La Cassazione: “De Santis non sparò a Ciro Esposito per legittima difesa”

«Fronteggiava un gruppetto sparuto, di tifosi disarmati e a mani nude, là dove egli era, al contrario, l’unico ad avere la disponibilità di una pistola»

La Cassazione: “De Santis non sparò a Ciro Esposito per legittima difesa”
Daniele De Santis l'assassino di Ciro Esposito

Daniele De Santis è stato condannato a sedici anni per l’uccisione di Ciro Esposito. De Santis sparò a Ciro il 3 maggio 2014 la sera della fine di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, gara che si disputò allo stadio Olimpico di Roma.

Arrivano adesso le motivazioni della Cassazione che esclude la legittima difesa per l’esponente di estrema destra nonché tifoso della Roma.

«Da un lato – scrivono i giudici di Cassazione – De Santis aveva provocato la situazione di pericolo» e «dall’altro aveva assunto una reazione non proporzionata all’offesa. Pur potendo puntare l’arma o sparare in aria, non l’aveva fatto e risulta avere esploso colpi ad altezza d’uomo (cinque in rapida successione) dei quali quattro andarono a segno».

De Santis «si trovava a fronteggiare un gruppetto sparuto, di tifosi disarmati e a mani nude, là dove egli era, al contrario, l’unico ad avere la disponibilità di una pistola».

Inoltre, «aveva posto in essere le condizioni obiettive che portavano allo scontro. Aveva provocato una situazione di pericolo, scagliando oggetti contro il pullman dei tifosi napoletani, mettendo in conto una possibile reazione e creando così una condizione obiettiva di pericolo».

L’uso dell’arma «fu posto in essere deliberatamente». De Santis «non si servì della pistola per dissuadere i soggetti che si avvicinavano. Né la mostrò o sparò in aria nell’esclusivo tentativo di intimorirli. Sparò cinque volte; ripetutamente e ad altezza d’uomo».

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