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Il Napoli non cada nella trappola dei record e dello stravincere

L’obiettivo è vincere e lungo questo percorso a volte ci si può accontentare anche di non perdere. Non cadiamo nella trappola del mainstream

Il Napoli non cada nella trappola dei record e dello stravincere
Napoli's Nigerian forward Victor Osimhen (R) challenges Lazio's Italian goalkeeper Ivan Provedel (L) during the Italian Serie A football match between Napoli and Lazio on March 3, 2023 at the Diego-Maradona stadium in Naples. (Photo by Alberto PIZZOLI / AFP)

Ci sono tre cose che possono preoccupare rispetto alla sconfitta di ieri, due di carattere tecnico/tattico, e cioè interna alla partita, una – quella di maggiore interesse e rilevanza –  estranea alla partita.

Le prime due sono fin troppo facili da rilevare ed analizzare.

La prima è che se, giustamente, per evitare di andare ad imbottigliarti nel traffico che Sarri ha creato in mezzo al campo tramite l’opposizione di una enorme densità di uomini dietro alla linea del pallone che fosse in grado di tagliare fuori ogni linea di passaggio avversaria (a proposito: bella lezione ha dato lo stesso Sarri a quelli che lo ritenevano incapace di impostare il match al di fuori della propria ortodossia tattica), decidi di giocare la partita sugli esterni alti…..

… ecco se decidi questo e, tuttavia, gli interni di centro campo che devono aiutare questi a liberarsi dei raddoppi di marcatura o che devono usare la libertà di campo che ne conseguono sono Zielinski (quello solito) ed Anguissa (quello delle ultime due partite di campionato)…

… beh, allora hai dei problemi.

Era giusta l’idea di far arrivare i palloni, anche con improvvisi cambi di gioco, sugli esterni alti del Napoli per evitare di andare per vie centrali (vedi sopra) e provare la ricerca della superiorità numerica (per il tiro diretto od il cross per quelli che a traino sarebbero andati a riempire l’area).

L’idea si è, però, scontrata con il fatto per cui se la palla lì arriva lenta, e dunque facendo eseguire senza patemi d’animo le difese preventive agli avversari, e se poi i raddoppi o le triple marcature agli esterni alti non vengono disarcionate attraverso i giusti movimenti delle rispettive catene delle fasce laterali di competenza, specie dei due interni (appunto: Zielinsi ed Anguissa), oppure se questi due, non approfittando delle giocate difensive avversarie (che scelgono difese posizionali e fisiche sugli esterni piuttosto che su altri loro compagni), non si vanno dietro le linee avversarie chiamando possibili imbucate in quelle zone di campo lasciate scoperte, allora la squadra avversaria ha gioco facile nel neutralizzare, con una sola giocata, ben due giocatori avversari ed almeno due idee di possibili soluzioni offensive.

Anguissa un simile movimento ce l’ha nelle corde, ma sembra scarico, anzi sembra essersi scaricato improvvisamente.

Su Zielinski ho già detto, e non intendo dire di più: lo si aspetti pure a quella famosa fermata del tram che si scopre all’improvviso, dopo ore ed ore di attesa, essere stata soppressa mesi e mesi fa.

La seconda questione riguarda i (ri)cambi: non che ce ne fossero di efficaci, per carità, anche perché a mio avviso l’unico uomo che in queste partite potrebbe fare la differenza, per la capacità di ballare tra le linee e per l’imprevedibilità di giocate anche in mezzo ad un campo di gioco riempito da linee difensive avversarie, è Raspadori, che è però fuori per infortunio.

Ci sarebbe, ahimè, pure Ndombele, il quale sembra essere nato proprio per ricoprire quel ruolo di tre quarti: del giocatore pure si ha stima, per carità, ma più passa il tempo (e siamo a marzo) … insomma più si aspetta che si sblocchi e faccia vedere davvero di cosa è capace, più si rischia di fare la fine di chi aspetta Zielinski da 6 anni.

Ieri, pure provato in una zona diversa da quella dei tre quarti, ha mostrato per esempio involuzioni che quasi hanno stupito chi scrive: lento, macchinoso, caratterizzato da una stucchevole lungaggine di tempo spesa nei controlli (anche elementari) del pallone e nello scarico degli stessi, che è praticamente sempre avvenuta in orizzontale.

Oppure ci sarebbe Elmas, che pure – ben più brioso di Zielinski, come ha fatto vedere nella sua solita progressione di 40 metri a tagliare il campo appena entrato – è bravissimo in queste giocate (forse sarebbe stato più adatto sin dall’inizio in appoggio efficace a a Kvaratskhelia nella fascia di competenza per coraggio di giocate e capacità di andare tra le linee), ma che non ha le caratteristiche del trequartista che fa saltare il banco quando gli avversari stazionano in dieci dietro la linea del pallone.

