Allegri-Milan, Ordine: “Cacciato, ma se ne andava comunque”
Esonerato dal Milan, Allegri viene difeso da Franco Ordine: ha lavorato fino all'ultimo per la Champions, la rottura è sul piano industriale.

AC Milan's Italian coach Massimiliano Allegri reacts during the Italian Serie A football match between AC Milan and Torino at San Siro stadium in Milan, northern Italy, on March 21, 2026. (Photo by Stefano RELLANDINI / AFP)
Da Milano arriva una difesa d’ufficio inattesa. A firmarla è Franco Ordine, firma notoriamente vicina al mondo rossonero, che ribalta il racconto del tecnico mollato: Massimiliano Allegri non ha tradito nessuno, ha “lavorato sodo tutto l’anno per centrare l’obiettivo della Champions”.
La mannata, i prestiti e il muro di Furlani
Secondo Ordine è bastata “una mannata” a rovinare il rapporto tra Allegri e la tifoseria, ma chi conosce i fatti sa che è andata diversamente: “Max non ha mai smesso di stare sul pezzo e fino all’ultimo giorno ha fatto di tutto per centrare il traguardo”. Il vero nodo, scrive, è la condivisione del piano industriale. L’ad Furlani, nelle riunioni, avrebbe chiarito che il rientro di alcuni prestiti — “da Chukwueze a Bennacer” — avrebbe di fatto impedito quel potenziamento della rosa preteso dall’allenatore. “Forse lo avrà fatto anche per convincerlo a non restare”, scrive Ordine. Ed è qui che spunta la frase destinata a far discutere a Napoli.
La frase che riguarda il Napoli
“Di sicuro Allegri, a quelle condizioni, Napoli o non Napoli, non sarebbe rimasto”, mette nero su bianco l’editorialista, “e avrebbe liberato l’armadietto di Milanello con una sostanziosa buona uscita. Specie poi in presenza di Ibrahimovic“. Tradotto: l’addio non è un colpo di testa per inseguire gli azzurri, ma la conseguenza di un braccio di ferro perso sul mercato. È la conferma, dall’interno, di quanto andiamo scrivendo da settimane: che si tratti di un regolamento di conti tra Ibrahimovic e Allegri col Napoli rimasto in mezzo, e che il paradosso fotografato da Zazzaroni — un Napoli che aspetta un dirigente del Milan capace di firmare la risoluzione — sia tutt’altro che campato in aria. Del resto Allegri aveva già minacciato di restare fermo un anno, in attesa che la risoluzione si sbloccasse. E pensare che, se fosse finito al Besiktas, oggi lo chiameremmo un allenatore finito.