Il 3-5-2 del calcio italiano pigro ha tolto idee e intensità, la colpa è anche di Conte

So Foot paragona l'Inter di Inzaghi al Napoli di Conte: "Da una parte, un 3-5-2 studiato e raffinato, capace di mettere in difficoltà Bayern e Barcellona. Dall’altra, una versione caricaturale e antiquata".

Conte

Cm Parma 12/04/2026 - campionato di calcio serie A / Parma-Napoli / foto Cristiano Mazzi/Image Sport nella foto: Antonio Conte

Il calcio italiano è in crisi, non solo per la terza eliminazione consecutiva da un Mondiale ai play-off. Oltre alla disfatta Champions dei club della penisola, ieri c’è stata l’eliminazione di Bologna e Fiorentina (rispettivamente contro due club inglesi, Aston Villa e Crystal Palace) dall’Europa League e la Conference. Erano le ultime due squadre italiane rimaste a contendersi una competizione europea.

Di questo fallimento viene data la colpa al 3-5-2, modulo utilizzato sempre di più dagli allenatori dei club del nostro Paese, a differenza di quelli europei.

In Italia “si copia” nel calcio senza più idee forti

So Foot scrive:

L’Italia ha già voglia di dimenticare il 2026. Tra il fallimento in Bosnia-Erzegovina e l’assenza di club agli ottavi di finale di Champions League (una prima volta dal 2002), il calcio italiano si ritrova — ancora una volta — di fronte alle proprie responsabilità. Tra queste, viene puntato il dito sull’eccessivo utilizzo del 3-5-2.

Per la terza volta consecutiva, l’Italia non parteciperà alla Coppa del Mondo. La diagnosi oscilla tra mancanza di fiducia nei giovani, assenza di talento e perdita di attrattiva. Un tema è tornato anche al centro del dibattito: il 3-5-2, simbolo di un calcio italiano a corto di idee. Ma il problema è più profondo. Per capire l’ampiezza del fenomeno, basta dare un’occhiata alle formazioni: nella stagione 2025-2026, in media il 70% delle squadre di Serie A (e addirittura il 90% in Serie B) utilizza come modulo base il 3-5-2, simbolo di una mancanza di intensità. Eppure, a prima vista, il 3-5-2 non è affatto una cattiva idea. È un sistema che permette “di attaccare in cinque e difendere in cinque”, come spiegava Gian Piero Gasperini, favorisce la verticalità e consente una migliore gestione delle transizioni difesa-attacco e attacco-difesa, in un calcio molto più ritmato. L’Inter di Simone Inzaghi ne è stata l’esempio perfetto.

Ci sono delle eccezioni in Serie A su come il 3-5-2 stia funzionando:

Da diversi anni, in Italia non si innova più davvero. Tradotto: si copia, banalmente. Se alcune squadre hanno — a loro modo — rivoluzionato le abitudini tattiche (il Napoli di Sarri e poi di Spalletti, l’Atalanta di Gasperini o il Sassuolo di De Zerbi), saper difendere bene resta la priorità per la maggior parte dei club italiani, come nel caso del Milan di Massimiliano Allegri. L’abuso del 3-5-2 simboleggia un calcio italiano pigro, che lavora poco. Anche se il 3-5-2 è diventato il simbolo di un calcio italiano in crisi d’idee, esistono alcune eccezioni che dimostrano che il quadro non è del tutto negativo. Gli eredi tattici di Gasperini, come Raffaele Palladino o Daniele De Rossi, dimostrano che è possibile giocare con il 3-5-2 o il 3-4-1-2 sviluppando comunque un gioco offensivo e propositivo. La chiave del successo? Allenatori che lavorano davvero e riflettono.

Il confronto tra Inzaghi e Conte

Il portale francese analizza il problema del modulo attraverso due esempi, ovvero l’Inter di Simone Inzaghi e il Napoli di Antonio Conte, criticando quest’ultimo:

Da una parte, un 3-5-2 studiato e raffinato, capace di mettere in difficoltà Bayern e Barcellona. Dall’altra, una versione caricaturale e antiquata proposta da Conte, punita con un’eliminazione già nella prima fase di Champions League, con tanto di pesante 6-2 subito contro il Psv.

Nel frattempo, l’élite europea — dal Psg di Luis Enrique al Bayern di Kompany — punta su una difesa a quattro e su ali offensive esplosive. Il 3-5-2 non è il vero problema del calcio italiano: lo sono piuttosto la sua interpretazione e applicazione, che riflettono un sistema pigro, poco creativo e incline a copiare senza pensare. Quando arriverà una rivoluzione culturale?

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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