Ponte Morandi. Si apre la terza inchiesta per favoreggiamento

Nel mirino lo strano scambio di mail del 14 agosto. In vendita il camion Basko simbolo della strage

Ponte Morandi. Si apre la terza inchiesta per favoreggiamento

La Procura di Genova apre una terza inchiesta sul Ponte Morandi. Dopo quella per disastro e quella per falsi report, stavolta si tratta di favoreggiamento. Nel mirino finiscono, per ora, 3-4 nomi fra Autostrade, Spea e consulenti.

Le ipotesi di reato

Il fascicolo, affidato al pm Walter Cotugno, si riferisce ai possibili depistaggi successivi alla strage del 14 agosto e coinvolge dipendenti di Autostrade e Spea Engineeringma anche consulenti esterni. L’ipotesi, scrive Il Secolo XIX, è che abbiano interferito consapevolmente con gli accertamenti avviati sette mesi fa.

“Si tratta d’un fronte autonomo – dichiara il procuratore capo Franco Cozzi – Abbiamo circoscritto alcuni episodi meritevoli di approfondimento, casi specifici in situazioni specifiche e non eclatanti, in cui potrebbero essere stati compiuti comportamenti volti a coprire eventuali responsabilità colpose”.

Sono un paio le vicende sotto esame. Una è interna alla filiera Autostrade-Spea e su questa, scrive il quotidiano genovese, “il riserbo è massimo”. L’altra invece è venuta fuori già nei mesi scorsi e riguarda la sera del 14 agosto, quando Enrico Valeri, dirigente di Aspi, contattò la funzionaria commerciale di Ismes-Cesi, Chiara Murano.

Lo strano scambio di mail

Dello strano scambio di mail del 14 agosto parlammo già a suo tempo.

Quella notte, a poche ore dal crollo, mentre i soccorritori scavavano tra le macerie, Enrico Valeri chiese alla Murano di spedirgli lo studio effettuato nel maggio 2016 dalla Cesi, che era stata incaricata proprio da Autostrade di effettuare verifiche sul ponte. In quel report si evidenziavano forti criticità sui tiranti del viadotto e si consigliava l’installazione di sensori.

A mezzanotte e otto minuti la Murano inviava il report ma non si limitava a questo. La funzionaria allegava una mail in cui scriveva: “Dal nostro punto di vista, le attività di gestione e sorveglianza del ponte sono state adeguate e svolte con la dovuta diligenza. Riteniamo piuttosto che le cause di quanto tragicamente occorso siano da rintracciarsi nel progetto originario di una struttura complessa e inconsueta e che questo possa aver generato un collasso imprevisto e non riconducibile ai parametri dell’ingegneria classica”.

La mail della Murano sollevava di fatto Aspi dalle responsabilità del disastro. Perché una simile retromarcia? Qualcuno fece pressioni su Ismes-Cesi per ritrattare?

La Murano fu prontamente scaricata dalla Cesi, che dichiarò che la sua era stata un’iniziativa individuale. Sia lei che Valeri furono ascoltati il 10 settembre: le sette ore di audizione si conclusero con il sequestro del telefono e del computer della funzionaria che, il 18 settembre, fu sospesa dall’azienda.

Il 9 ottobre scorso, il suo superiore, Domenico Andreis, dirigente della Cesi, dichiarò agli inquirenti che quella della Murano era stata un’iniziativa autonoma “in un momento un po’ così”. Anche Andreis fu poi allontanato dal gruppo Cesi.

Autostrade sulle intercettazioni

Il Fatto Quotidiano, Repubblica Genova e Il Secolo XIX riportano uno stralcio della nota di Autostrade in risposta alle intercettazioni pubblicate ieri.

“Non c’è mai stata volontà di omettere informazioni – scrive la concessionaria – “le conversazioni si riferiscono a un’incongruenza nella documentazione della costruzione, negli anni Settanta, superata dal collaudo e dalle relative prove di carico sulla trave installata”, e “non vi è nessun riferimento alla staticità del ponte”. “Si tratta – conclude la nota – evidentemente di frammenti estrapolati da un confronto più articolato tra committente e fornitore”.

In vendita il simbolo del disastro

Il camion della Basko rimasto sul ciglio del ponte Morandi, a pochi metri dal baratro, è stato venduto una decina di giorni fa dall’azienda di trasporti Damonte alla concessionaria Volvo di Tortona e poi rivenduto alla bergamasca Italcar, che si occupa di commercio di veicoli industriali, che l’ha parcheggiato in un deposito a Dalmine, in attesa di trovargli un nuovo acquirente.

“Da icona della tragedia del 14 agosto, celebre in tutto il mondo, a semplice camioncino stipato in un capannone in mezzo ad altri veicoli, pronto per essere rivenduto per la terza volta in pochi giorni”, scrive Il Secolo XIX.

È stato acquistato dalla Italcar senza sapere che fosse proprio quello il camion salvatosi dalla tragedia del Morandi, scelto in uno stock di camion, insieme ad altri quattro mezzi. Il Secolo riporta il racconto de L’Eco di Bergamo: il camioncino è stato riconosciuto dal titolare di un distributore di benzina a due passi dal capannone, Renato Mora. “Me lo ricordavo dalle immagini, il camion era lo stesso – ha detto – stessa pubblicità, stesse dimensioni. Incuriosito l’ho detto ai titolari che hanno controllato la targa ed era proprio quello”.

