Quel filo rosso che collega la condanna degli ultras Juventus e il furto a casa Dybala

A Torino tutti lo pensano ma nessuno lo dice. I malviventi hanno invano cercato una Panda per rendere evidente il legame con l'azione eversiva di Napoli

A Torino tutti lo pensano ma nessuno lo dice: la prima sentenza in cui gli ultras vengono condannati per estorsione ai danni di un club, la Juventus, e poche ore dopo, in piena notte, l’attacco alla casa di Dybala, la collezione di orologi presa di mira e portata via. Un segnale inequivocabile. Hanno preso di mira gli orologi per far capire che il tempo è scaduto. Gli inquirenti negano, le forze dell’ordine negano. Ma anche a Napoli, dieci giorni fa, hanno negato che dietro il furto della Panda di Spalletti ci fossero quel che a tutti è parso evidente, ossia manovre oscure della criminalità organizzata legata al mondo delle scommesse e probabilmente a qualche frangia dell’estremismo islamico con schegge impazzite dei narcos colombiani privi di green pass peraltro. Negano sempre ma a Torino lo sanno tutti.

Non è neanche la prima volta che Torino è teatro di simili inquietanti episodi. L’elenco è lungo, mette i brividi: Camoranesi, Marchisio, nel gennaio scorso McKennie mentre era in campo in Coppa Italia contro la Spal.

A Torino tutti lo pensano ma nessuno lo dice. È la città in cui in pochi anni il calcio è finito due volte in aule di tribunale. Prima l’inchiesta Alto Piemonte, la ‘ndrangheta che si era infiltrata nella curva juventina per gestirne il bagarinaggio. La Juventus sempre vittima, purtroppo costretta a muoversi in una città che è sempre più preda della criminalità ed è lontana parente della cartolina del paradiso savoiardo. Fu un processo devastante per la torinesità già di suo vacillante: del resto passare da Adriano Olivetti ai cugini Agnelli-Elkann, è un colpo che ammazzerebbe un mammut.

E adesso il processo Last Banner. Guarda caso, nella sera di martedì arriva la storica sentenza che ha portato alla condanna di sei ultras, tra cui il leader dei Drughi, e poche ore dopo la casa di Dybala svaligiata.

A Torino tutti lo pensano ma nessuno lo dice. È un segnale. Pare che i malviventi abbiano perso molto tempo alla disperata ricerca di una Fiat Panda, volevano rendere evidente il collegamento con l’atto eversivo di Napoli. Ma niente, a casa Dybala non si trova una Fiat Panda nemmeno a pagarla. Neanche un modellino. Manco un peluche.

A Torino provano a far finta di niente. Ma sotto i portici il pensiero è soltanto uno. Sguardi che si incrociano. Nessuno ne parla, meglio non alimentare fantasmi.

Ormai è evidente: a Torino tutti lo pensano ma nessuno lo dice.

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