De Laurentiis: “Conte in Nazionale subito o niente, il Napoli è una sua creatura e così la ucciderebbe”
L'intervista al New York Times: "Ha un contratto con me. Non mi abbandonerà mai all'ultimo minuto. Perché ci creerebbe un grosso problema"

Mg Napoli 23/05/2025 - campionato di calcio serie A / Napoli-Cagliari / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Antonio Conte-Aurelio De Laurentiis
Abbiamo una nuova definizione di Antonio Conte. Onomatopeica. Fa così: “Baa baa baa baa baa baa baa baa baa”. La “suona” Aurelio De Laurentiis all’inviato del New York Times che lo intervista nella sua villa di Hollywood, la domenica di Pasqua. E dovete declinarla come la colonna sonora di Full Metal Jacket. Lui la fa proprio così, scrive il Nyt: “dondolandosi sulla sedia a ritmo”.
“Questo è Antonio Conte – dice De Laurentiis – Quando lavori per 100 milioni di tifosi, hai un’enorme responsabilità. Non puoi scherzare. Ma i giocatori hanno 17, 18, 21 anni. Sono ragazzi, guidano Ferrari o Aston Martin, quindi possono commettere errori. Perciò devi guidarli con mani ferme. Antonio è perfetto da questo punto di vista. Inoltre, è un grande allenatore perché ha un’idea di come difendere. Quando difendi, probabilmente vinci. Se vuoi solo attaccare, probabilmente perdi. Forse è più emozionante, ma probabilmente non vinci niente”.
E’ un’esplicita contraddizione con quel che dirà nella stessa intervista: “Bisogna fare più gol, altrimenti i ragazzi si scocciano e non guardano più il calcio”. E’ un tema generale, il Napoli deve vincere. Ma De Laurentiis soprattutto detta i tempi del nuovo tormentone Nazionale. Conte che fa? Diventa ct sì o no?
“Innanzitutto, al momento non abbiamo un presidente della federazione. Quindi nessuno può decidere di nominarlo. Perciò, prima di tutto, dobbiamo risolvere il problema della federazione. Altrimenti, dovremo aspettare le nuove elezioni della federazione, a metà giugno. Antonio Conte è una persona molto seria. Ha un contratto con me. Non mi abbandonerà mai all’ultimo minuto. Perché creerebbe un grosso problema per il Napoli. Se si sacrifica dopo due anni di lavoro per costruire un Napoli fortissimo… è pur sempre una sua creazione. Quindi ucciderebbe il suo bambino, abbandonandolo proprio all’ultimo minuto. Oppure… decide subito e dice “Vorrei andare”. In tal caso avrei il tempo, tra aprile e maggio, di trovare qualcun altro che lo sostituisca. Altrimenti, non credo che il signor Conte abbandonerà mai il Napoli. È un uomo serio e professionale. Se fossi un allenatore, prima di accettare ci penserei cento volte”.
Il resto dell’intervista è meno “inedita”. Il Presidente del Napoli ripercorre i suoi grandi cavalli di battaglia teorici e istituzionali. “Il calcio perderà le nuove generazioni. Le partite sono troppo lunghe”. Non gli piacciono le lunghe pause causate dal Var. Non riesce nemmeno a capire perché siano necessari 15 minuti di intervallo. “Immaginate la stupidità! Pensate che mio nipote di sei anni, che sa tutto (sul calcio) perché gioca con la PlayStation… se ne va… e come lo riportate indietro dopo 15 minuti? Mai! Perché va in camera sua. E si mette a giocare a FIFA”.
Negli stadi, dice, i bambini apprezzano “l’atmosfera e la partecipazione ma non hanno la pazienza di guardare una partita dal ritmo molto lento in televisione. Se guardi una partita in tv, soprattutto se è una partita pessima… cosa fai?”.
E quindi: “Primo punto: ridurrei la durata di ogni tempo da 45 minuti a 25 minuti”. Col tempo effettivo. “E non userò mai più un cartellino rosso e un cartellino giallo “Direi: ‘TU, esci per cinque minuti. E ‘TU esci per 20 minuti”.
E poi, come dicevamo: “Troppi pochi gol! Quindi non è spettacolare. Devi segnare più gol. E per segnare più gol, devi cambiare le regole. Non si può annullare un gol per pochi millimetri… Il fuorigioco deve essere cambiato, e di molto. La nuova generazione è il nostro tesoro. Se non la accontentiamo, moriremo. Non ci sarà più la stessa partecipazione che c’era negli ultimi 100 anni.”
Per il giornalista del Nyt, De Laurentiis “è favolosamente indiscreto, stuzzica, punzecchia e cerca di sconvolgere praticamente tutti nel mondo del calcio. Date a De Laurentiis un argomento e lui vi darà un’opinione Come risollevare la Major League Soccer? Dovrebbero creare un campionato panamericano, unendo i continenti del Nord e del Sud America. Serie A? Dovrebbero ridurre il campionato da 20 a 16 squadre, e già che ci sono, se una squadra ha meno di un milione di tifosi, probabilmente non dovrebbe nemmeno esserci”.
Altro cavallo di battaglia, le “piccole” squadre. “Non si può avere una squadra di una piccola città con 50.000 abitanti. Perché quando la squadra gioca su Dazn o su Sky, quante persone guarderanno? 3.000? 4.000? E la pubblicità? Perché Sky o Dazn devono pagare un sacco di soldi per una partita del genere? Quindi devi avere… almeno un milione di sostenitori! Se ne hai 100.000 o 200.000, devi essere in un’altra… categoria”
Lui, l’ha detto tante volte, farebbe un unico campionato paneuropeo: “Probabilmente la Francia ha tre squadre importanti. La Germania, quattro. L’Italia, cinque: Juventus, Inter, Milan, Napoli, Roma. L’Inghilterra, cinque squadre importanti, la Spagna, quattro squadre importanti. Mettendole insieme, si crea una competizione davvero grandiosa”.
Parla anche del rapport con i tifosi: “i tifosi sono i miei clienti, quindi lavoro per loro. Devo sempre tenere in considerazione ciò che pensano. Ma nel mio ruolo di presidente, devo sempre mantenere un equilibrio. Dico: io sono il presidente. Voi siete i sostenitori. Vi voglio bene. Se mi volete bene, bene. Se non mi volete bene, non so cosa fare. Ma io sono il proprietario e sono responsabile. Quindi volete vincere. Ma non possiamo andare in bancarotta perché una volta siete andati in bancarotta, ma con me non succederà mai più”.
“I tifosi vogliono vincere e pensano che i giocatori onoreranno la loro maglia per sempre. Ma non è vero! Onorano solo i soldi. Ci sono solo pochi casi (di lealtà). Ho avuto un ragazzo fantastico, Marek Hamsik, che era il capitano della nostra squadra. È rimasto con noi per sempre. Ma questo è solo un caso”.
La cessione di Kvaratskhelia al Paris Saint-Germain è stato un trauma. “Quando abbiamo iniziato a lavorare con Conte, abbiamo ricevuto un’offerta di 200 milioni di eurodal PSG e da altri per vendere Victor Osimhen e Kvara insieme. Il signor Conte disse: “Osimhen potete venderlo, ma per favore non vendete Kvara”. Questo, dice De Laurentiis, è stato un “grosso errore. Perché in seguito ho avuto grossi problemi con il padre e l’agente di Kvara.”
“Nell’industria cinematografica americana, l’agente è fondamentale perché può decretare il vero successo di un regista, di uno sceneggiatore o di un attore. Nel calcio, invece, l’agente è solo un vampiro che succhia denaro ovunque!”.







