Ponte Morandi. Nell’inchiesta bis spuntano le intercettazioni che incastrano Spea e Autostrade

Le pressioni per ammorbidire gli esiti delle ispezioni sui viadotti di Puglia, Abruzzo e Liguria

Ponte Morandi. Nell’inchiesta bis spuntano le intercettazioni che incastrano Spea e Autostrade

L’inchiesta sul Morandi non finisce mai di sorprendere. Oggi, sui giornali, le intercettazioni telefoniche che mostrano la preoccupazione degli ingegneri di Spea Engineering di essere scoperti dopo aver ritoccato i report sui ponti gestiti da Autostrade dietro pressione della stessa concessionaria.

Si tratta del filone di inchiesta nato come costola di quella principale del Morandi, che vede indagate per falso 12 persone e che riguarda i report dei viadotti Paolillo, Sei Luci, Pecetti, Gargassa e Moro.

Gli audio in questione sono tutti relativi al viadotto Paolillo, in Puglia: la Procura li ha depositati nei giorni scorsi al tribunale del Riesame dopo che un tecnico Spea aveva fatto ricorso contro il sequestro della corrispondenza contenuta nella sua casella elettronica da parte della Finanza. Ricorso, spiega Repubblica Genova, bocciato dai giudici genovesi.

Le richieste di ammorbidire gli esiti dei report vengono dal direttore del tronco pugliese di Aspi, Gianni Marrone (indagato per falso e già condannato in primo grado per i 40 morti sul bus precipitato dal viadotto Acqualonga di Monteforte Irpino).

Gli intercettati, oltre a Marrone, sono Massimiliano Giacobbi (indagato per falso, omicidio e disastro plurimo per il crollo di agosto), Andrea Indovino, Lucio Torricelli Ferretti, Gaetano Di Mundo (indagati per falso) e Francesco D’Antona, tutti di Spea.

“Vorrebbero che questa cosa qui venisse un po’ tagliata”

Una delle conversazioni è datata 14 dicembre.

Andrea Indovino è preoccupato perché c’è un dirigente del Mit, Placido Migliorino, che dopo la strage di Genova è diventato molto pressante: è preoccupato dello stato delle infrastrutture nel Centro-Sud e c’è il rischio che “possa muovere contestazioni al gestore privato” scrive Il Secolo XIX. Bisogna alleggerire i report.

Il problema, spiega Il Fatto Quotidiano, è che nelle travi del viadotto (compresa in quella danneggiata) erano stati utilizzati trefoli e non fili e che per questo Marrone aveva chiesto agli ingegneri di sostituire l’originaria relazione, che metteva in luce tali difformità, con una confezionata ex novo, che le omettesse.

Dice Indovino: “Ieri mi ha chiamato per l’ennesima volta Giacobbi. Vorrebbero che la relazione emessa con le norme attuali, che per noi era l’approfondimento della precedente quando non era una relazione che stava in piedi da sola, perché ha necessità di fare riferimento a contenuti già dichiarati, adesso vorrebbero che questa cosa qui venisse un po’ tagliata, ovvero che questa relazione diventasse indipendente, tra parentesi cercando di eliminare quella parte di testo dove c’era quel rimando alla trave e il problema è questo che io non sono molto d’accordo perché poi finiamo… rischiamo di fare lo scivolone sulla buccia di banana se qualcuno se ne accorge, cioè fare il copia-incolla, cioè sovrascrivere l’altra anche se loro insistono non mi piace…”.

Secondo la Finanza, a fare pressione su Giacobbi è Gianni Marrone. Sarebbe lui a chiedere a chi opera sul campo, cioè Indovino, di tagliare il passaggio sull’“ipotizzata difformità nelle travi del viadotto” e a produrre un’unica informativa più confortante e non successive precisazioni.

“Stanno cercando di tenere a bada Migliorino”

Le settimane passano e il pressing del Ministero aumenta: Placido Migliorino non molla.

Il 15 gennaio Indovino e Lucio Ferretti Torricelli parlano di nuovo. Indovino dice: “Abbiamo omesso completamente che manca il progetto. Abbiamo detto, la geometria è questa. L’inghippo è questo qua Lucio, che a fronte di una discrepanza del genere noi abbiamo devicchiato in maniera secca il discorso. E fine dei giochi…  Quindi non capisco perché vogliono che ci mettiamo una pezza. Secondo me questa cosa è perché loro (secondo i pm si riferiscono ad Autostrade) non hanno mai trasmesso i documenti da cui emerge che c’era questa discrepanza… e Migliorino non lo sa… il problema è che adesso temono che nel momento in cui questa cosa qua… scava scava perché Migliorino insiste, viene fuori… stanno cercando di tenere a bada Migliorino… nel frattempo noi dobbiamo andare avanti per tenere a bada il mastino Migliorino, cioè a volte sembra una puttanata”.

“L’abbiamo fatto volutamente”

La chiacchierata che agli occhi della Procura “sembra smascherare definitivamente le intenzioni del direttore di tronco Marrone”, scrive Repubblica, è quella in cui Marrone, a proposito dell’obbligo di verifica della sicurezza, dice ad Indovino che “quella verifica va modificata” perché nella relazione ci sarebbero “dati non coincidenti”. Al che Indovino risponde: “L’abbiamo fatto volutamente…”.

“Sono delle chiare indicazioni a manipolare le risultanze dei report – precisa il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi a Repubblica – anche se non sappiamo se poi l’intento sia andato in porto o meno”.

 

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