Tutti i Sentenza che imperversano sul secondo posto del Napoli
Ciascuno spiattella la propria ricetta come una sentenza inequivocabile e inappellabile. Dimenticati gli infortuni, la Supercoppa e persino il secondo posto

Tutti i Sentenza che imperversano sul secondo posto del Napoli
I sentenziatori
Le recenti vicende storiche, sociali, politiche e sportive ci inducono a pensare che l’Italia sia diventata oltre che, com’ è noto, il paese di santi, poeti e navigatori (copy un discorso del Duce del 1935) anche la patria dei sentenziatori. Questa caratteristica risulta ormai evidente in tutti i campi ma più ancora se si pone attenzione a quello che accade di sentire o leggere a proposito delle vicende sportive, in modo particolare per quanto riguarda il calcio e per quello che più ci interessa la squadra del Napoli. Ricordiamo che il termine sentenziatore secondo il dizionario Treccani si riferisce a colui che emette sentenze e soprattutto “si compiace di esprimere giudizi in modo cattedratico”.
È quello che sta avvenendo a proposito della squadra del Napoli. Accade infatti che pressoché tutti i commentatori (?) sportivi spiattellano la propria ricetta come una sentenza inequivocabile e inappellabile: non c’è dubbio che l’allenatore ha sbagliato tattica e formazione, non sa guidare la squadra nei momenti topici, non sa far divertire col suo gioco il pubblico degli appassionati, che molti dei suoi giocatori si sono rivelati un fallimento e così via. Il tutto viene espresso con toni asseverativi, appunto da “sentenza” ( ricordiamo che “Sentenza” era anche l’appellativo del personaggio del film di Sergio Leone “Il buono, il brutto, il cattivo“ che non guardava in faccia a nessuno perché doveva sempre e comunque portare a compimento il lavoro affidatogli).
Ora potremmo dire che i vari “Sentenza” ce li troviamo impegnati sulla carta stampata o in televisione a recitare il proprio de profundis. E cosa per così dire, oltre che strana, divertente è che molti di questi personaggi solo ieri avevano sostenuto il contrario (bisogna dire che in questo Berlusconi ha fatto davvero scuola). Ma oggi l’abito di moda è questo. Come in tutte le cose, non solo nello sport, occorrerebbe una valutazione serena, tenere conto di tutti gli elementi che concorrono a formare un giudizio. Nel caso del Napoli il diluvio di infortuni che ha decimato la rosa dei disponibili lungo il percorso, la casualità che nel “gioco” (perché il calcio malgrado tutto è pur sempre un gioco) è fondamentale, la constatazione di occupare comunque una posizione in classifica più che dignitosa, di aver perfino vinto un trofeo, ecc. Tutto questo sembra scomparso d’un tratto e solo perché non si è riusciti a vincere un altro scudetto. Sarebbe invero auspicabile anche un altro atteggiamento, magari dedicarsi con pari impegno a disvelare tutte le magagne che furoreggiano nell’ambiente del calcio e più ancora denunciare quel marcio che sembra essere sempre più la cifra di riconoscimento del benemerito mondo del pallone.











