Se al Besiktas ci fosse andato Allegri, sarebbe stato considerato un allenatore finito
Come cambia la narrazione appena riguarda un esponente della nouvelle vague. Di Max ci saremmo sorbiti il funerale calcistico. Con Italiano, invece, si parla di fuga di cervelli

Db Milano18/02/2026 - campionato di calcio serie A / Milan-Como / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Massimiliano Allegri
Come fu per Mourinho al Fenerbahce
“È un allenatore finito”. “Solo in Turchia poteva allenare”. “Nemmeno al Galatasaray se lo sono preso, è dovuto andare alla quarta squadra turca per trovare lavoro”. “Ecco dove finisce chi non studia” (le frasi “non studia, non si aggiorna” sono un must degli intenditori). E ancora: “È finita la pacchia”. “È andato dove meritava di andare”. “Vedrete, lo cacceranno anche dalla Turchia”. Sono soltanto alcuni dei titoli e delle dichiarazioni che ci sarebbe toccato ascoltare se il nuovo allenatore del Besiktas fosse stato Massimiliano Allegri. Né più né meno di quel che leggemmo quando Mourinho andò al Fenerbahce. Altro tecnico di cui abbiamo ascoltato più orazioni funebri che interviste (e dire che il portoghese non si sottrae alle dichiarazioni). E ora è finito sulla panchina di quella provinciale castigliana, come si chiama… ah sì, il Real Madrid.
Stavolta, invece, come d’incanto, tutto viene presentato diversamente. Perché – attenzione, a me gli occhi – al Besiktas è andato Vincenzo Italiano uno degli esponenti della nouvelle vague del calcio nazionale. Osannato come probabilmente non è mai stato nemmeno Giovanni Trapattoni uno dei più vincenti allenatori del calcio italiano (ça va sans dire oggi innominabile pena lo stigma sociale). Italiano in Turchia diventa come d’incanto sinonimo di fuga dei cervelli. “L’ennesima dimostrazione dell’obsolescenza tattica del nostro football”. “La conferma che innovare non paga”. E bla bla bla direbbe Federica Pellegrini con tanto di mano che mima la bocca che si apre e si chiude.

Anche la Coppa Italia vinta da Allegri è una Coppa Italia minore
Ora noi non abbiamo nulla contro Vincenzo Italiano, se non il fatto che non sia tra i nostri preferiti in panchina. Non è reato. Non ancora. Allo stesso tempo, però, non possiamo non notare che le sue due finali – perse – di Conference League con la Fiorentina vengono giustamente magnificate. Mentre la stessa Conference vinta da Mourinho con la Roma, diventa improvvisamente un trofeo minore. Come se uno che si chiama Mourinho, per il solo fatto di chiamarsi Mourinho, debba trasformare le sue squadre nelle più forti del pianeta. Come accadde per Ancelotti quando andò ad allenare l’Everton. Mettete Italiano all’Everton e guardate come cambia immediatamente la narrazione.
Un discorso che a nostro avviso vale anche per la Coppa Italia. Il Bologna di Italiano – che in due campionati non è andato oltre l’ottavo posto e il nono posto – l’ha vinta dopo cinquant’anni. Una vittoria storica. Ci mancherebbe. Certamente la Coppa Italia vinta dalla Juventus di Allegri non può essere considerata storica. Ma una cosa è la storia di quel club e un’altra è la cruda realtà della rosa che ha a disposizione. È pur sempre l’ultimo trofeo conquistato dai bianconeri prima dell’avvento dell’accoppiata Giuntoli-Thiago Motta che avrebbe dovuto riportare il vero calcio nell’universo bianconero. E invece sono finiti gambe all’aria.

Qual è la tua proposta di calcio?
En passant ricordiamo che quella Juventus di Allegri in finale sconfisse l’Atalanta di Gasperini che di lì a qualche giorno avrebbe strapazzato il Leverkusen di Xabi Alonso e si sarebbe aggiudicato l’Europa League. Fu la sera dello show contro Giuntoli: Indimenticabile. Ecco, quella è una Coppa Italia minore. Anche la qualificazione in Champions per Allegri è un atto dovuto. Se invece in Champions non ci va, come col Milan quest’anno (al netto del lavoro condotto da Ibrahimovic), è un fallimento che decreta la sua fine. Se però a fallire la qualificazione è Spalletti con la Juventus, nessuno dice nulla.
È tutto un due pesi e due misure. Dipende solo da quale famiglia calcistica appartieni. Se hai una “proposta di calcio” – come amano dire i capiscer – o non ce l’hai. È questa la discriminante. Qual è la tua proposta di calcio? Viene sempre da rispondere “doppia all’asso”. E così, di due pesi e due misure in due pesi e due misure, assistiamo all’improvvisa esaltazione del campionato turco e del Besiktas. Che adesso è ufficialmente il nuovo Stretto dei Dardanelli del calcio mondiale. Tutto passa da lì.