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Nell’ultimo romanzo di Peppe Fiore la vera essenza dell’amore che riempie il vuoto della solitudine

Innamorati, Supercoralli Einaudi. L’amore colma il vuoto della vita e la paura della morte e ci rende, nella scelta, una cosa sola.

Nell’ultimo romanzo di Peppe Fiore la vera essenza dell’amore che riempie il vuoto della solitudine

Peppe Fiore è uno scrittore che abbiamo seguito dai suoi esordi letterari ed ora che è anche uno sceneggiatore affermato ed in corso – e che ha lasciato la sua Napoli per Roma – siamo restati, ancora, stupiti, dal suo ultimo “Innamorati (pagg. 232, euro 19.50; Supercoralli Einaudi)”.

Flaminia Aloisi è la direttrice di un importante Museo d’arte a Roma – è figlia di un ex funzionario Rai in quota Dc, ora pensionato che accudisce la moglie Agnese – ed è sposato con Carmine Rebora che è un architetto, anima della Fondazione Urbe, un ente urbanistico-creativo che cerca di sostenere la bellezza attraverso progetti che incidano sul tessuto architettonico della Città eterna. Hanno una figlia Diana che è bella ed intelligente e degli amici – Camilla e Lorenzo – che gli ricordano il loro primo incontro. Cosa potrà spazzare via il dato che dopo una vacanza in America, Carmine – l’architetto partenopeo che ha cercato la sua fortuna a Roma – e Flaminia, che ha uno sguardo sempre pieno di luce e di creatività, si siano innamorati?

Ma la realtà – of course – che come è noto, “era il contrario dei sentimenti”.

Mentre Fiore disegna la complessità di una città che si sfalda all’ombra dell’ultimo temporale eccezionale – ne fa le spese la Palestra di una Scuola di Tor di Settimo dove una ragazzina viene sopraffatta da una frana mentre recita “Il lago dei cigni – si sfalda il sistema di potere che è alla base anche delle mostre di arte contemporanea, ma il cui brodo culturale tiene assieme l’edilizia privata di respiro pubblico e la costruzione di nuovi plessi scolastici per le periferie. Ma anche Carmine che con la sua Fondazione ha finanziato quella lottizzazione di un architetto tutto d’un pezzo del vecchio Pci.

Di più: si scopre che all’inizio della sua carriera Rebora è stato usato dal padre di Flaminia come prestanome di un’operazione tendente al salvataggio del patrimonio immobiliare della Balena Bianca.

Mentre Flaminia è intenta ad ospitare l’artista Nino Scoccia – un performer pescarese che ha accettato la residenza d’artista nella Capitale per i buoni uffici dell’ex docente universitario di Lei, Brunelli, – il suo piccolo mondo perfetto viene terremotato dall’arrivo della Guardia di Finanza che arresta suo marito Carmine. La donna è costretta ad un redde rationem sul suo rapporto con Carmine; ma non lo fa seguendo i canoni borghesi della sua famiglia d’origine ma passando per lo scanner delle sue emozioni l’autenticità della sua storia d’amore.

Sì, perché questo ultimo romanzo di Fiore è una narrazione che indaga la vera essenza del rapporto amoroso che riempie il vuoto della solitudine vitale e la paura della morte e che ci rende nella scelta una cosa sola.

Tutta l’architettura di potere su cui Fiore lavora con maestria – anche di lingua – non è altro che un contraltare per disegnare l’evanescente sentimento che ci lega ad un altro io che difendiamo – quando è messo in dubbio – con tutti i mezzi di cui anche l’orgoglio dell’appartenersi ci dota.

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