Il Napoli di Allegri sarà ancora un 3-5-2: la continuità con Conte è anche tattica
Resta da capire come incastrare il rebus offensivo (Hojlund + chi, ora che il club vuole liquidare Lukaku) e come riadattare De Bruyne nel ruolo di mezzala.

Cm Como 15/01/2026 - campionato di calcio Serie A / Como-Milan / foto Cristiano Mazzi/Image Sport nella foto: Massimiliano Allegri
Con Massimiliano Allegri che si appresta a diventare il nuovo allenatore del Napoli — biennale da 5 milioni di euro a stagione, sostiene Sky — la domanda che agita la piazza non è solo organizzativa, ma tattica: come giocherà il Napoli di Allegri? Il rimando più immediato è al 3-5-2, il modulo che per anni è sembrato cucito addosso al tecnico livornese, e che — non a caso — è anche quello su cui Conte aveva impostato la sua stagione napoletana.
È la conferma sul campo della tesi di Bonan a Sky: con Allegri il Napoli sceglie la continuità con Conte, non la discontinuità che sarebbe stata invece Italiano. Continuità presidenziale, sì. Ma anche tattica.
Il 3-5-2: il marchio di fabbrica del calcio italiano “pigro”
C’è un dato che la tifoseria azzurra dovrà digerire. Il 3-5-2 è il modulo che il Napolista ha già messo sul banco degli imputati. In un editoriale di aprile abbiamo scritto che «il 3-5-2 del calcio italiano pigro ha tolto idee e intensità», e che la colpa è anche di Conte. Una difesa a tre con i due quinti che fanno l’elastico tra fascia bassa e fascia alta, due mediani che proteggono il centrocampo, due punte che lavorano sull’asse verticale. È un sistema funzionale, prevedibile, e profondamente conservativo.
Con Allegri il Napoli adotterà — con ogni probabilità — la stessa struttura. È il sistema con cui Max ha vinto cinque scudetti consecutivi con la Juventus, e quello con cui ha provato (senza successo) a tenere a galla un Milan in crisi tecnica e societaria. È un modulo che gli somiglia: protegge la fase difensiva, comprime gli spazi tra le linee, scommette sulla qualità delle ripartenze.
La domanda vera è una sola. Quel 3-5-2 che ha messo in difficoltà Conte nella sua ultima stagione napoletana — un calcio spesso bloccato, a tratti soporifero — sarà ancora più «allegriano» con Allegri? O Max riuscirà a renderlo più verticale, più rapido, come fece nei suoi anni migliori a Torino?
Il rebus offensivo: con chi gioca Hojlund (se Lukaku va via)
Il primo nodo riguarda l’attacco. Il 3-5-2 ha bisogno di due punte. La rosa attuale ne ha già una titolare: Rasmus Hojlund, profilo da prima punta moderna, mobile, capace di attaccare la profondità. È esattamente il tipo di attaccante che la Gazzetta in inverno scriveva avrebbe fatto comodo ad Allegri al Milan: “Se Allegri avesse Hojlund, saremmo qui a raccontare un’altra storia”. Ora ce l’ha davvero.
Il problema è l’altra punta. Il Napoli, stando ai retroscena del Mattino, vuole liquidare Lukaku — anche a zero — per liberarsi dei suoi 14 milioni di stipendio lordo. Una decisione paradossale, considerando che Allegri al Milan, nei mesi scorsi, aveva spinto per avere il belga. Ora che Lukaku potrebbe restare libero, Allegri non ne disporrà: paradosso del valzer panchine.
Restano in lizza Lucca (rientrante dal prestito, tutto da rilanciare), eventualmente un acquisto di mercato e — opzione più creativa — David Neres adattato come seconda punta. È la scelta più affascinante per i giochisti: usare Neres dentro, alle spalle di Hojlund, con compiti di rifinitura. È anche la scelta meno «allegriana». Da capire come finirà.
De Bruyne mezzala destra: la sfida tecnica
Il secondo nodo è a centrocampo. Il 3-5-2 prevede tre interpreti: un regista basso (Lobotka), due mezzali. Una delle due, nel nuovo Napoli, sarebbe McTominay — già rodato con Conte nel ruolo box-to-box. L’altra è il vero rebus: Kevin De Bruyne.
KDB è il giocatore più costoso e tecnicamente dotato della rosa. Ma De Bruyne mezzala destra in un 3-5-2 è una scommessa: gli vai a chiedere coperture difensive che a Manchester non ha quasi mai fatto, gli togli la posizione di trequartista da cui storicamente costruisce il gioco. Allegri dovrà capire se chiedergli ciò che a Conte è venuto meno (sacrificio difensivo) o reinventare un sistema dove Kevin abbia ancora la palla nelle zone di rifinitura.
Sulle fasce, la riconferma a sorpresa di Spinazzola e l’arrivo previsto di Khalaili come terzino destro — completato da Gutierrez — disegnano una coppia di quinti coraggiosi ma giovani. Politano potrebbe restare come jolly esterno alto, ma il ruolo è in evoluzione.