è una leggenda, mai risaputo se vera o meno, del perché Brera non sia più voluto tornare negli States dopo quel viaggio:

Nessuno lo sa con precisione. Ma si sussurra che Brera avesse fatto troppo il galante con la donna di un ex pugile italoamericano, Saverio Turiello, detto la “Pantera nera di Vimercate”, il quale gli giurò di fargli la pelle se solo si fosse fatto rivedere da quelle parti.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

ilnapolista.it © Riproduzione riservata