Interrogata la manager Cesi che si improvvisò ingegnere per assolvere Autostrade

Quelle strane mail scambiate la notte del 14 agosto. Cesi scarica la manager. Autostrade nega di aver inviato la mail al Mit. E a noi torna in mente la conferenza stampa di Autostrade

Interrogata la manager Cesi che si improvvisò ingegnere per assolvere Autostrade

Sulle mail scambiate tra Autostrade e Cesi la notte del 14 agosto la procura vuole vederci chiaro: la questione è decisamente fuori dal comune e secondo gli investigatori merita senz’altro un approfondimento. Approfondimento durato, ieri, circa sette ore di interrogatorio.

I protagonisti della vicenda

Due i testimoni nel mirino: Chiara Murano, dirigente marketing della società di consulenza ingegneristica Cesi e addetta per essa ai rapporti con Autostrade, ed Enrico Valeri, responsabile coordinamento viabilità del concessionario. Nessuno dei due risulta indagato, ma l’interrogatorio si è svolto in due stanze adiacenti per mettere a confronto le dichiarazioni dei due.

L’antefatto

È la notte del 14 agosto, sono passate dodici ore dal crollo. Le ricerche dei superstiti ancora non sono finite ed Enrico Valeri, manager di Autostrade, scrive una mail a Chiara Murano, giovane manager della Cesi, addetta commerciale ai rapporti con Autostrade.

Valeri desidera ricevere lo studio sul viadotto affidato proprio alla Cesi nel 2015. Nessuno riesce a trovarlo. “Le ho chiesto la documentazione riguardante quello studio perché avevamo difficoltà a recuperarlo – ha spiegato Valeri – Conoscevo questa persona dentro Cesi e le ho chiesto una cortesia”.

Un problema di praticità, dunque: il giorno dopo sarebbe stato Ferragosto, gli uffici sarebbero stati chiusi per ferie e nessuno sapeva dove trovare quello studio.

Ci chiediamo: il crollo di un ponte nevralgico come il Morandi, che causa 43 vittime, non rappresenta forse una causa di importanza tale da spingere ad aprire eccezionalmente un’azienda? Era proprio necessario rivolgersi ad un’amica per ricevere un dossier? E perché proprio quello, visto che sulle criticità del Ponte, finora, ne sono emersi a decine? Non avrebbero dovuto tutti essere allegati al progetto di retrofitting, per il quale, del resto, erano stati richiesti e prodotti?.

La richiesta sarebbe partita, dichiara Valeri, da Paolo Berti, direttore centrale, e Michele Donferri, direttore della manutenzione: “Era importante leggere delle consulenze, riguardavano la sorveglianza e il sistema di monitoraggio del ponte”, continua il manager di Autostrade.

“La colpa è del progetto originario”

A mezzanotte e otto minuti la Murano invia il report. Dimostrandosi, però, molto più diligente di quanto sarebbe necessario, perché accompagna il report con una mail un tantino strana – sicuramente imbarazzante, ndr – in cui, sostanzialmente, l’addetta commerciale di Cesi dà un parere sul crollo: “Dal nostro punto di vista – scrive – le attività di gestione e sorveglianza del ponte sono state adeguate e svolte con la dovuta diligenza. Riteniamo piuttosto che le cause di quanto tragicamente occorso siano da rintracciarsi nel vizio progettuale originario e che questo possa aver generato un collasso imprevisto”.

Per Murano, è chiaro, la colpa è di Riccardo Morandi che ha costruito male il ponte, non certo di Autostrade.

La mail della Murano contraddice il report del Cesi

Non solo. La mail della Murano contraddice lo stesso report del Cesi, come spiegato nei giorni scorsi da Fabrizio Gatti, coordinatore dello studio: “Registrammo delle asimmetrie di comportamento negli stralli e per questo avevamo sottolineato la necessità di procedere con un sistema di monitoraggio permanente”.

Cesi scarica la Murano

“La dirigente non ha parlato a nome nostro”, dichiarano dalla Cesi, rendendosi conto evidentemente dell’imbarazzante questione: “Le parole contenute nella mail del 15 agosto, che parlano di difetti progettuali e assolvono Autostrade non sono riconducibili a noi. Sono scelta del tutto personale della dipendente”.

Perché l’addetta commerciale si improvvisa investigatore e ingegnere commentando le cause del crollo quando le indagini sono appena iniziate? Come mai non si limita semplicemente a trasmettere il report? Che abbia ricevuto pressioni da Autostrade?

L’interrogatorio

Per provare a rispondere a tutti questi interrogativi, Chiara Murano ed Enrico Valeri stati sentiti contemporaneamente in procura, in una sorta di confronto a distanza. Sette ore di audizione che si sono concluse con il sequestro del telefonino e del computer della Murano. Nessun indagato, ma cose strane da approfondire, parecchie, e anche diverse contraddizioni nelle dichiarazioni della Murano – scrivono La Repubblica e La Stampa – che però non rilascia dichiarazioni ai giornali.

Valeri, invece, è categorico: “E’ stato dato peso zero a quella risposta. Quel che contava era lo studio. Da parte di Autostrade non c’è stata alcuna pressione”.

La mail sul tavolo del Mit

Eppure, quella mail, il 15 agosto, non si ferma sulla scrivania di Valeri che, per scrupolo, sta raccogliendo tutti i report susseguitisi negli anni (e che la gira al direttore del Primo Tronco, Stefano Marigliani), ma finisce sul tavolo del Mit.

Il 16 agosto, anzi, è tra le prime carte ad essere trasmesse, racconta Il Fatto (ma non contava solo lo studio?, ndr), come se Autostrade volesse produrre documenti per provare la propria estraneità al crollo.

Valeri dichiara che non è stata Autostrade a trasmettere la mail al Ministero. E allora chi? Stranezze del web.

E al Napolista torna in mente la conferenza stampa di Autostrade

Il caso della mail inviata dalla Murano ci ha fatto ricordare improvvisamente la prima conferenza stampa di Autostrade dopo il crollo, quella che si tenne lo stesso giorno dei funerali delle vittime, per intenderci, sabato 18 agosto.

Già allora, ci saltò alle orecchie una frase molto particolare, buttata lì con leggerezza, ma che non potemmo fare a meno di cogliere. Al minuto 40 circa, l’ad di Autostrade Castellucci risponde alla domanda di un cronista dicendo: “La responsabilità del crollo deve essere accertata. Questo è un ponte che fu costruito negli anni 60, non da noi ma da un altro ente che poi lo trasferì ad Autostrade. Bisognerà vedere come è stato costruito”.

Castellucci aveva più volte dichiarato, nel corso di quella conferenza stampa, fino ad allora, che non c’era ancora alcun elemento per spiegare il crollo e che le indagini avrebbero dovuto fare il loro corso. Incalzato, si fa scappare questa considerazione su chi il ponte lo aveva costruito.

Povero Morandi. Ma vuoi vedere che la colpa, alla fine, è stata tutta sua e che è già un miracolo che il ponte sia durato così a lungo?

 

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