Ora il camioncino è in vendita, con tanto di annuncio online sul sito della Italcar, tra specifiche tecniche, chilometri percorsi (837mila) e anno di immatricolazione (2009). Il prezzo non è specificato, e per eventuali acquirenti si raccomanda la “trattativa riservata”. “Ma nulla c’entra con la celebrità – scrive Il Secolo – suo malgrado, raccolta da quel camion in ogni angolo del pianeta. E, in attesa di un terzo acquirente, resta esposto in un capannone, emblema di un giorno tragico ma anche dei capricci di un destino che toglie e che dà”.

Le alternative per la presenza dell’amianto

Dopo la scoperta dell’amianto nei resti del ponte restano due sole alternative alla sua demolizione, scrive Il Secolo XIX: o si useranno gli esplosivi, con una parete d’acqua a bloccare le polveri, oppure si dovranno ingabbiare i piloni del Ponte Morandi con enormi teli protettivi per poterli tagliare a pezzi con la fresatura.

In ogni caso, se le centraline di controllo posizionate in prossimità del cantiere a Ovest dovessero rilevare la presenza di fibre di amianto nell’aria, si rischiano denunce e azioni legali.

Se dovesse tramontare il metodo delle microcariche esplosive l’intero piano (soprattutto per quanto riguarda le pile a Est, la 10 e la 11, che sono più alte e insistono sulle abitazioni) dovrebbe essere rivisto, con tempi che si allungherebbero.

L’ultima parola è quella della Commissione materiali esplodenti della Prefettura, che dovrà dare l’ok. La riunione decisiva dovrebbe tenersi entro la metà della prossima settimana, in tempo per recuperare sulla tabella di marcia e fare esplodere (se sarà possibile) la pila otto sabato 16 marzo.

Il commissario Bucci è fiducioso sull’utilizzo degli esplosivi. Nel corso della riunione con il premier Giuseppe Conte è stato detto che la concentrazione di materiale rilevata nelle analisi sulla torre è di 116 micromilligrammi per tonnellata. Una presenza tale da evitare la classificazione dei detriti come rifiuti speciali.

Rimosso il tecnico che aveva denunciato presenza di amianto

Ne parla Repubblica Genova. Un mese dopo il crollo del ponte, il 15 settembre scorso, Maurizio Massardo, dipendente Spea, aveva scritto una relazione a Procura, Arpal, Asl e Vigili del Fuoco in cui segnalava la presenza di amianto nei detriti della struttura, denunciando i rischi legati all’esposizione da parte degli operatori intenti alla demolizione. Tre giorni dopo fu rimosso dal suo incarico.

Il quotidiano genovese scrive che era stato nominato da Autostrade per l’Italia come Coordinatore per la Sicurezza in fase di Esecuzione negli ambienti di lavoro. Lui e il suo collega Maurizio Morbioli sono stati interrogati dai finanzieri come persone informate sui fatti perché entrambi, in passato, si sono occupati del monitoraggio del ponte”.

La vicenda si scopre proprio in questi giorni, dopo che Repubblica è venuta in possesso della relazione del tecnico. Massardo chiese dei monitoraggi che però avrebbero comportato una sospensione dei lavori o ritardi.

Gli rispose uno dei consulenti della Procura, l’ingegnere Renato Buratti: “L’improvvisa comparsa dei manufatti in amianto nell’area del cantiere appare anomala sia per i luoghi, sia per i tempi del ritrovamento. Verifiche sui rilievi effettuati periodicamente sul cantiere sembrano indicare che detti manufatti non fossero presenti nei luoghi di ritrovamento nei giorni precedenti al ritrovamento stesso”.

E ancora: “Riteniamo opportuno rilevare l’importanza di prendere i provvedimenti necessari ai fini della sicurezza, ma comunque atti a consentire il regolare andamento dei lavori. Si evidenzia l’assoluta necessità di completare in tempo le operazioni di repertazione e classificazione dei detriti… e che, nel caso di sospensioni ingiustificate dei lavori, potrebbero costituire materia di contenzioso…”.

Il 18 settembre il direttore dell’Uopsal dell’Asl, Attilio Businelli, il responsabile del dipartimento genovese, Riccardo Sartori, il vice comandante dei vigili del fuoco, Amalia Tedeschi, l’ingegnere Chiara Tartaglia per il Comune di Genova e un altro dipendente di Spea, Sebastiano Frisardi, si riunirono nella sede dell’agenzia per l’ambiente a Sampiedarena, per analizzare le problematiche relative alla possibile esposizione dei lavoratori all’amianto”. Tre giorni dopo, però, Massardo comunicava al procuratore capo Francesco Cozzi, ai suoi consulenti Buratti e Pier Giorgio Malerba, a Businelli ed a Sartori: “Che il giorno 18 corrente mese sono stato revocato dall’incarico di Cse…”.

Al suo  posto Autostrade nominava un architetto esterno, un libero professionista, Elio Marino.

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