Insomma, tutto questo per dire che il Napoli, mi sembra, senza Raspadori non ha grandi alternative allorquando gli avversari si posizionano in campo come ieri ha fatto la Lazio, se non quella, come pure le era riuscito decine di altre volte, di provare ad impostare (come ha fatto) la partita sugli esterni alti.

Ma a quel punto occorre che: i) gli esterni alti siano in giornata; ii) agli esterni alti il pallone arrivi con grande velocità e rapidità, specie quando viene recuperato dagli avversari; iii) gli esterni alti abbiano interni (ed esterni bassi) che siano in grado sia di andare a portare via con appositi movimenti avversari in raddoppio (così da garantire l’uno contro uno al proprio esterno alto) o di entrare loro nel campo chiamando il pallone dietro le linee avversarie (sfruttando le zone lasciate libere dagli avversari che invece preferiscono occuparsi, appunto, dei Kvaratskhelia o dei Lozano di turno).

Tutto ciò che ieri non è riuscito.

La terza cosa è il succo del “pezzo” di oggi.

Il Napoli ed i suoi tifosi (ma è preferibile che non lo faccia il Napoli) devono stare attenti a non cadere in una trappola molto sottile che gli viene tesa sia dal main stream della stampa, sia (perché no) dal proprio inconscio.

La trappola in questione si chiama “voler stravincere il campionato, voler battere i record, voler passare alla storia in questo modo”.

Solo questo può far perdere ciò che può essere perso.

Il non accontentarsi di vincere (che è ciò che conta), il voler stravincere accettando la stupida sfida a cui gli altri stanno chiamando il Napoli, anzi la duplice sfida idiota di stravincere giocando sempre e comunque in modo strepitoso. Che è, di fatto, ciò che non ti consente di tenere la barra dritta sulla strada principale (si vince se si arriva primi, non se si arriva primi con distacco siderale), ovvero sulle strade secondarie che spesso ti conviene battere al riguardo (ci si riposa ogni tanto, e pazienza se si perde un po’ di tempo rispetto al tabellino di marcia).

Insomma, sulla scorta di quanto sopra, mi chiedo: ma ieri sera, invece di farsi prendere in mezzo dalla trappola costituita: i) dalla solita rivincita contro Sarri, ii) dal solito adagio per cui bisogna vincere divertendo ed essendo irresistibili ..

… oppure invece di farsi vedere così nervosi come Spalletti ha fatto per tutta la partita (anche quando si era sullo 0 a 0, si badi bene), dando un’immagine di non controllo davvero fuori luogo per la posizione di classifica che il Napoli occupa, ecco…

.. invece di  cadere in questa trappola, o in questi errori di comunicazione che pure fanno il gioco degli altri (e rischiano poi di avvilire un ambiente a forza attrazione in tal senso), non ci si poteva limitare ad impostare la partita dicendo a Sarri ed alla Lazio: “sai che c’è? Oggi col piffero che la palla me la tengo io e ti do campo in contropiede, tienitela tu e fammi vedere di cosa se capace, che tanto io sono avanti di 18 punti..”.

Questa è l’essenza attuale delle cose, a mio avviso.

Invece di cadere in questi inutili tranelli ed in queste inutili partite secondarie che nulla c’entrano con le partite vere (e principali), non ci si può limitare anche solo a non perdere? Non ci si può limitare ad amministrare, invece di ricercare sempre e comunque applausi?

Quale trauma storico ha mai subito un ambiente che anche quando può facilmente vincere, cerca di mettere tutto a repentaglio perché desidera stravincere?

Quale lezione della storia non è andata a segno se si pensa che la vendetta debba per forza essere servita in modo ridondante, invece che semplicemente fredda?

Spero che l’ardua sentenza non vada ai posteri, perché rischiamo di romperci l’osso del collo.

P.S. Quasi dimenticavo. Sul gol della Lazio tre sono le cose che colpiscono, a scolpire tre principi di rilevanza strutturale. Il primo è che Kvaratskhelia dimostra l’antico adagio per cui quando un attaccante va in difesa fa più danni della grandine (si può rinviare di testa in quel modo, trasformandosi in uomo di sponda per il tiro avversario?). Il secondo è che farsi fare gol da Vecino è un’impresa ai limiti del divino. Il terzo, come si va ripetendo da mesi (e come diceva quel mio vecchio allenatore che mai smetterò di ricordare), è che il modo migliore di contrastare un tiro è non farlo nemmeno partire, ciò che presuppone che quando un avversario lo sta caricando, allora uno dei difendenti deve prendersi la responsabilità di rompere la linea ed andare immediatamente e fisicamente fin sotto la gamba avversaria per chiudere lo specchio della porta: ecco, avete visto cosa fa Zielinski mentre Vecino sta caricando il tiro dopo il passaggio di Kvaratskhelia?

Buon fine settimana a tutti.

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